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Le polemiche sul GeForce Partner Program di Nvidia

Il GeForce Partner Program di Nvidia è argomento di accese discussioni da circa una settimana, all’estero però. In Italia non è ancora pervenuta. L’accusa che i media stranieri stanno rivolgendo all’azienda di Santa Clara è dura: voler rafforzare la propria posizione dominante attraverso pratiche scorrette.

L’inizio

I primi mal di pancia risalgono al primo marzo, quando sul blog di Nvidia è spuntato il post di uno dei suoi uomini marketing: John Teeple. Cosa c’è scritto in questo post?

Il «GeForce Partner Program aiuta i giocatori a conoscere cosa stanno comprando.», garantendo che l’hardware e il software che (i partner) gli stanno vendendo rispondano all’impegno di Nvidia GeForce. La parola “trasparenza” appare ben quattro volte in quelli che sono soltanto sei brevi paragrafi. Non serve essere dei Cal Lightman per insospettirsi. Di fatto, in nome della trasparenza verso i consumatori, Nvidia avrebbe dovuto pubblicare i termini e le condizioni del nuovo programma. Cosa che non ha fatto. Il post si limita a dire che si è liberi di interrompere la partnership quando si vuole. Che non si paga per diventare partner e che non saranno imposti sconti sui prodotti. Quali sono i vantaggi per i partner? Nvidia li promuoverà attraverso campagne di marketing, garantirà l’accesso anticipato alle ultime novità e metterà a disposizione i suoi ingegneri. Nel post di Teeple viene specificato che: «Il programma non è esclusivo. I partner continuano ad avere la possibilità di vendere e promuovere i prodotti di chiunque».

Rumors sul GeForce Partner Program

Il GeForce Partner Program sembra un normalissimo programma, letto così. Fin troppo normale per richiedere un annuncio pubblico e tutti quei riferimenti alla trasparenza. Viene da pensare che sia il vecchio programma, leggermente modificato. A che pro scriverlo sul blog invece di inviare un’email ai partner attuali e potenziali?

Fatto sta che AMD non l’ha presa bene e ha iniziato a imbeccare un po’ di influencer. Tra questi c’è Bennett, fondatore e proprietario del sito di recensioni HardOCP. Tra l’altro nessuno dei nostri contatti nelle redazioni straniere ha confermato contatti da parte di AMD. E ce ne sono di davvero importanti. Il sospetto nostro (di RV e di altre testate) è che siano stati contattati soltanto Bennet e un altro che apparirà più avanti.

Le accuse di HardOCP

GeForce Partner Program di Nvidia

Così l’8 marzo appare il suo articolo: «GeForce Partner Program impatta sulla scelta del consumatore». Articolo che viene ripreso subito sui forum, dai piccoli youtuber e – poco dopo – anche da una testata importante come Forbes. Bennett dice di aver affrontato l’argomento per settimane, direttamente con Nvidia. Quindi molto prima della pubblicazione sul blog da parte di John Teeple. E pubblica anche ciò che avrebbe scritto a Nvidia quando gli hanno chiesto un parere sul programma:

«Penso che il GPP impatterà molto, e negativamente, sulla scelta del consumatore nel mercato AIB e OEM. La scelta del consumatore sarà decimata. Guardando alle linee guida del programma, penso davvero che accadrà questo e ne sono preoccupato».

Scavando, scavando…

Dopo questa precisazione e in nome della trasparenza, che anche qui abbonda, Bennett scrive che AMD li ha contattati per presentare «questa storia» ma che dalle parole di AMD non sarebbe riuscito a ricavare nessuna storia. Così che ha fatto? Ha «scavato nella documentazione» e colloquiato con sette degli attuali partner di Nvidia. Sempre con grande anticipo sull’annuncio di Teeple. Cosa gli hanno detto i partner?

«1.) Loro pensano che contenga termini illegali. 2.) Probabilmente il GPP danneggerà enormemente le scelte dei consumatori. 3.) Costringerà a interrompere le collaborazioni con le altre aziende, ovvero AMD e Intel.»

…nell’ombra

Nessuno dei sette partner ha voluto però rilasciare dichiarazioni ufficiali, per paura di ritorsioni. Immaginiamo già i gangster di Nvidia gambizzare i poveretti! Il nocciolo del problema sarebbe il dover legare, in esclusiva, il “gaming brand” a GeForce. E fa l’esempio di Asus e del suo “Republic of Gamers”, spiegando che tutti i prodotti ROG (in caso di adesione al GeForce Partner Program) dovrebbero essere di Nvidia. Tra i benefici negati a chi non aderisce al programma di Nvidia ci sarebbero anche i fondi per lo sviluppo del mercato. Cioè i soldini. Già, niente partnership per amore: sono solo affari, baby!

Le possibili ritorsioni

Bennett chiude l’articolo facendo presente come gli sia stato fatto notare (non si sa da chi) che la pubblicazione della storia potrebbe danneggiare i rapporti con Nvidia. E che probabilmente adesso dovranno acquistare i prodotti di Nvidia, perché non gli saranno più forniti gratuitamente al lancio. Toccherà vendere un paio di MSI Radeon…

Cosa ci insospettisce…

Cal Lightman nvidia

Tanti sono i punti oscuri di questa storia. In primo luogo Nvidia avrebbe potuto serenamente pubblicare i termini di questi accordi, lo abbiamo già scritto. Quando si parla di trasparenza, questa deve essere vera e concreta, perché il puzzo di marketing su certi termini è più forte. D’altra parte il comportamento di AMD non è stato propriamente irreprensibile, poiché avrebbe potuto tirare la pietra direttamente invece di usare un influencer. Di trasparenza non vi è traccia nemmeno su quel fronte.

La reputazione di HardOCP

È stata intaccata anni fa, quando fioccavano topic contro il sito e il suo fondatore. L’accusa era di favorire Nvidia denigrando AMD, perché quest’ultima non gli avrebbe spedito delle VGA di fascia alta da recensire. La frattura poi si è ricomposta, forse fin troppo. Il nome di Bennet fece il giro del mondo nel dicembre del 2016, quando parlò del prossimo lancio di una CPU Intel con GPU AMD. Adesso la fonte la conosciamo e auguriamo a Bennet di non essere in possesso di azioni AMD. Negli USA sono parecchio sensibili al market abuse. Lo stesso è anche legato ad altre indiscrezioni che di solito riguardavano proprio l’ex amata Nvidia. Insomma: una coincidenza dietro l’altra. Quando sembra che stia con Nvidia gli capitano indiscrezioni attendibili su Nvidia, quando sembra che stia con AMD le indiscrezioni riguardano AMD.

I toni

I toni degli stralci delle email, pubblicati dallo stesso Bennett, inviate a Nvidia appaiono piuttosto minacciosi. Contattare un brand dicendogli che la storia che sta per essere pubblicata gli costerà molto, in Italia sarebbe ipotesi di reato. Nel momento in cui Nvidia non rispondeva più alle email, la storia andava pubblicata e basta. Lasciando lo spiraglio per future rettifiche. Non si ricontatta Nvidia parlando di potenziali polveroni derivanti dal tuo articolo, che porteranno a multe da parte degli organi antitrust. Sarà che noi italiani leggiamo meglio le minacce velate, però non ci sembra propriamente un atto di eroismo. Rifacendoci alle coincidenze di prima: è probabile che AMD stia valutando una denuncia. Per quanto sia insolito far partire la denuncia dopo aver messo in allerta il denunciato.

Le possibili ritorsioni /2

Il fondatore del sito dice di aver parlato con i propri legali prima di pubblicare. Molte testate dicono (sui social) di non occuparsi dell’argomento per il rischio di azioni legali. Sono fregnacce. Le opinioni sono opinioni e si possono esprimere liberamente. Nessun brand vorrebbe accollarsi l’accusa di aver impedito a un sito (per di più di recensioni!) di esprimere la propria opinione. Sarebbe letale per quel brand e gli altri farebbero a gara per sponsorizzare il coraggioso. Ciò che porta azioni legali è pubblicare stralci di un documento sottoposto a un accordo di non divulgazione. E quando sei convinto che quell’accordo sia illegale, non rischi comunque niente. Se i legali di Bennet non hanno dato il via libera alla pubblicazione delle condizioni dell’accordo, evidentemente non lo hanno ritenuto illegale. Più semplice dire che al momento gli influencer non sanno come comportarsi, perché si rischia di scontentare AMD o Nvidia. Con quello che costano le schede video adesso…

Il silenzio dei partner

I partner di Nvidia non sono carretti ambulanti, sono multinazionali. Nel momento in cui sette multinazionali dovessero sentirsi minacciate da un’altra, farebbero comunella per stracciare i termini proposti (non imposti) da Nvidia. Il GeForce Partner Program non è una legge, è un contratto che puoi non firmare. Così come puoi firmarlo, aderendo con un (sub)brand, e fare un altro (sub)brand per i prodotti AMD/Intel. Possiamo capire che Asus e MSI, cioè i fornitori più assidui di HardOCP, possano vedere la cosa come una rottura di scatole ma di fatto non c’è nessun obbligo. Perché non dicono apertamente cosa ne pensano? Ricordiamo che Asus incassa quasi il triplo di Nvidia, come dicevamo: parliamo di multinazionali. Enormi multinazionali.

La mossa di AMD

Allo stato attuale AMD si è limitata a utilizzare le manine degli altri, senza formalizzare nessuna accusa diretta. Sul Reddit ufficiale c’è un megathread, messo in evidenza, che raccoglie gli articoli critici con il GeForce Partner Program. Sebbene HardOCP non sia certo il sito più letto negli USA, con un tempismo incredibile su Forbes (Forbes!) appare presto un contributo che rilancia la storia di Bennett. L’autore è (che caso!) un ex dipendente AMD. Almeno nell’articolo scrive così, su Linkedin risulta ancora essere “Sr. Technical Marketing Specialist” presso AMD.

Il più pulito ha la rogna

Attenzione perché qui nessuno sta difendendo Nvidia. L’azienda non è nuova a sgambetti e senza dubbio il GeForce Partner Program è un nuovo sgambetto. Ricordiamo le partnership con alcuni sviluppatori per l’implementazione dei GameWorks, che penalizzano AMD. Tra questi la risposta a TressFX di AMD: HairWorks. TressFX funziona meglio e non penalizza nessuno, HairWorks danneggia palesemente AMD. Nvidia si è assicurata che alcuni sviluppatori (per esempio i santificati CD Projekt Red) utilizzassero HairWorks. E questo tipo di accordo ci sembra grave, da scandalo, non certo il GPP. Anche perché i giochi dovrebbero essere super partes.

La nostra idea

Noi non abbiamo contattato nessun marchio, però ce la caviamo bene con l’OSINT. Diciamo che quando un brand ti contatta perché vuole che scavi contro un concorrente, c’è qualcosa di poco chiaro in quel rapporto. In dieci anni mai nessuno è venuto a dirci di sparlare di qualcuno. Perché i rapporti sono chiari: tu fai dei prodotti, io devo giudicarli. Molte testate ormai hanno perso di vista il dover rendere conto al pubblico di lettori e non ai brand/fornitori/sponsor.

Cosa pensiamo del GeForce Partner Program

Siamo convinti che Nvidia pretenda semplicemente una distinzione tra le linee di prodotti che utilizzano le proprie GPU e le altre. Cosa significa? Prendiamo un’azienda di fantasia: la VGAzza. VGAzza ha diverse linee di prodotti, di cui una pensata per gli enthusiast. Questa linea di fascia alta si chiama “Tostissima!”. Le schede video di fascia alta sono quindi riconoscibili come VGAzza Tostissima!, a prescindere dalla GPU utilizzata. Questa cosa non piace a Nvidia, perché ritiene si possa far confusione. È abbastanza ridicolo, ci sarebbe comunque la sigla della GPU utilizzata, ma Nvidia vuole essere Tostissima!, e vuole esserlo in esclusiva. Nessuno vieta a VGAzza di creare la linea Tosterrima! per AMD. Quindi Nvidia non fa nessun torto ai consumatori.

Anche perché le reazioni sarebbero state ben diverse

Se la nostra intuizione fosse sbagliata, immaginiamo reazioni ben diverse da parte di AMD e una presa di posizione immediata di Intel. In primis con delle diffide legali, ufficiali, che farle non costa nulla. E poi Nvidia incoraggerebbe un atteggiamento simile nei suoi concorrenti, che la spazzerebbero via nel giro di una settimana. Pensate se AMD e Intel annunciassero di voler “premiare” i produttori di schede madri che non supporteranno le GPU Nvidia! Sarebbe un massacro e Nvidia scomparirebbe eoni prima di una sentenza da parte di una corte qualsiasi.

Diatriba sul termine “gaming”

Un’altra lettura è che «Gaming Brand Aligned Exclusively With GeForce» significhi, letteralmente, che il termine «gaming» non debba essere associato ad altre schede video. I contratti in inglese sono spesso di libera interpretazione, scritti maluccio per lasciare aperte delle porte, però l’interpretazione ora ci sembra fin troppo fantasiosa. Se Nvidia avesse voluto l’esclusiva su un termine per bimbiminkia, siamo sicuri che avrebbe scelto “overclock”. Con quello si vende molto di più.

Diatriba sul termine “gaming” / La nostra idea

Nvidia ha inviato contratti diversi ai partner, e contratti a volte sono molto specifici. La specificità serve a capire subito chi viola l’accordo rendendo pubblici i documenti. “Gaming” è il termine utilizzato da MSI e probabilmente chiedeva a MSI di allineare quel brand a Nvidia. Il tutto per non generare confusione nel consumatore. In questo caso come possiamo dargli torto? Anche Gigabyte ha un comportamento (perché chiamarlo pocafantasianeldesign pareva brutto) simile a MSI e la serie “Gaming”, però Asus e MSI sono gli sponsor del sito. E si presume siano quelli con i migliori rapporti. Senza voler accusare nessuno, poiché nel fumogeno lanciato da Bennett è persino difficile capire se la documentazione è stata fornita da un partner o da Nvidia.

Questo accordo non s’ha da fare, né domani, né mai

Dato che del programma, a quanto pare, tutti sapevano settimane prima del post di Nvidia. Probabilmente Nvidia lo ha pubblicato proprio per anticipare i bravi influencer di AMD. Almeno adesso gli abbiamo dato un senso. Un senso alla ricorrente “trasparenza” e un senso al voler specificare l’assenza di vincoli. Quello che infastidisce è vedere la buona fede dei consumatori abusata e tradita. È uno dei motivi per cui non ci piace vedere sponsorizzazioni sui siti di chi deve giudicare i prodotti, non solo di quel marchio ma anche della concorrenza. Questi giochetti tra rivali che si punzecchiano a colpi di “lo facciamo per i gamer”, annoiano e avviliscono. Per i gamer l’unica cosa da fare sarebbe produrre VGA esclusive, che penalizzino il mining, e nessuno lo fa.

Conclusioni

Dei rapporti tra marketing e redazioni abbiamo parlato nel nostro articolo sui benchmark e nella pagina su come funziona questo settore. Il mormorio dell’utenza, in particolar modo dei fanatici AMD, è che Nvidia se la stia facendo sotto vedendo il ritorno di una AMD nuovamente competitiva. I non fanatici la stanno vedendo come una mossa contro Intel, che sta studiando una propria linea di schede video dedicate. Quando parlammo di schede video accennammo alla possibile acquisizione di Nvidia da parte di Intel, e forse il loro incubo è proprio quello di restare vulnerabili a questa ipotesi. Quel che ci pare certo è che nel GeForce Partner Program non sembra esserci nulla di anomalo. Ed è stranissimo che proprio AMD, dopo aver siglato per anni accordi esclusivi (XFX, Sapphire, Club3D #rip), si lamenti del GPP! La calunnia, si sa, è un venticello

Sintesi estrema

I marchi che aderiscono al GeForce Partner Program non possono utilizzare la stessa “etichetta” che usano con prodotti senza GPU Nvidia. Ogni marchio è libero di inventarsi “etichette” nuove, sia per Nvidia che per AMD e Intel, l’importante è che non siano le stesse. Se Asus associa ROG Strix a Nvidia, deve trovare un altro nome da associare ad AMD. Tutto qua!

Naturalmente: se qualcuno dei marchi coinvolti ha voglia di tirar fuori una precisazione, può contattarci.

 

Piccolo aggiornamento 14/03:

Tornando a parlare di questo tema ci è venuta un’idea. È un nostro pensiero, senza alcun riscontro e nessuno ne ha scritto. Ovviamente la roba del “gaming” è una stupidaggine e questo è acclarato. Così com’è semplice creare una nuova “etichetta”. Allora perché i partner dovrebbero arrabbiarsi? E perché AMD si sente danneggiata? La nostra idea è che dei soldini dati da Nvidia per il marketing adesso beneficerebbero solo le linee con GPU Nvidia. Per riprendere l’esempio: io ti offro un contributo per promuovere la “VGAzza Tostissima!”, la linea “Tosterrima” te la promuovi da solo o chiedi i soldi a AMD. Che sia questo il reale motivo del contendere?