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Guida semplice alla resistenza alla luce dei pigmenti

Negli ultimi dieci anni, i test di resistenza alla luce fai da te hanno avuto un vero e proprio boom, specialmente su piattaforme come YouTube, dove molti artisti e appassionati pubblicano costantemente confronti tra materiali artistici sottoposti a esposizione alla luce solare.

Questi archivi informali raccolgono dati impressionanti per quantità e durata ma creano anche una domanda imprescindibile: quanto è affidabile questa pratica rispetto agli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale?

Come appassionati, abbiamo sperimentato alcune di queste metodologie casalinghe ma nessuna si è dimostrata all’altezza in termini di affidabilità o riproducibilità.

Indice

Cos’è la Resistenza alla Luce?

La resistenza alla luce, o lightfastness, indica la capacità di un pigmento o di una tinta di mantenere la propria tonalità originale nel tempo, nonostante l’esposizione alla luce, in particolare nella gamma visibile e ultravioletta dello spettro elettromagnetico. In ambito artistico, questa proprietà è fondamentale perché determina la capacità di un’opera di conservare la qualità cromatica senza sbiadire, desaturarsi o modificarsi.

È importante sfatare subito un mito: nessun pigmento è totalmente immune alla luce. Tutti, in misura variabile, tendono a cambiare, ma quelli più resistenti lo fanno così lentamente da garantire una fedeltà pluridecennale. La resistenza alla luce non va quindi intesa come assenza di trasformazioni, ma come la capacità di ritardarle significativamente.

Perché è importante la resistenza alla luce?

Se viene a mancare la stabilità cromatica, ne perde l’estetica e – di conseguenza – anche il valore.

La resistenza alla luce dipende da numerosi fattori chimici e fisici: dalla natura del pigmento (organico o inorganico), dalla sua struttura cristallina, dalla concentrazione all’interno del medium, fino agli additivi e ai leganti utilizzati nella formulazione. Anche il supporto applicativo e le condizioni ambientali contano.

Per misurare questa proprietà, in laboratorio si utilizzano luci artificiali che simulano fedelmente la luce solare, in condizioni controllate di temperatura e umidità, mettendo a confronto i cambiamenti cromatici di campioni con quelli di riferimenti standard (es. la scala Blue Wool).

La responsabilità artistica

Creare non è solo esprimere la propria creatività, ma anche scegliere consapevolmente materiali durevoli, soprattutto se l’opera è pensata per essere venduta o esposta. Un artista serio ha il dovere etico di informare l’acquirente sull’effettiva durabilità delle tecniche e dei materiali impiegati.

Quando qualcuno fonda la propria pratica artistica su materiali poco stabili, è importante che questo venga reso esplicito, non nascosto sotto l’etichetta di “scelta stilistica”. Tutti gli elementi usati (colori, medium, protettivi, supporti) dovrebbero essere dichiarati dettagliatamente nei documenti di vendita.

Fonte: profilo Instagram di Castagnet – Trova l’intruso made in China

Quando si acquista da un artista, anche se famoso, è sempre bene analizzare video e foto dei suoi profili. Controllare se utilizza esclusivamente materiali professionali o se ci sono mix pericolosi.

La custodia dei materiali

Cruciale è anche l’attenzione riservata alla conservazione dei materiali pittorici, non solo i colori ma soprattutto i supporti su cui essi vengono applicati. Non significa certo che un artista debba dipingere in condizioni sterile da sala operatoria, ma è importante essere consapevoli che ambienti troppo umidi, o soggetti a repentini cambi di temperatura, possono compromettere la stabilità dell’opera ancora prima di iniziarla.

Laboratori con cucinino annesso o stanze con scarsa ventilazione e muffe alle pareti sono decisamente poco consigliati come “officina” per opere destinate a durare.

Gli Standard di laboratorio: Precisione e Riproducibilità

I test di laboratorio seguono protocolli rigorosi definiti da organismi come ISO o ASTM e utilizzano apparecchiature sofisticate, controllandone spettro, intensità, temperatura e umidità.

Ma attenzione: anche quando un produttore cita uno standard internazionale, non è detto che abbia fatto il test sul prodotto specifico che vende. Spesso si riporta semplicemente il rating del pigmento generico e non le caratteristiche della vernice o dell’acquerello finito formulato dall’azienda.

Ne avevamo accennato nel nostro lungo speciale sulle matite colorate.

Perché sono iniziati i test fai da te?

La diffidenza verso le informazioni ufficiali ha dunque basi fondate: i dati riportati si riferiscono spesso al pigmento “di catalogo”, non al prodotto commerciale formulato. Le differenze tra marche, leganti, concentrazioni e processi produttivi possono influire molto più di quanto si pensi sull’effettiva resistenza alla luce.

Ecco perché molti artisti e appassionati fanno prove in autonomia, sui materiali che sono soliti utilizzare, per osservarne realisticamente il comportamento nel tempo.

Le variabili incontrollate dei test amatoriali

Il problema dei test fai da te è che – per forza di cose – mancano le condizioni standardizzate a cui attenersi: intensità e spettro della luce non sono controllati, così come la durata, temperatura, umidità o angolo di incidenza. Inoltre, superfici, tipo di carta, e modalità di applicazione sono difficili da uniformare.

Un nostro tentativo di test: laminare i campioni per sigillarli. No, non va bene ç_ç

La mancanza di controlli standardizzati rende i risultati non riproducibili né confrontabili scientificamente. Gli standard ASTM per le vernici artistiche, ad esempio, richiedono condizioni precise di temperatura del pannello, umidità controllata e determinati filtri ottici.

Senza una strumentazione calibrata e delle scale di riferimento certificate, i test domestici forniscono solo osservazioni approssimative.

Il test con torce UV: cosa aspettarsi?

Nel citato speciale sulle matite colorate indicammo già l’unico modo oggettivo di individuare al volo le tinte instabili.

Quando il colore si illumina con la torcia ultravioletta ci troviamo di fronte all’unico test oggettivo e riproducibile effettuabile in ambito domestico.

L’uso della torcia ultravioletta è un metodo domestico piuttosto affidabile per scovare pigmenti contenenti sostanze fluorescenti o sbiancanti ottici che indicano generalmente bassa durata. Però non è un test onnicomprensivo: non tutti i pigmenti instabili fluorescono.

Valore divulgativo vs. Validità scientifica

I test fai da te mantengono un importante valore divulgativo ed educativo, sensibilizzando gli artisti sulle differenze tra materiali e stimolando interesse per la conservazione delle opere.

Prima che cominciassero a girare questi test caserecci, si parlava molto meno di resistenza alla luce. Non c’era una gran sensibilità. Le testimonianze tipo erano: ‘Ho colorato questa pagina dieci anni fa ed è perfetta!‘; omettendo di aggiungere che è perfetta dopo essere rimasta chiusa in un cassetto per dieci anni.

Una riflessione critica sulla resistenza alla luce

Nonostante l’apparente oggettività dei test di resistenza alla luce, effettuati in laboratorio, è bene mantenere una certa dose di scetticismo. La resistenza alla luce non è una proprietà fissa e immutabile di un pigmento, come spesso si tende a pensare.

Ogni pigmento generico, indicato da un codice colore comune, può variare enormemente nella sua performance reale a seconda di molteplici fattori: il produttore del pigmento grezzo, la purezza chimica, il processo di fabbricazione, le dimensioni delle particelle, il tipo di supporto utilizzato per la pigmentazione e gli additivi impiegati per stabilizzare il prodotto durante immagazzinamento e trasporto.

Quando poi questi pigmenti vengono manipolati fino a diventare colori di marche diverse, la situazione si complica ulteriormente. Ogni casa produttrice usa differenti concentrazioni di pigmento e diversi additivi, quali diluenti o esaltatori di luminosità, che influiscono sulla solidità alla luce finale. Ciò significa che un pigmento con lo stesso nome o indice colore può mostrare prestazioni molto diverse in termini di resistenza alla luce a seconda della marca (in certi casi anche a seconda del periodo di produzione, come i vini!).

Valori approssimativi

Inoltre, esistono vari metodi di test, ognuno con le proprie condizioni specifiche, che possono produrre risultati non perfettamente coincidenti. Alcune prove non considerano né l’effetto dell’umidità né quello del calore, mentre la concentrazione del pigmento nella stratificazione pittorica può alterare la velocità di sbiadimento o modificazione del colore.

Esempio facile: la resistenza di un colore molto annacquato/diluito sarà diversa rispetto a quella del colore preso dal tubetto e applicato puro.

Il fatto che la maggior parte dei produttori non testi sistematicamente tutti i propri colori in commercio, preferendo affidarsi a dati parziali, valutazioni di laboratorio condotte su pigmenti grezzi o su pochi campioni rappresentativi, oppure a classifiche derivate da valutazioni storiche o chimiche, fa capire perché c’è un po’ di paranoia sull’argomento.

La valutazione di resistenza alla luce riportata dal produttore è spesso un’approssimazione più che un dato certo!

La luce non è l’unica minaccia

La conservazione delle opere d’arte è una sfida complessa che va ben oltre la sola esposizione alla luce. Tra le principali minacce che possono compromettere integrità e durata delle opere vi sono infatti anche l’umidità, le muffe, gli insetti e altri agenti biologici, così come le variazioni di temperatura e gli agenti inquinanti.

L’umidità eccessiva favorisce lo sviluppo di muffe e funghi, che possono danneggiare materiali organici come carta, tessuti, legno e pitture. Al contrario, livelli troppo bassi di umidità possono causare screpolature e fragilità.

Per questo motivo, il controllo accurato dell’umidità relativa e della temperatura ambientale è uno degli aspetti più rigorosamente gestiti in tutti i musei e centri di conservazione.

Le condizioni da museo

Quando si parla di resistenza alla luce nei materiali artistici, è fondamentale capire che le valutazioni e i test sono sempre riferiti a condizioni ben precise: condizioni da museo. I musei infatti sono luoghi in cui l’illuminazione è rigorosamente controllata per minimizzare i danni causati dalla luce, mantenendo però la fruizione visiva delle opere.

Nei musei la luce è rigorosamente filtrata per eliminare raggi UV e parti dannose dello spettro, l’intensità è mantenuta molto bassa (spesso sotto i 50 lux per materiali delicati come acquerelli, tessuti o manoscritti), e la durata dell’esposizione è limitata mediante la rotazione delle opere e l’uso di programmi espositivi temporanei. Questo è il motivo reale per cui alcune opere sono esposte solo per pochi giorni l’anno, non per timore dei furti! Lo stesso si può dire per i collezionisti privati, che tendono a esporre una minima parte della propria collezione e quasi mai i pezzi pregiati. Quando lo fanno, l’affidano a un museo.

Gli accorgimenti museali permettono di aumentare significativamente la longevità cromatica delle opere rispetto a un’esposizione generale non controllata.

Quindi, quando si legge che un pigmento o un materiale ha una certa resistenza alla luce, questa va sempre interpretata nel contesto delle “condizioni da museo”. Al di fuori di queste condizioni rigorose, i tempi di conservazione e la stabilità del colore possono risultare molto più brevi.

Le nostre case e i nostri uffici non sono musei

È fondamentale capire che le condizioni di conservazione cui sono sottoposte le opere d’arte in musei e gallerie non sono paragonabili a quelle presenti nella maggior parte delle abitazioni o degli uffici. Questi ambienti non sono studiati e regolati per controllare temperatura, umidità e soprattutto la quantità e qualità della luce, per prevenire sia il degrado cromatico sia quello strutturale.

Nelle nostre case e negli uffici l’esposizione alla luce è molto variabile, con finestre non schermate e illuminazioni artificiali non ottimizzate. Le temperature possono subire brusche oscillazioni, mentre l’umidità può variare considerevolmente tra una stanza e l’altra.

Le opere esposte in ambienti non museali richiedono attenzioni particolari. Una corretta collocazione lontano da sorgenti di calore e luce diretta, l’uso di vetri protettivi speciali, il controllo periodico dello stato conservativo e – quando possibile – condizioni di esposizione limitate nel tempo.

All’interno di case e uffici nessuno può aspettarsi la stessa longevità o protezione che garantiscono ambienti museali: la “resistenza alla luce” è sempre relativa.

Consigli per la conservazione delle opere d’arte (a casa)

Conservare opere d’arte in ambienti privati richiede cura, attenzione e una certa consapevolezza delle condizioni ambientali. 

  1. Evitare la luce diretta : collocare le opere lontano da sorgenti di luce diretta, in modo da ridurre l’esposizione ai raggi UV.
  2. Usare vetri protettivi con filtro UV: Meglio incorniciare con vetri appositi che bloccano i raggi ultravioletti e riducono la quantità di luce che raggiunge l’opera.
  3. Controllare temperatura e umidità: Mantenere condizioni ambientali stabili, evitando sbalzi bruschi di temperatura o umidità. Usare umidificatori o deumidificatori in caso di necessità. Valori ideali sono intorno al 45-55% di umidità e temperatura costante tra i 18-22 °C.
  4. Evitare fonti di calore vicino alle opere: Non posizionare quadri o oggetti d’arte vicino a termosifoni, stufe o condizionatori. Il calore può causare deformazioni o accelerare il degrado.
  5. Evitare ambienti umidi o troppo secchi: Stanze come bagni o cucine sono poco adatte per esporre opere, dato che possono avere umidità elevata o rapidi cambiamenti climatici.
  6. Pulizia e protezione dall’inquinamento e polvere: Tenere le opere lontano da fumo, polveri e sostanze chimiche volatili. La pulizia dipende dal medium usato e dalla presenza di strati protettivi! In generale mai saponi, sgrassatori, solventi.
  7. Limitare il tempo di esposizione: Se possibile, alternare periodi di esposizione a periodi in cui l’opera viene conservata in locale buio o protetto.
  8. Monitorare regolarmente lo stato di conservazione: Controllare periodicamente l’opera per individuare eventuali segni di degrado precoce come screpolature, muffe o scoloriture e intervenire tempestivamente.

Adottando queste piccole, ma efficaci buone pratiche, è possibile allungare significativamente la vita delle opere anche fuori dai contesti professionali e museali, mantenendo così vivi frammenti di arte e cultura in spazi quotidiani.

Conclusioni

I test di laboratorio rappresentano ancora oggi il punto di riferimento indiscusso per chi cerca misurazioni rigorose, standardizzate e riproducibili della resistenza alla luce dei materiali artistici.

Grazie a protocolli ben definiti e strumenti calibrati, questi test sono in grado di offrire dati di alta affidabilità, indispensabili per produttori, collezionisti e professionisti.

Tuttavia, i test domestici e i metodi “fai da te” mantengono un ruolo prezioso nell’ambito dell’esperienza pratica e della divulgazione. Essi consentono agli artisti e agli appassionati di esplorare in modo diretto e personale il comportamento dei materiali, acquisendo una consapevolezza più concreta e contestualizzata.

Quando accompagnati da buona pratica, documentazione accurata e senso critico, possono integrare efficacemente le informazioni provenienti da fonti ufficiali.

È fondamentale ricordare che le valutazioni riportate sulle confezioni spesso riflettono la resistenza del pigmento generico, e non quella specifica della formulazione venduta. Questo introduce una variabilità significativa nel risultato effettivo, che dipende da molteplici fattori quali la composizione, il supporto e le condizioni di applicazione. Pertanto, la trasparenza e una più estesa attività di test da parte dei produttori rappresentano obiettivi chiave per migliorare la fiducia e la qualità del mercato.

È determinante capire che la resistenza alla luce del colore puro è diversa da quella del colore diluito, a prescindere se esso sia stato diluito in acqua, solvente o in mescolanza. E quando si dipinge si usano millanta mescolanze e diluizioni, non il colore puro. La corretta conservazione dell’opera resta fondamentale.

Qualche fonte per approfondire ulteriormente (click)
ASTM International. (2016).
https://www.astm.org/standards-and-solutions/standards-publications

International Organization for Standardization (ISO). https://www.iso.org/standards.html

James Heal Ltd. (2021). Light Fastness Testing Guide. https://www.jamesheal.com/it/light-fastness-testing-guide

Macplast. (2019). Lightfastness of Pigments and Masterbatches. https://www.macplast.eu/wp-content/uploads/2019/01/Resistenza-alla-luce-masterbatches.pdf

Golden (2016). Delta E: A Key to Understanding Lightfastness Readings. https://justpaint.org/delta-e/

Golden (2023). Revising Artist Color Lightfast Standards. https://justpaint.org/revising-artist-color-lightfast-standards/

Handprint. Wilcox, M. (2018). A Guide to Pigment Lightfastness. https://handprint.com/HP/WCL/pigmt6.html

Testex Textile Services. (2022). What Is the Light Fastness Test for Textiles? https://testextextile.com/it/what-is-the-light-fastness-test-for-textiles/

ICOM-CC and IIC (2014). Environmental Guidelines for Museums
https://www.icom-cc.org/en/environmental-guidelines-icom-cc-and-iic-declaration

Canadian Conservation Institute. Technical Bulletin 36: LED Lighting and Conservation
https://www.canada.ca/en/conservation-institute/services/preventive-conservation/guidelines-collections.html

Museum Lighting Ultimate Guide
https://conserv.io/museum-lighting/

Di Recensioni Vere

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