Tra le ombre del castello di Karnstein si nasconde una delle vampire più celebri della letteratura ottocentesca. Carmilla di Sheridan Le Fanu, proposto da Caravaggio Editore in una nuova traduzione a cura di Enrico De Luca, torna in una veste tascabile elegante, illustrata e sorprendentemente curata.
Indice
- Sheridan Le Fanu: il maestro del gotico irlandese
- Carmilla, una trama tra attrazione e orrore
- Un’edizione tascabile di qualità
- Un apparato iconografico d’eccezione
- La nuova traduzione di Enrico De Luca
- I difetti
- Perché leggere (o rileggere) Carmilla oggi
Sheridan Le Fanu: il maestro del gotico irlandese
Joseph Sheridan Le Fanu (1814–1873) è considerato uno dei padri della narrativa gotica moderna. Nato a Dublino, fu giornalista e direttore del Dublin University Magazine, dove pubblicò numerosi racconti soprannaturali. Le sue opere, come Uncle Silas e Green Tea, esplorano con rara finezza la tensione tra fede e ragione, realtà e allucinazione, anticipando quella psicologia dell’occulto che avrebbe influenzato autori come Henry James e Bram Stoker.
Pubblicato nel 1872, Carmilla precede Dracula di oltre vent’anni, ed eredita da Lord Ruthven (Il vampiro, di Polidori, 1819) il fascino aristocratico e seduttivo, da Clarimonde (La morta innamorata, di Gautier, 1836) l’erotismo velato, e da Geraldine (Christabel, di Coleridge, 1816) il surrogato affettivo.
Carmilla, una trama tra attrazione e orrore
La storia è narrata da Laura, giovane donna che vive isolata in un maniero austriaco insieme al padre. Una notte, un misterioso incidente in carrozza porta da loro Carmilla. Tra le due nasce un legame intenso, fatto di confidenze, sogni inquieti e attrazione sottile.

Ma la serenità della vita quotidiana si incrina quando, nella regione, iniziano a diffondersi voci di una malattia mortale che colpisce solo giovani donne. Il sospetto, sempre più insistente, si concentra proprio sulla misteriosa ospite.
Mi guardava con occhi da cui era volato via tutto il fuoco.
Le Fanu alterna momenti di squisita introspezione psicologica a scene di puro terrore gotico, costruendo un racconto in cui la paura si mescola al desiderio.
Carmilla incarna sia i tratti femminili del modello vittoriano — bellezza, fragilità, languore — sia quelli maschili: desiderio sessuale, potere, forza e controllo sugli altri, diventando simbolo di ribellione contro i ruoli rigidi della società dell’epoca. La reazione di Laura riflette questa ambiguità: un’eccitazione tumultuosa, ora piacevole ora mista a paura e disgusto.
Un’edizione tascabile di qualità

Si tratta di un tascabile (16,5 x 12 cm), stampato in Italia, insolitamente spesso (1,5 cm) per contenere il solo Carmilla. Lo spessore e le oltre 200 pagine lasciavano presagire un font ben leggibile e così è.
La copertina è in cartoncino corrugato, di quelli che assumono presto l’aspetto vissuto, ed ha le alette.

I fogli sono di buona qualità. La rilegatura a filo e le illustrazioni presenti sono un ulteriore valore aggiunto, per un prezzo onestissimo: €10,90.
Un apparato iconografico d’eccezione
Le Fanu era profondamente interessato alle arti visive e nella sua narrativa le immagini non sono mai ornamenti ma un motore strutturale che orienta la percezione del lettore e modella la tensione. Anche se non collaborava attivamente con gli artisti, le sue descrizioni pittoriche guidavano — e guidano — implicitamente gli illustratori.
A Le Fanu non interessava l’immagine descrittiva e realistica: ciò che gli premeva era l’atmosfera, il simbolismo, la vibrazione emotiva che una scena poteva generare.

In questa edizione si è onorato l’autore, dedicando molto spazio alle illustrazioni:
- La copertina presenta una delle vampire di Daniele Serra, in perfetto equilibrio tra sensualità e inquietudine.
- All’interno, le tavole di Michela Pollutri aggiungono una sensibilità contemporanea: tra corpi evanescenti, cromie ematiche, suggestioni oniriche.
- In appendice, tre tavole d’epoca del 1872 pubblicate su The Dark Blue; la prima di Michael Fitzgerald e le altre due di David Henry Friston.

Un apparato che dialoga con il testo su più livelli, intrecciando sensibilità contemporanee e testimonianze d’epoca, e restituendo alla novella la sua natura profondamente visiva.
La nuova traduzione di Enrico De Luca
La nuova traduzione del professor Enrico De Luca offre finalmente un testo fedele e leggibile, rispettoso del tono e del ritmo dell’originale. Il traduttore evita formalismi troppo rigidi, mantenendo un linguaggio moderno ma filologicamente preciso.
Ci sono diversi punti un po’ controversi nelle traduzioni di Carmilla. Ci affideremo all’esempio che sembra più lampante: un dettaglio minuscolo, apparentemente innocuo, ma che basta da solo a mostrare quanto una scelta lessicale possa compromettere l’armonia.
«Don’t you perceive how discordant that is?»
è qui tradotto:
«Non percepite quanto questo sia dissonante?»
Dissonante, stridente, sgradevole, il lettore coglie presto che si tratta di una “dissonanza” esistenziale e culturale, non certo musicale!
Delle tante traduzioni disponibili, questa di De Luca è l’unica a usare un termine corretto. Di solito è tradotto con ‘stonato’, e chi legge immagina Carmilla giudice a X Factor: “Per me è no!”.
Lara controbatte definendo il canto «molto dolce» (pag.73), «very sweet».
Poco più avanti nel testo, Le Fanu scrive: «he sang with a merry discord»; in questo caso discord è sì una stonatura pura e semplice.
Generalmente alle superiori si impara che non basta che una parola sia tecnicamente corretta: non ci si ferma alla prima voce del dizionario. In traduzione poi si può persino andare oltre la sinonimia per trasmettere il senso del discorso e «produrre nel lettore della lingua di destinazione lo stesso effetto che il testo originale voleva produrre nel proprio lettore» (Umberto Eco).
Più un racconto è breve, più diventa essenziale pesare ogni parola, scegliere con cura ogni sfumatura, per non tradire il ritmo, l’atmosfera e l’intenzione dell’originale.
I difetti
Niente è perfetto e anche questa bella edizione qualche minuscolo difetto ce l’ha. Mentre la traduzione resta praticamente impeccabile, l’apparato delle note sarebbe migliorabile: molte risultano superflue, soprattutto nelle prime trenta pagine.

Al contrario, dove servirebbe maggiore profondità, il curatore è più stringato. Un esempio è la distinzione tra schloss e castello fortificato: gli schloss austriaci rimandano più spesso a residenze nobiliari raccolte, a manieri sperduti nelle campagne, non ai castelli gotici del nostro immaginario. Questa sfumatura aiuterebbe a visualizzare meglio l’isolamento dei personaggi.

Del resto lo stesso Le Fanu, quando introduce l’ambientazione, accosta i due termini (“castle, or schloss”), quasi a guidare il lettore inglese verso un’idea continentale di queste dimore.
Da qui nasce anche una piccola curiosità filologica: nella narrativa inglese ottocentesca ricorre spesso manor-house per indicare dimore nobiliari (e lo stesso Le Fanu, altrove, usa soluzioni affini), mentre in Carmilla — complice l’ambientazione dell’Europa centrale — prevale castle. Perché? Saperlo… ci vorrebbe una nota filologica all’altezza, magari in una prossima ristampa. :)
Nel nostro piccolo, proviamo a suggerire una spiegazione plausibile, di tipo storico: in molte regioni europee edifici nati come castelli sono stati riconvertiti in manieri e poi in palazzi, ma il nome originario è rimasto per inerzia. Anche in Italia siamo pieni di “castelli” che castelli non sono.
Tornando alla traduzione, c’è poi l’annosa questione che riguarda la conversione del sistema imperiale britannico. Qui troverete le dissonanti iarde, libbre, galloni, leghe, pollici, piedi, calcagni e milze.
Perché leggere (o rileggere) Carmilla oggi
Oltre 150 anni dopo la sua prima pubblicazione, Carmilla resta una pietra miliare del gotico europeo, ancora capace di sedurre e inquietare il lettore contemporaneo.
Questa edizione di Caravaggio Editore è consigliata tanto a chi si avvicina per la prima volta al racconto quanto a chi desidera riscoprirlo in una traduzione più fedele e in una veste grafica preziosa.
L’attenzione editoriale, le illustrazioni e la resa linguistica trasformano questo volume in un piccolo oggetto da collezione, perfetto anche come dono per chi ama l’horror d’autore e il gotico classico.
«Siete contenta che sia venuta?»
«Deliziata, cara Carmilla»