Visus è l’ultimo saggio di Riccardo Falcinelli, designer e teorico dell’immagine, che indaga il rapporto tra percezione visiva e cultura. L’autore conferma la sua maestria nel trasformare la storia dell’arte e del design in un racconto vivo e accessibile, rivelando come ciò che percepiamo come naturale – il volto umano – sia in realtà frutto di invenzioni, convenzioni e narrazioni culturali.
Ricchezza di esempi e temi
Il pregio maggiore di Visus è la straordinaria ricchezza di esempi concreti e multidisciplinari: dai busti di Bernini, con occhi incavati e narici dilatate per creare chiaroscuri illusori nel marmo bianco, alle icone religiose come il Cristo barbuto (inventato nei secoli da efebi imberbi a sapienti filosofi), poi i ritratti polemici di Michelangelo e Picasso («somiglierà!») fino ai volti digitali generati dall’intelligenza artificiale, capaci di resuscitare Marilyn Monroe e creare avatar eterni dei defunti.
Falcinelli intreccia epoche e linguaggi diversi – arte classica, Rinascimento, cinema, fumetti, moda, social media – con estrema chiarezza, attraverso sette capitoli tematici: somiglianza, rappresentazioni, espressioni, l’uso delle immagini, canoni di bellezza, la società dello spettacolo, il regno digitale. Ogni capitolo è a sua volta suddiviso in paragrafi. Obiettivo: dimostrare come la nostra idea di volto sia sempre e da sempre manipolata.
Spunti(ni)
Pescare citazioni dal libro sarebbe improduttivo, poiché tutto è concatenato. Proviamo così…
«Quel puntolino bianco, insomma, non è davvero un riflesso della luce ma della cultura»
Siamo solo a pagina 5, si parla del riflesso negli occhi, il puntino bianco che per millenni non c’è stato e poi è diventato onnipresente. Come mai? Una semplice questione di tecnica? Ed è ‘colpa’ della tecnica se, prima della fotografia, il sorriso (siamo già a pag. 220) era così raro nei ritratti? I canoni estetici, comprese le estremizzazioni “inclusive” odierne, sono dettati unicamente dalla morale o c’è lo zampino del marketing?
Qualità dell’oggetto libro
Come oggetto libro, Visus rappresenta l’eccellenza editoriale Einaudi: copertina soft-touch flessibile con alette protettive, rilegatura a filo refe, pagine opache di qualità (90/100g/m²), caratteri leggibili con righe ben spaziate per una fruizione confortevole, e oltre 600 stampe a colori che trasformano il testo in un archivio visivo.
25€ (ISBN 9788806262419) è un ottimo prezzo, a cui solitamente si trovano quelli stampati su carta riciclata dalle salviette dei treni.
Ha dei difetti?
L’unico limite riscontrato è la densità enciclopedica di riferimenti. Può sfidare chi cerca una lettura leggera e lineare, premiando invece riletture selettive e approfondimenti tematici. Non è un libro da comodino, né l’ennesimo su ritratti fotografici o un manuale pratico – è un atlante di maschere culturali, perfetto per chi ama i saggi carichi, belli densi.
A fine volume è stata super apprezzata la ricca bibliografia di ben 10 pagine, che corre in soccorso di chi vuole approfondire gli argomenti del libro. Purtroppo manca un indice dei nomi.
A chi è adatto?
Visus arricchisce professionisti di arte, design grafico, comunicazione visiva e marketing, content creator, storici dell’arte, nonché chiunque navighi il mondo iper-mediato delle immagini quotidiane.
Se dipingi ritratti, hai l’hobby della fotografia, gestisci social media, studi semiotica o semplicemente osservi volti nei film e nelle stories, questo saggio ti cambierà lo sguardo sul reale e sul digitale.
