Era un’opera che sembrava attendere il proprio momento, come un antico tomo sigillato nei recessi di una biblioteca dimenticata. La recensione de Il Grande libro di H.P. Lovecraft, scritto da Sebastiano Fusco per Mondadori Electa, aleggiava nella nostra coscienza da mesi, evocando un richiamo arcano che non poteva più essere ignorato. Un saggio biografico tanto profondo e meticoloso, dedicato al solitario di Providence, non poteva restare relegato alle poche righe di una mini recensione tra le brume dell’algoritmo di YouTube. Lo stesso Lovecraft, o forse un’ombra del suo inconscio impresso nell’eternità, ce lo ha sussurrato in sogno, tra echi di abissi ciclopici e visioni di vastità stellari.
Indice
- Non è un drago?
- Il Grande libro di H.P. Lovecraft
- Chi è Sebastiano Fusco?
- Intro e cronologie
- La vita di Lovecraft
- Le appendici de Il Grande libro di Lovecraft
- Conclusioni
Non è un drago?
Ad oggi gli Oscar Draghi Mondadori contenenti le opere originali di Lovecraft sono: HPL Edizione annotata (recensione), Necronomicon, I miti di Cthulhu (in due edizioni). Stop.
Mondadori Electa da qualche anno pubblica delle viverne, che – com’è noto a tutti, meno ai fan del Trono di Spade – sono molto diverse dai draghi.

In tale collana la qualità dei contenuti varia tantissimo tra un volume e l’altro, così come la cura editoriale. Ci sono dei libri scritti bene, quelli scritti male e quelli scritti decenni fa, non aggiornati ma presentati come novità.
Per quanto riguarda le grafiche delle copertine: sono sempre elaborazioni di immagini disponibili su Adobe Stock. Niente di trascendentale ma comunque ben disposte e in grado di dare una certa solennità al volume. Purtroppo manca sui dorsi l’uniformità estetica che ci si aspetta da una collana.
Tornando alla viverna su Lovecraft: è, molto probabilmente, la meglio riuscita. Se non l’unica riuscita finora.
Il Grande libro di H.P. Lovecraft
Sebastiano Fusco | Mondadori (2023) | 17 x 24 x 4,5 cm | 564 pagine | 11009 g | €30 | ISBN: 9788891838544
La veste editoriale è abbastanza convincente: brossura con copertina rigida su carta da 80g. I bordi delle pagine sono di un color rosso quinacridone molto slavato.
I caratteri grandi e ben spaziati favoriscono la lettura, mentre le illustrazioni in bianco e nero (fotografie, lettere, disegni) sono perfettamente adeguate al contesto, considerato che nemmeno gli originali erano a colori (eccetto le copertine di Weird Tales).

A stampare è come sempre Elcograf. Purtroppo niente nastrino segnalibro.
Chi è Sebastiano Fusco?
Sebastiano Fusco è una figura imprescindibile per chiunque desideri avvicinarsi all’opera e alla vita di Howard Phillips Lovecraft. Classe ’44, con una carriera che abbraccia quasi mezzo secolo, Fusco è uno dei massimi esperti quando si parla dello scrittore di Providence.

La passione per il fantastico lo ha portato a studiare HPL in profondità, oltre a esplorare i mondi di autori come Clark Ashton Smith, Lord Dunsany e Algernon Blackwood; e ad avere rapporti personali con Colin Wilson, Arthur Clarke, Ray Bradbury, Lyon Sprague de Camp e staremo dimenticando sicuramente qualcuno.
Sin dagli anni ’70 ha prodotto un’impressionante mole di articoli, saggi, traduzioni e curatele sulle materie più disparate, ricorrendo anche a pseudonimi. Egli ha avuto un ruolo centrale nella diffusione della cultura weird in Italia, collaborando con editori come Mondadori e Fanucci, oltre a tante riviste. E non dimentichiamo le incursioni curiose! Come il famoso ‘Necronomicon perduto‘, di cui abbiamo parlato bene bene qui, e il mockumentary sul viaggio in Italia di HPL.
L’incontro di Fusco con Lovecraft

Negli anni ’60 legge il saggio di Louis Pauwels e Jacques Bergier: ‘Il mattino dei maghi‘, dove sono citati Machen e Lovecraft. Così con un occhio studia ingegneria e con l’altro inizia a recuperare il recuperabile su queste due nuove scoperte.
Per Fusco il legame intimo con l’autore di Providence scatta leggendone gli scritti personali, comprese le lettere pubblicate da Arkham House. Legarsi al Lovecraft uomo, più che all’opera, è un’esperienza molto condivisa tra gli estimatori. Schopenhauer sosteneva che le persone affini si riconoscono e fanno presto a ritrovarsi.
Studioso, prima che divulgatore
Per quanto Fusco abbia scritto tantissimo e riesca spesso a farlo in modo semplice, comprensibile a tutti, stiamo parlando di uno studioso.
Lo studioso conduce i suoi studi, le sue ricerche, in prima persona e lo fa in modo rigoroso, sistematico, verificando continuamente le fonti e cercando di produrre nuovo sapere. Ne Il Grande libro di Lovecraft è del tutto evidente l’applicazione del metodo scientifico nell’ordine di idee e di informazioni.
A distinguerlo da alcuni colleghi stranieri — e da molti divulgatori acchiappa like, anche nostrani — è la capacità di contestualizzare Lovecraft come figura culturale del suo tempo. Attraverso l’analisi delle influenze letterarie, delle corrispondenze epistolari e delle dinamiche editoriali che ne segnarono la carriera, Fusco restituisce in ogni occasione un ritratto vivido e complesso del protagonista.
«Lovecraft intuì l’isolamento del pensiero contemporaneo in un mare di enigmi e ne conseguì un lacerante brivido di paura.»
Fusco, pag. 28, Il grande libro di Lovecraft
L’opera che stiamo recensendo rappresenta la sintesi di decenni di studio e di passione. È un tributo a Lovecraft, ma anche al lavoro instancabile di Sebastiano Fusco, che ha reso accessibile a un pubblico sempre più ampio uno degli autori più enigmatici e influenti del Novecento.
Intro e cronologie

Dalla pagina 9 alla 41 il libro inizia con la bella e lunga prefazione di Sebastiano Fusco: ‘Lovecraft, uno di noi‘ (torna Schopenhauer), dalla quale abbiamo estratto le citazioni riportate in questa recensione.
Al termine dell’intro ci sono ben quaranta pagine, fitte fitte, di cronologia! Anzi di cronologie: ‘Cronologie parallele‘.
La prima parte delle cronologie inizia due miliardi di anni fa – quando gli Antichi si stabilirono sulla Terra – e avanza spedita fino al 1889. In dieci paginette riprende tutti gli eventi, famigliari e citati nelle opere, avvenuti/immaginati prima della nascita del nostro.
Dal 1890, anno della nascita, iniziano i parallelismi tra gli eventi della vita di Lovecraft, i temi dei suoi racconti e le pubblicazioni che lo hanno influenzato. Struttura che rende il libro uno strumento di studio eccezionale.

La vita di Lovecraft
La parte centrale de Il Grande libro di H.P. Lovecraft è suddivisa in nove capitoli che ripercorrono l’intera, e troppo breve, vita dell’autore statunitense.
Attraverso un’analisi dettagliata, Fusco esplora i legami familiari, l’ambiente culturale e le prime influenze che avrebbero poi nutrito l’immaginazione dello scrittore.

L’infanzia di Lovecraft emerge come quella di un bambino prodigio, già profondamente attratto dalla scienza, in particolare dall’astronomia e dalla chimica, passioni che convivranno con il suo crescente interesse per il fantastico. È HPL stesso a raccontarci di quando, verso i 9 anni, messi da parte gli altari alle divinità pagane, fremette per le scienze.
Con il passaggio all’età adulta, iniziò a scrivere racconti che, pur riflettendo il suo stile ancora acerbo, contenevano già i germi della sua visione cosmica e del suo interesse per l’orrore. Dopo i primi tentativi di scrivere poesie e racconti, smise perché non si riteneva (e mai si ritenne) all’altezza dei suoi modelli.
«Aveva vent’anni, Lovecraft, quando comprese definitivamente che il suo mondo era lì, nella sua stanza. Pochi metri quadrati di buio in cui avvenne l’evocazione del più compiuto universo fantastico di tutta la storia della letteratura fino ad allora.»
Fusco a pagina 25, Il grande libro di Lovecraft
Pochi anni più tardi entrò in un circoletto letterario e, tra uno scambio epistolare e l’altro, cedette a chi l’incoraggiava a riprendere a scrivere. Così arrivarono i primi ‘veri’ racconti: La tomba e Dagon. In essi si intravedono già le tensioni tra l’insofferenza per il puritanesimo che permeava la società del tempo e il desiderio di costruire mondi onirici e terrificanti.
A partire dal 1920 inizia il cosiddetto “periodo dunsaniano”, ispirato ai sogni e agli scenari fantastici di Lord Dunsany. In quegli anni nascono racconti come La città senza nome, L’estraneo e Nyarlathotep, e appare per la prima volta l’arabo folle Abdul Alhazred, destinato a diventare una figura centrale della sua mitologia. È un periodo in cui il sogno e l’onirico dominano l’immaginario.

Tra il 1922 e il 1926 Lovecraft si tuffa nell’orrore puro. La vita è segnata nuovamente da eventi personali significativi: il matrimonio con Sonia Greene, il trasferimento a New York e il successivo ritorno a Providence. Le sue opere iniziano a essere pubblicate su Weird Tales e si delineano i primi riferimenti al Necronomicon.

Nel 1926, dopo il ritorno a Providence, con Il richiamo di Cthulhu raggiunge forse il culmine della sua creatività, definendo un universo narrativo che fonde orrore, scienza e cosmologia.

Negli anni successivi, tra il 1930 e il 1936, Lovecraft si avvicina alla fantascienza esplorando temi di scoperta e perdita (nell’immensità dell’universo). Alle montagne della follia resta un racconto molto apprezzato anche dai più criticoni.
Negli ultimi anni di vita affronterà con dignità e gentilezza la scoperta della sua malattia. Nonostante le difficoltà, egli rimase fedele alla sua educazione e cortesia, qualità che lo contraddistinsero fino alla fine.
In circa 400 pagine, il racconto della vita di Lovecraft, soprattutto attraverso le lettere, si intreccerà con la narrazione delle sue opere, delineando un ritratto profondo e autentico del solitario di Providence.
Le appendici de Il Grande libro di Lovecraft
Chiudono il volume tre appendici spalmate su un centinaio di pagine. La prima riguarda gli pseudobiblia: il Necronomicon e gli altri fratellini che non esistono. Fusco non si limita a citarli, menziona i brani dove appaiono, riporta stralci di lettere e arricchisce il tutto con corpose note a piè di pagina.
La seconda appendice è naturalmente dedicata alle divinità aliene. Joshi e Schultz ne hanno contate una ventina come ‘originali’, ovvero partorite realmente da Lovecraft in racconti e lettere. Fusco si concentra sulle cinque più conosciute: Azathoth, Cthulhu, Nyarlathotep, Shub-Niggurath e Yog-Sothoth. Da dove derivano questi nomi? Chi sono queste divinità? Dove sono menzionate?
La terza e ultima appendice riporta l’elenco di tutti gli scritti di Lovecraft conosciuti, in ordine di stesura e divisi per categorie: narrativa, poesia, saggistica ed epistolario.
Conclusioni
Il grande libro di Lovecraft, corposo ma accessibile, offre un viaggio che parte da due miliardi di anni fa per arrivare a una dettagliata, contemporanea, bibliografia conclusiva. Nel mezzo, troviamo una miriade di materiali: fotografie, manoscritti, corrispondenze, estratti di racconti e poesie.
Vi invitiamo a rileggere le parti in cui parliamo delle cronologie e delle appendici. Sezioni raramente interessanti e raramente lette. Parti del libro che solitamente si saltano. Ne Il Grande libro di H.P. Lovecraft sono da leggere! Cronologie fantastiche e prime due appendici super interessanti anche per un lettore occasionale. Non i soliti elenchi di date e nomi.
Complessivamente, in poco meno di 600 pagine, Fusco riunisce e organizza il frutto di decenni di ricerca, regalando un’opera che è insieme riassunto e completamento del suo lungo percorso di studi riguardanti il nostro amatissimo gentiluomo di campagna.
«Fino al 1937, per quarantadue anni, che sono più di quindicimila notti, Lovecraft visse gomito a gomito, in un intermittente delirio, con i fantasmi della sua angoscia.»
Fusco a pagina 24, Il grande libro di Lovecraft
PS: Su YouTube troverete molti preziosissimi interventi di questo autore alle prese con HPL. Ne consigliamo la visione!