Quando vogliamo acquistare un prodotto, tutti noi cerchiamo online dei pareri a riguardo. Ma come funzionano le recensioni degli esperti?
In questa pagina, aggiornata frequentemente dal 2009, vi portiamo dietro le quinte di un sistema che pochi hanno il coraggio di raccontare senza filtri.
Indice
- Tra prestiti e caparre
- Metodologie di non-test
- Niente webimbonitori: RecensioniVere è differente
- Il ritorno dell’investimento, all’estero
- Prodotti selezionati
- La visibilità gratuita
- Videogiochi e libri, stesse tecniche di manipolazione?
- Le recensioni degli acquirenti
- Il problema delle Agenzie e dei Network
- Di chi fidarsi, quindi?
- Update:
- L’utopia dell’indipendenza e l’esempio Gamers Nexus
Tra prestiti e caparre
In Italia i prodotti da testare possono essere forniti direttamente dal marchio oppure attraverso società di marketing. Il passaggio avviene spesso dopo aver firmato un’impegnativa o fornito i dati personali (bancari) della persona responsabile.
A cosa serve? Semplice:a rispondere dei danni.
Tutti i prodotti dei marchi più conosciuti (Intel, Sony, AMD, Canon, Logitech, Nvidia, etc.) sono forniti alle redazioni in comodato d’uso per un periodo molto breve (solitamente 15 giorni!) e devono essere restituiti integri. Se il prodotto subisce dei danni (magari involontari o era difettoso di suo) si va dalla sospensione del rapporto fino alla sollecitazione al pagamento del prodotto guasto. In alcuni casi si richiede l’accantonamento di una certa somma in modo preventivo (la caparra!), così da prelevare direttamente l’importo.
Sui brand cinesi è l'importatore, o comunque una terza parte, a fare i contratti. Emblematico è il caso che ha visto tutti i monetizzatori vedovi di Huawei finire adottati da Xiaomi. Episodio che potrebbe ripetersi con Honor e Oppo.
I prodotti sono sempre prestati? No. Quando si aderisce a un programma di sponsorizzazione, il pagamento può essere l’oggetto stesso. Oggetto che finirà all’asta su eBay e per questo deve comunque restare integro.
Prendete il vostro sito di recensioni medio/piccolo preferito, guardare gli ultimi prodotti recensiti e poi cercateli su eBay (e su app di aste). Troverete centinaia di redattori che vendono regolarmente ciò che recensiscono. Naturalmente tutti i prodotti sono “pari al nuovo” e “usato pochissimo”.
Una parte di quanto ricavato da queste vendite è reinvestito per gonfiare i profili social. Bastano pochi euro per comprare pacchetti di follower e like, una pratica confermata persino dallo Strategic Communications Centre of Excellence della NATO.

Ma torniamo ai nostri esperti col prodotto in comodato d’uso. Per non rischiare di danneggiarlo devono usarlo poco e niente. Ed è il motivo per cui un prodotto promosso a pieni voti da un coro di esperti e influencer poi presenta gravi falle nelle mani di consumatori reali.
Più libere sono le testate di grandi dimensioni, dove non rischia direttamente chi recensisce. Però lì c’è l’altro problema che deriva dalle entrate pubblicitarie: nessun marchio investe dove lo si boccia.
Metodologie di non-test
Insomma è come dover presentare un tostapane senza poterci cuocere nemmeno un toast. Si accende l’apparecchio: “bene, funziona”; si mette la manina vicino per vedere se scalda e poi finisce lì, perché l’annerimento interno non lo eviti. Lo spegni, passa il corriere e un altro esperto accenderà quello stesso tostapane alle stesse condizioni.
Capite bene che testare un prodotto così diventa una presa in giro verso i lettori che con fiducia si affidano al parere di chi, presumono, abbia provato a fondo il prodotto.
Mentre a volte non c’è neppure la prova superficiale, ci sono soltanto le foto e la recensione è un miscuglio di traduzioni (vi basti pensare a quanti parlano di schede video “discrete”!) o contenuti generati da ChatGPT.
Niente webimbonitori: RecensioniVere è differente
RecensioniVere non pubblica veline di marketing e non testa prodotti “prestati”.

Dal 2009 ogni prodotto è testato a fondo e in alcuni casi per un periodo di tempo che supera abbondantemente i 30 giorni (non abbiamo l’ansia di arrivare primi). Se una scocca scricchiola, vogliamo vedere se finisce pure per spaccarsi dopo una caduta.

Quando testiamo un componente, vogliamo vedere se regge in condizioni non ottimali o se sprigiona la sua nuvoletta di fumo. E questo lavoro lo vedete nelle recensioni pubblicate: clip rotte, schermi guasti, mouse di cristallo, cuffie da riparare, alette di dissipatori spezzate, etc.
Tendiamo inoltre ad aggiornare le recensioni dei prodotti finché li utilizziamo, anche dopo anni. Perché è giusto che chi si trova ad acquistarlo quando cala di prezzo trovi un articolo aggiornato su eventuali carenze o migliorie saltate fuori con l’utilizzo quotidiano.
Il ritorno dell’investimento, all’estero
All’estero quasi nessun marchio utilizza la formula del “comodato d’uso” e i prodotti inviati restano nella disponibilità del recensore. Il ragionamento lì è sul ritorno dell’investimento (ROI). Il brand non “regala” il prodotto per ammorbidire il recensore (ci sono le sponsorizzazioni per quello) ma investe sul recensore.
Se un influencer parla bene di una scheda video da 600€, il brand ha ottenuto una visibilità enorme con una spesa ridicola (il costo industriale della scheda).
Questo è anche il motivo per cui all’estero è difficile che i recensori vendano l’hardware su eBay, essendo loro utile anche per la creazione dei contenuti futuri (benchmark comparativi, video “un anno dopo”, etc.).

Alcuni brand prevedono anche per il mercato italiano uno stock di unità da investire ma da noi su 100 unità magari ne girano solo 30, mentre 70 spariscono per magia. La stessa magia che tocca i press kit limitati (rivenduti poi a cifre folli).
Prodotti selezionati

Alcune testate e influencer si focalizzano su una categoria specifica (solo smartphone, solo alimentatori). Sono i più amati dalle agenzie di marketing perché hanno un target verticale.
I prodotti inviati a questi partner sono spesso selezionati, cioè di qualità leggermente migliore rispetto a quelli in commercio. Si chiama “cherry picking” (scegliere le ciliegie migliori).
Per questa ragione alcuni piccoli difetti, come un fischio in cuffia, il coil whine di un alimentatore, o uno schermo con aloni, possono essere difetti comuni per gli acquirenti, ma assenti nel campione inviato al recensore. Non è sempre malafede del recensore: il suo esemplare era perfetto perché pre-testato dall’azienda!
La visibilità gratuita


Spessissimo i brand utilizzano stralci di recensioni per promuovere i propri prodotti (“Best Game 2026” – Sito X). Nessuno selezionerà video o frasi critiche. Quindi, per un sito, conviene parlare molto bene del gioco per sperare di finire tra i contenuti selezionati e linkati sulle pagine ufficiali (Steam, sito del produttore), ottenendo traffico gratuito.
Ogni prodotto diventa così “quello dei sogni”, quello più atteso, quello che ha rivoluzionato tutto. È un ciclo di hype artificiale che va avanti da decenni.
edit: Nel 2022 Steam ha vietato di inserire le frasi a effetto nelle immagini di presentazioni dei giochi :)
Videogiochi e libri, stesse tecniche di manipolazione?
Fondamentalmente sì. Con i libri però girano meno soldi e c’è un nocciolo duro di lettori per cui le tecniche aggressive funzionano meno.
Tuttavia, le tecniche di marketing toccano soprattutto i titoli commerciali (young adult, romance, scandalistici), quelli di cui si deve parlare subito per farli entrare in classifica prima che esploda la bolla. Una bolla basata su riconoscibilità ed engagement. I social sono fatti per gli spettatori, serve che il prodotto (l’influencer stesso è un prodotto) sia subito riconoscibile e che evochi un’emozione semplice, non complessa. Vedere la stessa copertina ovunque è rassicurante e genera immediatamente l’interazione. Ciò spiega anche perché c’è la corsa ai libri che hanno attinenza con i film/serie tv del momento.
L’editoria galleggia sui debiti e la visibilità immediata serve pure a garantire i prestiti per il libro successivo. Questo sistema, come intuibile, non genera spessore culturale ma amplifica la superficialità.
Per chi è interessato ad altre storture comuni in tutto l’occidente: https://en.wikipedia.org/wiki/The_New_York_Times_Best_Seller_list#Criticisms
La suddivisione del prezzo di un libro è circa: 40% distributore, 30% negozio, 22% editore e 8% diritti d’autore. Il distributore è spesso il vero padrone del mercato. In Italia c’è chi è distributore, negozio ed editore insieme, poi vende libri rilegati male a 35 euro.
Le promozioni sono regolate dalla legge: max 5% sconto perenne da parte dei negozi, 15% una volta l’anno (sempre negozi) e 20% max una volta l’anno da parte dell’editore. Questi sconti non sono cumulabili. Quando vedete sconti maggiori, sono residui di magazzino o sconti lampo che sperano di non essere sanzionati.
I grossi editori/shop possono comunque offrire altri piccoli benefit: i regalini con l’acquisto di tot libri.
Il fenomeno dei “Bookmonetizer” su Vinted
Molti influencer letterari ricevono libri che non leggono. Si limitano a recitare una sinossi scritta dall’IA, fanno una foto caruccia e poi vendono il libro “come nuovo” su Vinted, Libraccio o Momox. Gli editori lo sanno? Sì, e spesso lo tollerano come forma di pagamento indiretto.

Cattelan e Sgambati hanno placidamente dichiarato di recarsi da Libraccio con buste di libri (non graditi e non richiesti) ricevuti. Ci sono 3-4 grossi bookmonetizer su Vinted con tanto di foto e nome reale. Per gli editori è una partnership sponsorizzata a tutti gli effetti, proprio perché ciò che inviano può trasformarsi in una mancetta con cui togliersi uno sfizio.
Il settore libri è l’unico dove c’è la figura autorevole che raccomanda testi mai letti, compresi i classici, e lo ammette con nonchalance. “Non l’ho letto ma lo consiglio”. In nessun altro settore (tech, auto, cinema) sarebbe accettabile.
È anche tra i pochi settori dove si può parlar bene senza dare grosse giustificazioni, mentre per criticare un libro bisogna scrivere 20 pagine di argomentazioni e ottenere l’approvazione di un giudice monocratico, possibilmente eletto da un collettivo di editori. Dovrebbe essere il contrario: non mi è piaciuto, l’ho mollato, ho fatto fatica, archivio in fretta. Mi è piaciuto: ho tanto da dire!

Cosa in comune con gli altri settori: raramente i PR (ehm, agenti letterari/promotori editoriali) inviano quello che il creatore di contenuti richiede. Mandano la novità e, a sorpresa, se avanza da precedenti promozioni, qualcosa “che potrebbe interessare ai tuoi follower”. Anche per questo c’è molta comprensione verso chi poi si sbarazza della zavorra da Libraccio. Chi legge poco non ha la minima idea di quanto in fretta si possano riempire una libreria, una stanza, un intero appartamento!
Sintesi: la nostra non è una presa di posizione contro chi riceve libri a casaccio e poi se ne sbarazza vendendoli, è il meccanismo promozionale a essere sbagliato. L’editoria è in difficoltà ma non cambia, continua a fare il verso agli altri settori, a ripetere gli errori e amplificare la distanza dai lettori forti (che si rifugiano nell’usato).
Tornando al buon PR/agente letterario: è colui che sostiene l’autore nel corso del tempo, indipendentemente dalla novità dell’opera, e promuove, insieme all’autore, coloro che ne discutono. Teoricamente, dato che il settore delle recensioni è una nicchia, spetta ai PR valorizzare chi le redige con competenza. Dove ‘valorizzare’ è cosa diversa dal fare il re-post del re-post o lo screen di ogni commentino spammino: “che meraviglia!”.

Chi oggi chiede informazioni reali su un libro, sopra il profilo social, prova la sensazione di quando entri in un negozio e i commessi ti ignorano, troppo impegnati a discutere con gli amici.

* Già Umberto Eco denunciava l’assenza di recensioni letterarie, parlando di ‘schede promozionali’ o, al massimo, di ‘schede informative’. E David Foster Wallace si lamentava del fatto che a incensarlo fossero soprattutto critici e giornalisti che non l’avevano mai veramente letto. Questi fenomeni c’erano prima di internet.
Le recensioni degli acquirenti
Se non ci fidiamo degli esperti, ci fidiamo degli utenti? Le recensioni degli acquirenti erano, sono e saranno sempre molto ricercate. Attenzione però…
Campagne virali e keymailer
Sui forum di grandi dimensioni, i guru di sezione erano contattati privatamente dai PR per proficui scambi. Oggi i forum non sono veramente spariti ma hanno semplicemente cambiato forma: sono le grandi community e i gruppi sulle app di messaggistica.
Esistono piattaforme (Reviewclub, TheInsiders, Keymailer per i giochi) che offrono prodotti gratuiti o fortemente scontati in cambio di recensioni. Queste recensioni “pilotate” servono a creare una massa critica positiva al lancio del prodotto.
VINE e Influencer Amazon
Il programma Amazon VINE o le recensioni dei “Top Recensori” [ora c’è un più diretto: Amazon Influencer Program] sono spesso viziate. Anche se il regolamento non obbliga al voto positivo, psicologicamente chi riceve oggetti gratis tende a essere grato (o a temere di essere escluso dal programma se diventa troppo critico).
Dove la moderazione è più morbida c’è anche la questione della visibilità gratuita e dello scambio. Per esempio nella sezione libri (moderazione assente!), avrete già fatto caso che è molto frequente imbattersi in queste recensioni brandizzate (“Recensione a cura del blog/profilo/canale: I libri di nomecarino99”).
Il fattore umano
Sui grandi store online, inoltre, il supporto non è prestato solo da madrelingua ma anche da gente misteriosamente messa lì a rispondere a una lingua che non comprende. Oltre a gente che può andare a modificare liberamente ciò che non comprende.
Parliamo di supporto all’utenza e anche di quello ai venditori/distributori. Leggete questi due feedback a venditori terzi, su Amazon:

È palese che le recensioni non fanno riferimento alla logistica Amazon ma sono state rimosse ugualmente. Segno evidente di abuso da parte di venditori/distributori che si interfacciano non con Amazon IT ma con UK/FR/DE e intorbidiscono le acque per ottenere la rimozione.
La parte dei feedback resta spesso visibile (brava Amazon a non rimuoverle) e alla fine, da acquirenti accorti, possiamo comunque farci un’idea. Le recensioni dei prodotti invece sono rimosse in via definitiva e non risultano mai visibili.
Feedback o recensioni?
Molte recensioni utente sono in realtà feedback emotivi. “Spedizione veloce, 5 stelle” non è una recensione del prodotto. “A mio figlio piace” non ci dice se i colori sono tossici o se si spezzano subito. Spesso l’utente medio, per non ammettere di aver speso male i propri soldi (bias di conferma), si autoconvince che il prodotto sia ottimo.
Il problema delle Agenzie e dei Network
Molti youtuber e influencer fanno parte di Network o Agenzie di talent. Queste agenzie dialogano con le agenzie di PR dei grandi marchi.
Se un influencer parla male di un prodotto (es. uno smartphone), rischia di incrinare i rapporti tra la sua Agenzia e l’Agenzia del brand. Il risultato? Viene tagliato fuori non solo da quel marchio, ma da tutti i marchi gestiti da quella stessa agenzia di PR.
Inoltre, c’è il conflitto d’interessi supremo: il link d’affiliazione. Se parlo male di un prodotto, nessuno cliccherà sul mio link per comprarlo e io non guadagnerò la commissione. Quindi, per sopravvivere, devo per forza trovare del buono anche nella spazzatura.
Di chi fidarsi, quindi?
Orientarsi è difficile. Ecco il metodo di RV:
Domande dirette: Usiamo la funzione “Domande e risposte” di Amazon chiedendo specificamente a chi possiede il prodotto da tempo (es. “A chi l’ha comprato: Dopo 6 mesi la batteria regge ancora? Grazie a chi risponderà!”).

Fascia bassa: Consideriamo solo prodotti con migliaia di recensioni, incrociando i dati su Amazon.com e Newegg (più affidabili degli store italiani).
Fascia alta: Ignoriamo i guru. Cerchiamo nei forum specializzati le opinioni degli utenti con pochi messaggi che hanno comprato il prodotto e chiedono aiuto per problemi reali.
Usare i filtri: Ad esempio aiuta riordinare le recensioni partendo da quelle più recenti. Le sponsorizzate sono sempre le prime, quindi le più vecchie. L’algoritmo tende a mostrare le positive che fanno vendere meglio. Con il filtro “più recenti”, presente un po’ su tutte le piattaforme, raggiriamo questi condizionamenti e raggiungiamo l’utenza reale.

Strumenti: Usavamo ReviewMeta o Fakespot per analizzare se le recensioni su Amazon erano manipolate. Strumenti eccezionali che sono stati costretti (?) a chiudere. Al momento non ci sono alternative.

Consultare attentamente il sito del produttore: Spesso contiene tutto ciò che ci serve sapere e che ci è utile per decidere. Davvero. Un caso emblematico, facilmente verificabile online in ogni momento, riguarda per esempio le matite professionali (e molto costose) Derwent Drawing. Sono desaturate, terrose e naturali: valori che le rendono uniche. Le influencer di Derwent, più avvezze a rivolgersi a chi colora mandala piuttosto che agli artisti, le hanno spesso descritte come “vibranti”, certe di fare un complimento.
Speriamo che questa piccola guida vi sia stata utile, diffondete il verbo e buoni acquisti!
Update:
Ci segnalano questo bel video di UserBenchmark: Users vs Brands
Altro video interessante:
Altro videino:
L’utopia dell’indipendenza e l’esempio Gamers Nexus
Si possono recensire i prodotti, per lavoro (cioè pagandoci il mutuo, i pannolini, le bollette), restando totalmente indipendenti? No.
NO.
N O.
No. Perché i brand NOn sono interessati all’onestà del creator e nemmeno l’utenza pagante lo è, parliamoci chiaro. L’utenza è ben più propensa a seguire e supportare chi l’intrattiene.
Altro problemino è che la recensione porta via tempo. Recensire non è lasciare un feedback, una prima impressione. Recensire vuol dire usare quel prodotto per tanto tempo, dedicargli molte ore, oltre al tempo per montare video, scrivere, fotografare, revisionare tutto, prepararsi psicologicamente alla eventuale mini shitstorm dei fanboy. È un lavoro a tutti gli effetti, che però nessuno ti pagherà (bene) mai! Perché si paga chi intrattiene. Si paga il webimbonitore.
Un buon equilibrio, un modello, è Gamers Nexus. Riesce a intrattenere, informare e assestare legnate ai brand, nonostante la storica dipendenza verso alcuni (il canale è cresciuto molto negli anni in cui Thermal Grizzly finanziava mezzo settore. Un po’ quello che fanno oggi le fuffaVPN).
Citiamo alcuni stralci di una lettera aperta, risalente al 2015, di Steve Burke:
Negli ultimi mesi ci è stato chiesto, con una formulazione accuratamente studiata, di recensire componenti seguendo specifiche narrazioni; il tutto generalmente accompagnato dall’implicita condizione che, altrimenti, il dispositivo non sarebbe stato fornito.
…
Dopo articoli sfavorevoli su specifiche aziende, ci è stato chiesto – più di una volta – di “cambiare semplicemente il titolo”. Ci è stato detto che non avremmo ricevuto un prodotto a meno che la recensione non fosse “più ferma” e “noi [azienda] abbiamo bisogno che tu dica se lo compreresti”.
…
Abbiamo affrontato lunghe discussioni su campagne pubblicitarie, seguite poco dopo dalle richieste di rimozione di un articolo.
…
Alcuni produttori hanno iniziato a considerare le testate giornalistiche come “influencer”, un termine originariamente usato per i canali YouTube che non operano come piattaforme di recensione, e questo è qualcosa che ho sempre rapidamente chiarito. Non “influenziamo”, informiamo.
(traduzione di recensionivere.com)
Informare, no influenzare.
C’è differenza. Come c’è differenza tra l’essere legati a un paio di brand e legarsi a tutti, pubblicando quotidianamente televendite e veline d’agenzia. Nessuno pretende un’informazione indipendente a 360° per 365 giorni l’anno da parte di chi lavora nel settore, ma si chiede un po’ di decenza nel darsi dei limiti con la prostituzione intellettuale.
Invitiamo inoltre a leggere anche questo nostro paragrafo sull’utilizzo etico dei social.
(Ultima modifica feb. 2026)