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Ombre del tropico. Storie gotiche latinoamericane

C’è un gotico che non nasce tra le nebbie dei castelli europei, ma germoglia nell’umidità asfissiante, tra febbri tropicali e l’ostilità di una natura che non è mai stata addomesticata. È quello che indaga Ombre del tropico, antologia firmata da Leopoldo Lugones, Horacio Quiroga e Rubén Darío, pubblicata da Edizioni Arcoiris.

Seconda uscita della collana Malombra, diretta da Andrea Corona, questo volume (tradotto da Barbara Flak Stizzoli) fa un’operazione preziosa: ricostruisce una genealogia letteraria fondamentale per capire da dove arrivano le ossessioni di maestri come Borges o Cortázar.

Il mio fortunato celibato mi aveva insegnato due cose soprattutto: leggere e mangiare.

(Leopoldo Lugones, “La pioggia di fuoco”)

Collana Malombra

Di Edizioni Arcoiris parlammo nel 2024, portando sul sito la collana “La biblioteca di Lovecraft”. Nel 2025 quella collana è passata di mano a un altro editore ed è stata sostituita dalla nuova gotica e perturbante: “Malombra”. Progetto che ci era sfuggito completamente e che un giorno recupereremo.

L’edizione

Edizioni Arcoiris è un editore indipendente a tutto tondo (dalle curatele delle pubblicazioni a stampa e distribuzione) specializzato in letteratura sudamericana.

Il volume ha un’affidabile rilegatura a filo (la nostra copia, come noterete nel video, ha qualche foro in più :P), con copertina flessibile (purtroppo patinata), e pagine ruvidine, bianche, belle. C’è una felice combinazione di grandezza/tipo di carattere e candore della carta. Il risultato è un testo molto ben leggibile.

Le illustrazioni, come si capisce anche dalla copertina, sono tutte realizzate con l’IA, nello specifico ChatGPT. Non abbiamo nulla contro questa scelta, quando la adottano piccoli editori. Magari ci sarebbe da lavorare un po’ sui prompt per evitare di avere lo stile GPT così palese. Anche perché i nostri cervelli, proprio come accadeva con i videogiochi, si adattano alla “grafica del momento”, e tra pochi anni questi vecchi output saranno quasi inguardabili.

Un apparato critico che dà spessore

Il volume si apre con una breve nota di presentazione del curatore che fissa subito un paletto teorico (e psicanalitico) importante: il terrore di questi racconti non è mai solo epidermico, ma serve a smascherare l’illusione della nostra identità borghese, ricordandoci che il vero mostro è il vuoto che si agita sul fondo dell’Io.

Il cuore del libro è poi diviso in tre sezioni, una per ciascun autore, precedute da utili schede biografiche (curate dalla traduttrice) che contestualizzano le loro vite – spesso tragiche e tormentate.

La corposa postfazione di Agustín Conde de Boeck è un saggio di taglio accademico che, dopo una fisiologica rincorsa attraverso la storia del gotico europeo, si cala magnificamente nella specificità dell’America Latina. Conde de Boeck smonta l’idea (eurocentrica e un po’ pigra) che questi autori si siano limitati a copiare Edgar Allan Poe o Baudelaire. Dimostra invece come il gotico, in questi territori, sia esploso come una reazione vitale contro l’instabilità politica e la brutalità della modernizzazione; un vero e proprio impulso antropologico per dare forma narrativa al Male.

A chiudere il cerchio c’è l’appendice di Stefano Cortese, un intervento più eretico e personale che, partendo dal cinema di Ingmar Bergman, ci ricorda una verità essenziale sulla letteratura di queste latitudini: l’America Latina è sempre stata “svincolata dalla condanna della ragione”. Se il gotico europeo ha bisogno di squarciare il velo della realtà per trovare i mostri, la letteratura sudamericana è, letteralmente, nata già dall’altra parte di quel velo.

Ombre del tropico: tre autori, tre modi di perturbare.

Leopoldo Lugones (1874-1938) è quello che costruisce scenografie fantastiche: immagini fastose, allucinazioni sceniche, un po’ come se guardasse l’orrore attraverso vetri colorati. Horacio Quiroga (1878-1937) è l’opposto: asciutto, quasi tecnico; uruguaiano trapiantato nella foresta di Misiones, la selva non è scenografia, è legge. Rubén Darío (1867-1916), nicaraguense, è il principe delle lettere castigliane, ma in prosa diventa l’esteta ossessionato dal peccato.

Dalle ombre all’abisso

L’indice è un catalogo di ossessioni, come quella per la scienza che assorbe un frate curioso (Verónica), la smania di creare il fiore della morte (Viola Acherontia), la pretesa di poter fermare il tempo (Il caso della signorina Amelia) o il ribaltamento dei paradisi artificiali baudelairiani (Inferni artificiali).

(clicca per consultare l’indice)

Leopoldo Lugones

La pioggia di fuoco. Evocazione di un disincarnato di Gomorra

Un fenomeno inspiegabile

Il morto

Viola Acherontia

Horacio Quiroga

L’inferno artificiale

Lo spettro

Le navi suicide

I bevitori di sangue

Il morto

Il nostro primo sigaro

Rubén Darío

Il caso della signorina Amelia

La strana morte di Frate Pietro

Verónica

I racconti di Darío sono tre e sono due, perché ci sono due versioni di uno stesso racconto. Scelta da filologo, non da lettore. In totale abbiamo dunque dodici racconti.

Le traduzioni sono ottime e nuovissime, realizzate da Barbara Flak Stizzoli. È importante avere nuove traduzioni per questi autori poiché alcune vecchie andavano oltre il desueto. Per esempio troviamo “pábilo” finalmente tradotto come “stoppino” e non come “lucignolo” (che oggi farebbe pensare solo a Pinocchio). Le note sono poche e ben piazzate, presenti solo quando effettivamente utili.

Conclusioni

Ombre del tropico è il frutto di un lavoro editoriale di nicchia, testardo e appassionato, che restituisce dignità a testi fondativi.

Come ripetiamo sempre quando parliamo di autori del passato, queste opere possono risultare sfidanti per chi si adagia sui ritmi dell’intrattenimento contemporaneo. Questi scrittori non hanno imparato nelle università di scrittura creativa come ingannare (in senso tecnico) il lettore e, soprattutto, non offrono rassicurazioni.

Come tutto il perturbante che si rispetti: non sono letture consolatorie. Non prendono per mano il lettore, non gli insegnano a vivere, non dispensano morali borghesi.

Un’ultima nota a margine: visto il pregevole lavoro di riscoperta che Edizioni Arcoiris sta portando avanti, in futuro speriamo di vedere tradotto e pubblicato anche Santiago Dabove, altro imprescindibile pioniere del fantastico argentino, le cui atmosfere perturbanti restano purtroppo ancora colpevolmente sconosciute in Italia.

…se non fossi completamente disilluso dalla gioventù; se non sapessi che tutti coloro che oggi cominciano a vivere sono già morti, cioè morti nell’anima, senza fede, senza entusiasmo, senza ideali, canuti dentro; che non siete altro che maschere della vita, niente di più…

(Rubén Darío, Il caso della signorina Amelia)

Di Recensioni Vere

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