Nel panorama della letteratura decadente britannica, Il grande dio Pan del gallese Arthur Machen emerge come un pilastro del terrore e del fantastico. Riunendo una serie di racconti intrisi di mitologia celtica, paganesimo e un morboso occultismo, Machen trascina il lettore in un mondo dove le barriere tra realtà e mito si dissolvono.
Con prefazioni di Jorge Luis Borges e Guillermo del Toro, illustrazioni e addendum di Samuel Araya, e un’analisi di S.T. Joshi, il libro offre un viaggio letterario e una profonda esplorazione dei temi che hanno influenzato generazioni di lettori e autori dell’orrore.
Intro | Il grande dio Pan
Arthur Machen | L'ippocampo (2024) | Short
17 x 24 cm | 320 pagine | 890 g | €25 | ISBN 9788867229314
Arthur Machen, figura chiave della letteratura britannica dell’orrore del XIX secolo, esplorò mitologia celtica, paganesimo e occultismo attraverso una prosa evocativa che sfidava i confini della realtà e dell’immaginazione, influenzando profondamente il genere letterario.

Eppure è stato a lungo semi dimenticato e solo di recente sono riaffiorate nuove edizioni dei suoi scritti, tra cui il più famoso è quello che generalmente cede il titolo alle raccolte, compresa questa: Il grande dio Pan.
In Francia c’è un piccolo editore che, dal 2011, si pone l’obiettivo di ridare lustro a vecchi autori e nobilitarne i romanzi. L’editore si chiama Callidor ed è stata sua l’idea di far uscire questa prestigiosa edizione, affiancandogli anche un bravissimo illustratore.
In Italia questa idea viene intercettata da L’ippocampo, casa già nota per le bellissime edizioni illustrate di libri per ragazzi, che adotta in toto la collana Collector di Callidor. Ulteriore merito de L’ippocampo è di aver portato il prezzo a €25, mentre ai francesi costa €35. I volumi sono identici, pure stampati nella stessa tipografia lituana.
Meritevole di menzione la quantità di informazioni e immagini condivise dall’editore sulla pagina dedicata al libro e su Instagram. Sinossi lunghetta, tante immagini, video del libro sfogliato: un pacchetto d’informazioni rispettoso dei lettori (e dei loro risparmi). Lo fa con tutti i libri.
Copertina

La copertina è in cartonato da 3 mm, liscia, impreziosita da arabeschi e caratteri con doratura rosso lucida. Protagonista l’illustrazione di Araya: “Satana dietro la maschera di Tommaso d’Aquino“. Altra sua illustrazione è in quarta di copertina, assieme alla citazione:
Vidi il gran vuoto davanti a me, e poi un ponte luminoso apparve, e l’abisso fu colmato…

Questa è stampata in verticale sull’innesto ruvido che prende il dorso. Dorso nero, goffrato effetto tela, riportante i nomi di autore e illustratore, oltre che il titolo, sempre in veste lucida.
Seconda e terza di copertina sono in cartoncino rosso da 120 grammi. L’intero libro è stampato su bianchissima carta offset da 120 grammi. Il libro è solido e si legge comodamente, nonostante la relativa pesantezza in rapporto al formato.
Stupisce che un’edizione così curata esteticamente non abbia i margini delle pagine colorati, né un nastrino segnalibro.
Struttura
L’inchiostro è nerissimo. I caratteri, da 3mm, ben definiti. Non si è risparmiato sulla stampa: siamo ai livelli di un artbook.
Con gli artbook condivide un piccolo difetto dovuto alle tipografie frettolose: all’inizio puzza. I libri stampati così andrebbero lasciati riposare diversi giorni per far evaporare i composti chimici. Quando c’è fretta, invece, si mette subito il cellofan (sì, il libro è venduto incellofanato! ♥) e spetterà poi all’acquirente farlo arieggiare un po’.
Il libro è diviso in due macro sezioni, con rispettive introduzioni e piccolo incipit. Ogni macro sezione, ogni racconto e ogni capitolo de “Il grande dio Pan” sono introdotte anche da una tavola dell’illustratore.
Le tavole sono tutte a colori. Le pagine stesse sono a colori, essendoci elementi rossi negli spazi di intestazione e piè di pagina.
Le illustrazioni di Araya

Il volume include ben 26 tavole realizzate dal paraguaiano Samuel Araya. Si tratta di un artista che usa poco i mezzi tradizionali e molto il digitale. Noto per le intricate composizioni surrealiste a tema dark fantasy.
Nell’addendum a fine libro rivela che illustrare Machen era il suo sogno e che alcuni bozzetti erano pronti da anni. Può sembrare ipocrisia da calciatore alla conferenza di presentazione, invece è del tutto sincero. Araya è attivamente appassionato di occulto, apprezza le opere di Rosaleen Norton e c’è coerenza con le altre sue realizzazioni. Alcune delle illustrazioni utilizzate nel libro sono pescate da cover realizzate per una band metal di suoi amici molti anni fa.
Samuel Araya si è nutrito di autori come Machen, Chambers, Dunsany, Lovecraft, etc. e ha iniziato a illustrarli oltre dieci anni fa. Praticamente attendeva solo la chiamata giusta.

Come ha scritto sul profilo social:
«Un paio di anni fa ero estremamente deluso dal fatto che nessuno mi avesse chiesto di illustrare opere di narrativa weird. Mi è stata offerta una mostra personale in una galleria d’arte e ho deciso che sarebbe stata un’ottima occasione per illustrare uno dei miei libri preferiti, “Il Re in Giallo”. Grazie a questa serie di lavori personali, ho avuto il piacere di lavorare su molti dei miei libri preferiti, tra cui “Il grande Dio Pan” di Arthur Machen. Attualmente le mie opere per “Il Re in Giallo” sono state pubblicate negli Stati Uniti, in Francia, in Brasile e ora anche in Italia! Morale della favola? Investite nel vostro lavoro personale.».
La curatela
Ad aprire le danze è un brevissimo (3 pagine) saggio introduttivo scritto da Del Toro nel 2011. Segue una spassosa introduzione scritta dallo stesso Machen nel 1916, 22 anni dopo la prima pubblicazione de Il grande dio Pan. Ben dieci pagine in cui ci racconta come è nato il romanzo breve e (la parte spassosa) si prende anche le sue rivincite! Sono infatti riportate le parole con cui famosi quotidiani stroncarono – deridendolo – il suo lavoro. E siccome Machen non era uno che portava rancore, nel 1924 raccolse proprio tutte le critiche in un volume da 200 pagine intitolato “Precious balms“. Questa raccolta oggi si può scaricare gratuitamente, in lingua originale, digitalizzata da Google.
Tornando al nostro di libro: la prima parte comprende “Il grande dio Pan” e il racconto “La luce interiore“. Fu lo stesso Machen a fare l’abbinamento nel 1894.
La seconda parte del libro si apre con l’addottorata introduzione dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Questa parte comprende: “La storia del sigillo nero“, “La storia della polvere bianca” e “La piramide di fuoco“.
Chiudono il libro la postfazione dello scrittore S.T. Toshi (2009) e il già menzionato addendum di Araya.
La postfazione in realtà sarebbe stata una prefazione perfetta, contenente i giusti cenni biografici e degli scritti.
Le traduzioni utilizzate da L’ippocampo sono quelle storiche di Giuseppe Lippi, che nei primi anni ’80 curò e tradusse un libricino che in tanti abbiamo poi acquistato sulle bancarelle.

Il racconto “La piramide di fuoco” è l’unico non tradotto da Lippi ma da Crespi; traduzione risalente al 1977 da cui proviene anche il pezzo di Borges.

Queste traduzioni sono ottime e non c’era bisogno di aggiornarle col pericolo di banalizzare i testi in un tentativo di attualizzazione.
Considerazioni finali
Vi sono scrittori non profani dei quali si dovrebbe scrivere in termini non profani: Arthur Machen è tra questi.
… ha guardato la vita con gli occhi di chi già quasi appartiene a un altro piano di realtà, a un’altra sfera.
Giuseppe Lippi | Il gran dio Pan e altre storie soprannaturali | Mondadori | 1982
Leggere Arthur Machen è imprescindibile per gli amanti dei racconti gotici. In questa sede si è cercato di tenere un certo contegno, una condotta distaccata da recensore professionale, che adesso non serve più. Avete visto con i vostri occhi che è un’edizione fantastica, ben curata, da collezione. C’è del genuino entusiasmo quando si sfoglia la prima volta. Anche i francesi ogni tanto ne azzeccano una ed è stato bravissimo il team dell’editore italiano ad accorgersene e scommetterci.