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Recensione SteelSeries Arctis Pro + GameDAC
Non approvato

L’headset SteelSeries Arctis Pro + GameDAC, che vedremo in questa recensione, è uno dei tre modelli di cuffie gaming di fascia alta appena lanciati dalla società danese. Gli altri due sono l’Arctis Pro, senza DAC, e l’Arctis Pro Wireless (+bluetooth). Sebbene la versione wireless costi – ingiustificatamente – di più, la nuova punta di diamante per SteelSeries è proprio l’Arctis Pro con GameDAC.

 

Qualità costruttiva Arctis Pro + GameDAC

SteelSeries forse si sta riprendendo, in termini di qualità costruttiva, dal cambio di management. Nostalgicamente ricordiamo sempre le prime Siberia che (insieme all’IceMat) rese famoso il brand danese in tutto il mondo. E chi le ha avute, le possiede ancora integre. Negli ultimi anni la qualità dei materiali ha destato molte preoccupazioni.

Rispetto alle Arctis 7, questa volta la qualità costruttiva è migliorata sensibilmente, non più quel cheap livello-Turtle-Beach. L’arco è in acciaio, abbastanza flessibile da non gravare troppo sul resto della struttura. Agli estremi dell’arco troviamo le giunture in alluminio, che dovrebbero garantire (finalmente) resistenza e lunga durata. Il controllo del volume è affidato alla solita rotellina, destinata a dare problemi.

Cavi

I cavi non sono intrecciati, rivestiti o piatti: sono normalissimi cavi. E l’attacco al padiglione non è il jack da 3.5, il che significa dover acquistare il ricambio per forza nello store di SteelSeries (finché lo venderà). L’attacco è mini-USB a 8 pin. Con il tempo ci sarà da vedere se la presa di questo attacco durerà o si indebolirà. Non è un attacco pensato per un cavo continuamente pendente, mobile e spesso strattonato.

Il DAC

La parte frontale attira ditate, polvere e graffi. Ci sarebbe piaciuta in alluminio spazzolato, o con elementi in vetro, o con plastiche più nobili, qualsiasi cosa un po’ premium. È chiedere troppo? 300 euro… I graffi si generano con il nulla. Non ci è caduto, non l’abbiamo messo in tasca con 10 mazzi di chiavi. Accumula micro-graffi da solo. Sarà autolesionista?

Le cover per i padiglioni

SteelSeries ha imitato quanto visto con le Cooler Master MasterPulse Pro, utilizzando dei padiglioni magnetici che possono essere sostituiti. Cooler Master li aveva però dotati di una funzione. Lì da cuffie chiuse diventano cuffie aperte. Qui c’è solo della pigrizia, perché in realtà la cover magnetica gli serviva sul modello wireless, per la batteria. Il rivestimento delle cover è, disgraziatamente, gommato. In SteelSeries devono essere fissati col grip delle cuffie. Il problema è che tende ad andar via e va pulito con l’isopropilico.

Aspetto

Dal vivo l’Arctis Pro si conferma un headset abbastanza sobrio, quando le lucine RGB sono spente. Dal vivo rendono l’idea di essere delle cuffie “serie”. Purtroppo il microfono non può essere staccato e questa è un’altra pecca. Tornando alle lucine: sono, a loro modo, sobrie anch’esse. Insomma non ci sono grandi tamarrate. Fortunatamente si sono ricordati di mettere quella sul microfono, che è utile per capire visivamente quando è spento. È sicuramente uno dei gaming headset più sobri oggi in commercio. E lo ripetiamo: dal vivo sono più belle che in foto. Quasi eleganti!

Gli accessori

Quelli di SteelSeries li hanno dimenticati. Anzi no: c’è la spugnetta per il microfono! Avessero aggiunto anche il panno per pulire il DAC, avremmo avuto la conferma che si tratta di humor danese. Seriamente: 300 euro e niente cuscinetti di ricambio? Tra l’altro in qualche modo dovuti, come vedremo più avanti. Niente fascia alternativa? Una coppia di cover per i padiglioni? Una staffa? Una custodia? Almeno un sacchetto! Un sacchetto di Haribo! Niente. La spugnetta da 30 centesimi. Tra gli assenti illustri segnaliamo la prolunga, ovviamente necessaria per giocare alla PS4 dal divano.

Comfort

Abbiamo di nuovo i cuscinetti Airweave. Amati quanto odiati. Morbidi quanto ruvidi. Il tessuto (sintetico) traspirante è un po’ ruvido al tatto ma non genera nessun fastidio quando le cuffie sono ben salde in testa. Per le teste che lo hanno provato, il comfort si conferma ottimo e la fascia elastica distribuisce bene il peso delle cuffie. Ricordando però che sono headset da 300 euro, seriamente: una fascia elastica con il velcro? È carina, comoda, lavabile… ma 300 euro…

Cuscinetti

Sono stronzi. Non ci sono altre parole. All’inizio ti portano in paradiso per quanto sono comodi. Dopo un variabile – da persona a persona – lasso di tempo, diventano incredibilmente scomodi. Non oppongono infatti una resistenza sufficiente e le orecchie urtano i padiglioni. È un problema noto, ci sono centinaia di segnalazioni, insistere su questa soluzione non porterà a nulla. Capiamo che ormai li hanno prodotti e devono disfarsene, però a questo prezzo è stato irragionevole non aggiungere dei cuscinetti di ricambio!

Posizione dei comandi

La maledetta rotellina si sposta ogni volta che sfiliamo le cuffie. A maggior ragione avremmo preferito dei pulsanti. Pulsante presente per il microfono, bello grande e a scatto; comodissimo. Le altre impostazioni sono delegate al DAC, provvisto di un display monocromatico molto vintage. Niente regolazione ChatMix sul padiglione, tutto sul DAC. Non è un headset per chi ama stravaccarsi, bisogna mettere sempre mano lì.

Marketing

È praticamente ciò che “giustifica” parte del prezzo (davvero, le certificazioni si pagano). Grande enfasi è stata data al bollino Hi-Res Audio, che inizieremo a vedere ovunque anche sui gaming headset. Che vuol dire questo bollino? Che le cuffie sono in grado di riprodurre (ultra)suoni alla frequenza di 40kHz. Significa che cani, delfini e pipistrelli saranno molto contenti. L’orecchio umano si ferma a 20kHz, quando è giovane. Da un paio d’anni, cioè da quanto questo bollino è venuto fuori, si discute molto sulle teorie che vedono una qualche utilità. Nella pratica tutti sembrano concordare che la differenza non si sentirebbe di certo in cuffia. Oltretutto il bollino non è sinonimo di qualità, non certifica che le cuffie renderanno bene sulle frequenze importanti.

Il chip ESS SABRE 

Le Arctis Pro non sono le prime cuffie gaming (pardon! «Full gaming audio system») a vantare Hi-Res e chip Sabre, prima sono venute le Asus ROG Strix Fusion 500 (registrate a novembre 2017). Anche qui tante chiacchiere, con articoli sponsorizzati che parlano di chip ES9018: «Lo stesso montato in quell’aggeggio lì! Quello che costa mille miliardi di lune!». Nope. Abbiamo un chip mobile, il SABRE9018Q2C. Che troviamo e continueremo a trovare in tantissimi prodotti, compresi quelli di fascia bassa. Il DAC deve essere alimentato via USB, quindi niente di realmente “mobile” (non è un difetto, non sapevamo dove infilare l’info :P).

Qualità audio

Cambia qualcosa tra l’Hi-Res mode e la normale? No. Zero. Nulla. La qualità è identica. Nella nostra guida alla scelta di un gaming headset abbiamo scritto:

«Nel suono piatto si distingue meglio ogni effetto, per questo chi passa dalle gaming alle normali, magari da studio, ha la percezione di una qualità superiore.»

E le Arctis Pro sono piatte. Piattissime. Sembrano proprio quelle cuffiette da 50 euro consigliate dagli audiofili da forum. Inseguire questo modello, ha portato SteelSeries a sfornare qualcosa che è più vicino alle cuffie usate dai tecnici, ma distante sia da ciò che piace agli audiofili (veri) sia da ciò che serve ai videogiocatori. I suoni nel mondo reale non li percepiamo piatti e non c’è nessun coinvolgimento in un suono piatto. Un gaming headset dovrebbe favorire l’immersione e non aiutare a trovare difetti sulle tracce audio. Il soundstage non si riesce ad aprire neppure con il surround virtuale.

Si può “riparare”

Smanettando con l’equalizzatore si può arrivare ad avere un profilo valido, qualcosa di comparabile a un gaming headset. Bisogna però dedicarci del tempo e ricordarsi di impostare il profilo personalizzato ogni volta che si gioca.

E la musica?

I flac hanno una resa decisamente migliore rispetto a un gaming headset. Anche qui non c’è alcuna differenza quando l’Hi-Res è attivo. Il punto su cui ruota sempre tutto è che la resa è quella di un paio di buone cuffie sotto i 100 euro e questo headset costa il triplo. Il DAC inoltre non spinge il volume oltre certi limiti; così su alcune tracce (ma anche nei giochi) abbiamo continuato a sentire il bisogno di avere un suono amplificato… Di collegarci qualcos’altro…

Microfono

La qualità è in linea con quella offerta dagli headset di fascia alta. La sensibilità è alta, il volume anche, c’è l’effetto bisssssssia. Il tono della voce è sempre freddo, tant’è che uno su TeamSpeak ha chiesto al recensore se fosse arrabbiato per qualche motivo. Può essere utilizzato per lo streaming? Nì (meglio i “caldi”). Sidetone su DAC.

Dettagli
Specifiche Tecniche

Sul sito del produttore: https://steelseries.com/gaming-headsets/arctis-pro-gamedac

Piace

Qualità costruttiva dell'headset migliorata
Ottimo microfono
Comodità eccellente nel breve periodo...

Non Piace

...disastrosa sul lungo
Materiali del DAC
Assenza di accessori
Sistema cavi semi-proprietario
Microfono non estraibile
Tutta la marketing-fuffa

Giudizio
Voto
Qualità
77%
Prestazioni
73%
Caratteristiche
75%
Usabilità
82%
Estetica
85%
Prezzo
50%
Sintesi

Un gaming headset da 280 euro dovrebbe innanzitutto far toccare con mano qualcosa di premium. Poi dovrebbe proporre qualcosa di realmente utile ai gamer, qualcosa che punti sull'immersione e non certo sulla fedeltà stereo. SteelSeries Arctis Pro non offre niente di tutto questo. Cercando di attirare gli audiofili, SteelSeries si è allontanata dalle esigenze dei videogiocatori, finendo con lo scontentare tutti.

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