HARDWARE
Stai leggendo
Le marche di schede video sono tutte uguali?

Parlando di schede video, ad alcuni di voi suoneranno familiari termini come Matrox Mystique, S3 Virge, Power VR, Rendition, ATI Rage, RIVA TNT e naturalmente 3dfx. In quegli anni le schede video si occupavano del 2D e i marchi più diffusi, almeno da noi, erano Cirrus Logic, Trident e SiS. Per godere di una migliore accelerazione 2D e, soprattutto di un vero 3D, spesso serviva un acceleratore grafico dal prezzo per nulla accessibile.

La differenza la fecero le API

ape maia

Alcuni produttori di allora offrivano anche soluzioni combinate con doppio chipset. ATI si spinse oltre, unendo acceleratore, scheda tv e scheda audio su un’unica scheda. Siamo agli inizi degli anni ’90 e c’è molto fermento perché la competizione non è solo tra i produttori di schede video ma anche tra quelli dei chipset. Nel ’92 SGI rilasciò l’API OpenGL e dobbiamo semplificare al massimo perché il discorso sulla concorrenza sarebbe estremamente lungo. OpenGL si rivolgeva al mercato (professionale) UNIX ma venne adottato al volo da quello del gaming 3D. Microsoft stava però sviluppando una sua API (Direct3D) e, ovviamente, mal digerì le OpenGL. Tra i due litiganti provarono a inserirsi anche altre API sviluppate dai produttori di allora (Glide, S3d, NVLIB, etc.), con scarso successo. Il sistema operativo di Microsoft era predominante, i giochi dovevano essere sviluppati per Windows e ovviamente Direct3D ebbe la meglio. In questa semplificazione abbiamo racchiuso 10 anni di storia e le origini del 3D gaming “di massa”. Senza dubbio fu 3dfx a renderlo accessibile a tutti e la causa maggiore del fallimento di 3dfx viene oggi imputata al suo non voler supportare le Direct3D.

ATI vs Nvidia

3dfx sli

Scan-Line Interleave di 3dfx, mutato in Scalable Link Interface da Nvidia

In quei 10 anni molti produttori di chipset furono assorbiti mentre altri si tirarono fuori dal mercato consumer. Questo decennio di cannibalismo tra produttori portò anche le GPU al duopolio, com’era già avvenuto con le CPU. Nei primi anni del 2000, ATI e Nvidia erano gli unici produttori rimasti e solo pochi anni prima nessuno avrebbe scommesso mezzo centesimo su Nvidia. Infatti, mentre ATI era comunque considerato un colosso affermato, Nvidia era più famosa per aver acquisito la 3dfx in bancarotta che per i suoi chipset passati. Le voci di allora vedevano addirittura profilarsi un monopolio, con ATI pronta ad acquisire Nvidia da un momento all’altro. In particolar modo dopo che ATI ebbe siglato gli accordi con Microsoft e Nintendo per le console.

AMD vs Nvidia

amd-ati fusione

Nel 2006 AMD tentò di fare un duro sgambetto a Intel acquistando la ATI. La società canadese non era in difficoltà economica, anzi registrava una crescita costante, e probabilmente fu pagata più del suo valore reale. Tornando al presente, la cifra pagata per acquisire ATI è superiore al fatturato odierno di AMD: è evidente che qualcosa è andato storto.

Lo slot dove oggi tutti noi montiamo le nostre schede, il PCI Express, è un prodotto Intel. Il 65% circa degli introiti provenienti dai chipset ATI era dovuto a una partnership con Intel, per le sue schede madri. Unite questi due dettagli e capirete il favore che AMD fece a Nvidia con l’acquisizione di ATI.

Quote di mercato GPU

In realtà il favore non lo fece soltanto a Nvidia ma anche alla stessa Intel, che nel lungo periodo ha approfittato della sfortunata fusione. Nel 2002 Intel possedeva solo il 14% della quota di mercato, mentre oggi è al 70%. Da videogiocatori pensiamo sempre al duopolio e dimentichiamo che sulla quasi totalità dei notebook il chipset video è Intel o che nei processori Intel da anni è integrata la GPU. Lo scorso anno Intel e AMD hanno annunciato la partnership per integrare le GPU Radeon Vega sui nuovi processori Intel. Dopo qualche mese, l’ingegnere responsabile delle GPU Radeon è passato a Intel. L’intento di Intel è chiaro: entrare anche nel mercato che oggi è dominato da Nvidia.

Schede video di riferimento

vecchia pubblicità schede video 3dfxLe schede di riferimento sono quelle che AMD e Nvidia forniscono a produttori, giornalisti e influencer al lancio di una nuova GPU. Sul mercato americano è molto semplice comprarle, su quello italiano un po’ meno. Nvidia a volte li vende ai consumatori direttamente attraverso il suo sito, AMD non lo fa più. Su eBay troviamo quelle usate dalle redazioni. Molti produttori si limitano a mettere in commercio una scheda di riferimento con il loro marchio appiccicato sopra. Altri lasciano la scheda intatta e cambiano il dissipatore. Pochi ridisegnano completamente la scheda, adottando un proprio circuito stampato, capacitori e mosfet (non necessariamente-)migliori, un controller diverso… Insomma solo la GPU è identica.

L’importanza del brand

Quando ci troviamo sul punto di scegliere una nuova scheda video, raccogliamo informazioni, leggiamo recensioni, facciamo confronti. C’è l’illusione che quella scelta sia oculata, completamente dipendente dalle ore (spesso dai giorni) passate a documentarci. In realtà molti di noi non hanno mai scelto le schede video acquistate ma è stato il marchio a comunicare meglio con noi. Anni e anni di marketing ci hanno portato ad avere già in testa solo due o tre brand da tenere in considerazione. Solitamente i più grandi, quelli che vendendo milioni di schede video possono permettersi di inviarne migliaia in giro, agli influencer di vario grado e titolo. Così anche il piccolo marchio con la buona scheda, ben recensita da una testata famosissima, resta meno in vista del modello di cui hanno parlato proprio tutti.

Mater artium necessitas

 «La necessità è la madre delle abilità» e, complici i prezzi folli dell’ultimo periodo, oggi il portafogli ci porta a ragionare l’acquisto molto più di prima. Il marketing continua a costruire un’attrazione forte ma anche le schede dal prezzo accessibile sono, di fatto, già più costose di quello che valgono. Così, se prima si era disposti a pagare 50 euro in più per il marchio capace di trasmettere sicurezza, adesso cerchiamo il modo di risparmiare quella stessa cifra. Magari puntando su brand meno noti. Il ragionamento di fondo è: «La GPU è sempre quella, di conseguenza il prodotto è affidabile!» o «Male che vada è la reference card con un’adesivo sopra». Quindi…

Sono tutte uguali

vga memeNon è così. Nvidia e AMD possono mettere dei paletti, dirti cosa puoi personalizzare e cosa no, ma non effettuano controlli minuziosi. Persino alcuni marchi famosi e partner di lungo corso risparmiano su qualche componente, perché non dovrebbero farlo i meno noti? Ormai tanta gente tiene d’occhio i condensatori, sapendo che sono la prima causa di guasti in buona parte dell’hardware. Secondo voi non ci sono produttori che mettono ottimi condensatori sacrificando il resto? Ma se ci lasciassimo assalire dai dubbi, non compreremmo mai nulla. Tutti possono barare e probabilmente tutti lo fanno. Accontentarsi della GPU integrata non può essere la soluzione. Come non è una soluzione affidarsi a test e recensioni, poiché la scheda video vorrete utilizzarla per anni, non per qualche giorno.

La garanzia…

E qui ci viene incontro la garanzia legale europea. Quei 24+2 mesi di piena tutela che non sono tantissimi per una VGA ma nemmeno pochi. Nella nostra esperienza, che non sarà assoluta ma è pur sempre quella di un intero gruppo, schede madri e vga difettose non passano il primo anno. C’è tutto il tempo quindi per valutare qualsiasi marchio, purché abbiate avuto la premura di acquistarlo da un venditore serio e vi rivolgiate a lui, non al produttore. Anche perché…

…e come invalidarla

A volte si comprano modelli con dissipatori poco performanti per poi sostituirli al volo. È bene sapere che quasi nessun produttore vi passerà la garanzia se noterà il cambio di dissipatore. E non è difficile notarlo. Anche quelli che nelle FAQ o via email rispondono: «Si, non c’è problema, è sufficiente rimetterlo prima di spedirlo indietro», si nascondono dietro la discrezionalità. In cosa consiste questa discrezionalità? Se hanno una ricondizionata dello stesso modello, vi mandano quella, altrimenti si va a fortuna. C’è chi non la cambia (e si fa pagare il corriere per rispedirla), chi la cambia con un modello poco più recente (ricondizionato) e chi per quest’ultima offerta tenta di strappare qualche soldino in più. Con molti negozi, online o fisici, è la stessa cosa. Diverso pare essere il discorso con le grandi catene. Noi possiamo parlare solo di Amazon, poiché i casi ci sono capitati con schede acquistate lì. Non sono state sostituite ma rimborsate, pienamente, e in un caso addirittura prima della consegna del pacco.

Tagli redazionali

 Abbiamo tagliato, molto, la parte storica per non tediare nessuno. Tagliare significa anche commettere qualche imprecisione con il fine di andare dritti al punto. Ci sarebbe piaciuto parlare di come Nvidia cercò di appropriarsi del termine GPU o di quando ATI rispose con la VPU. Oppure entrare nel dettaglio delle schede pre-3dfx, dell’accelerazione 2D, della nascita delle serie GeForce e Radeon, che ancora oggi ci accompagnano. Se vi piacerebbe leggere questo tipo di approfondimenti, cliccate sul cuoricino in basso a sinistra!

Conclusioni

Il duopolio fa schifo. Fa schifo per le CPU e fa schifo per le GPU. Fa schifo perché la concorrenza è limitata e uno dei due sembra ben contento della propria nicchia. Tra marchi, invece, la concorrenza non è più sui prezzi ma sulle sigle, sul marketing, sulle fasi, sullo zero virgola di pre-overclock. Alcuni produttori di schede custom non si occupano nemmeno dell’assemblaggio, esternalizzando il compito a chi si fa pagare meno. Proprio come già avviene per la produzione dei singoli componenti; per esempio il circuito stampato. Il possibile inserimento futuro di Intel nel mercato delle schede video dedicate (non chiamatele “discrete”) potrebbe ridare vivacità al mercato. Sempre che ciò non comporti l’assorbimento del settore grafico di AMD (Intel Radeon non suona male) o cannibalizzare Nvidia.

Come acquistare serenamente

Chi ha esigenze di overclock, sa già cosa guardare e non svilupperemo paragrafi a parte. Per tutti gli altri, i consigli sono semplici:

  1. Non serve una custom vera e propria, è sufficiente che lo sia il dissipatore. Per ragioni di temperature e per la rumorosità.
  2. Tutte le marche vanno bene, l’importante è potersi rivolgersi a un venditore affidabile in caso di problemi. Rivolgersi al produttore non accelera nulla.
  3. Se acquistate su Amazon e il prezzo è folle, attendete il restock. Al momento del rifornimento il prezzo tornerà normale fino all’esaurimento delle scorte.
  4. Attenti all’usato! Osservate il profilo del venditore. Se ha venduto diverse schede video usate, potrebbe essere uno con l’hobby del mining. Le schede che danno problemi col mining non sempre si bruciano, però restano difettose e daranno problemi durante le sessioni di gioco. Tra l’altro i prezzi dell’usato non sono così allettanti da assumersi rischi e alcuni produttori pretendono la fattura nominale per offrire la garanzia.

 

Riflessione fuori contesto

Perché i produttori non arginano la piaga del mining?

Beh! Perché dovrebbero? Nvidia rilascia dichiarazioni di facciata per non ferire i sentimenti dei fanboy. AMD accoglie i miner apertamente, da tempo ha driver dedicati. Nei fatti loro non incassano di più dalla singola scheda venduta a prezzi folli ma vendono più unità. E poi andrebbero contro i loro partner. Infatti i produttori di schede video sono gli unici che, attraverso distributori e rivenditori ufficiali, potrebbero metterci una pezza nel breve periodo. Ma non lo fanno, sempre per il discorso delle unità vendute. Il ritorno positivo per il consumatore è che i materiali impiegati sulle schede custom devono essere davvero ottimi per non incappare in centinaia di migliaia di RMA.

Allora cosa fare?

Bisogna aumentare il numero di GPU prodotte. Quanto conviene? Poco. Dato che Nvidia e AMD la vedono come una bolla, è difficile che inizino a produrre un numero di GPU tali da soddisfare miner e consumatori. Chi le comprerebbe se la bolla dovesse esplodere subito dopo? Sanno benissimo che in un’evenienza simile il mercato dell’usato sarebbe saturo per anni e le vendite di nuove GPU sarebbero inferiori ai minimi storici di 10 anni fa. Non ci resta che affidarci alle care vecchie prenotazioni!