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Lucifero e la bambina | Ethel Mannin

Lucifero e la bambina è un romanzo drammatico goticheggiante pubblicato per la prima volta nel 1945. La storia segue Jenny, una bambina alla ricerca di una via di fuga dalla realtà. Un’affascinante esplorazione della psiche umana, dei desideri proibiti e del potere della fantasia. Sarebbe bello un giorno poterlo vedere illustrato!

Di solito un romanzo brossurato viene da noi affrontato con una breve recensione nello short su YouTube ma in rete ci sono alcune recensioni assurde, vecchie e nuove, in italiano e altre lingue. Non solo per gli spoiler clamorosi ma anche per delle chiavi di lettura totalmente fuorvianti.

Per fare giustizia al romanzo e alla sua autrice, abbiamo deciso di dedicare un’ampia nota biografica e una recensione approfondita, senza spoiler. Riteniamo importante discutere adeguatamente sia di Ethel sia del libro pubblicato da Agenzia Alcatraz nel 2021.

Indice

Agenzia Alcatraz?

Alcatraz nasce come agenzia editoriale nel 2015, fondata da Eugenio Monti e Max Baroni (già fondatori di Tsunami Edizioni) insieme al giornalista e scrittore Alex Pietrogiacomi. Dal 2017 è diventata una casa editrice.

A noi amanti dell’orrore gotico e del fantastico è dedicata, dal 2020, la collana Bizarre. Ideata e curata dallo stesso Baroni per portare in Italia qualche inedito e quei racconti ormai disponibili solo ammuffiti, a prezzi da bagarinaggio. Un compito sempre degno di applausi e ringraziamenti!

Parte della collana Bizarre

Per questa missione, Alcatraz pesca dalla storica collezione ‘Marabout Fantastique’, raccolta di racconti fantastici pubblicata in Francia tra il 1962 e il 1983; mantenendo le bellissime copertine illustrate da Henri Lievens.

Pur essendo un editore indipendente, Alcatraz si appoggia a Messaggerie Libri SpA per la distribuzione. Per loro significa avere una gran fiducia nel proprio lavoro, poiché c’è il rischio costante di finire sommersi dall’invenduto. Per noi lettori vuol dire poter reperire i volumi con gran facilità, ovunque.

(Piccolo aggiornamento: Da marzo 2025 Agenzia Alcatraz ha assorbito anche la collana La Biblioteca di Lovecraft, rafforzando così la propria posizione nel panorama weird del Bel Paese.)

Ethel Edith Mannin

Mannin con il fotografo Paul Tanqueray nel 1932

Dell’autrice di Lucifero e la bambina in Italia non sappiamo nulla e anche all’estero la situazione non è diversa. Nata a Londra nel 1900, Ethel è stata molte cose nel corso della sua vita, sempre eterodossa: pacifista e anti-imperialista dalla nascita (Bloody Sunday del 1887: suo padre c’era), è morta antimonarchica, filopalestinese e anarco-sindacalista, nell’ospedale di Teignmouth nel 1984.

Oggi praticamente sconosciuta, girava il mondo come acclamata attivista scrittrice di best seller. Libri scandalosi, da leggere di nascosto, perché parlavano di 5e55o, 3m4nclp@z1oN3 e concreto p4c1f1sm0, esprimendo ideali fastidiosi anche per la sempreverde sinistra radical chic e il femminismo convenzionalə.

Bambine ribelli

Jenny Flower, la bambina del romanzo, è una ribelle. Una ribelle che non teme le punizioni. Lei è già così a 6 anni, mentre Ethel racconta che la sua ribellione iniziò tardi, nel 1914, grazie al clima creatosi all’inizio del conflitto mondiale.

In un compito scolastico prese posizione contro il patriottismo dilagante e la direttrice dell’istituto la punì facendola restare in ginocchio per tutta la mattinata. Quella che sarebbe dovuta essere un’onta di cui vergognarsi in realtà la riempì d’orgoglio.

L’anno dopo vinse una borsa di studio per una scuola privata di Londra e lì venne di nuovo punita per aver negato il saluto alla bandiera durante le celebrazioni della Giornata dell’Impero. Questa attitudine fu notata e incoraggiata da una sua insegnante, lei se ne innamorò follemente.

Quell’anno fu proprio questa insegnante a introdurla nel Partito Laburista Indipendente (tesseramento ufficiale solo molto più tardi, 1935), al fabianesimo e a George Bernard Shaw.

Allora mollò la scuola: «A sedici anni scrivevo pubblicità, curavo due riviste aziendali economiche e a diciassette pubblicavo i miei racconti, articoli, versi, in una rivista mensile che Charles Higham aveva comprato e lasciato redigere a me».

Dapprima religiosissima, comincia una relazione con un artista ventiseienne che le passa libri e articoli di Robert Ingersoll, JS Mill, Robert Graham, Upton Sinclair, e la porta ai comizi di Tom Mann. L’impegno sociale aumenta, la fede muta, diventa agnostica. L’anno dopo (1918) inizia una relazione col suo superiore. Nel 1919 si sposano e hanno un figlio. Con la nascita del bambino è costretta a passare più tempo a casa ma le ambizioni non l’abbandonano e versa fiumi d’inchiostro, un romanzo dietro l’altro. Incassa poco, sì, ma è indipendente.

Forse tu che leggi sei una casalinga senza l’ambizione di fare carriera fuori casa; forse dirai che l’avvento del fascismo non farebbe alcuna differenza per te. Ma sbaglieresti.

Women and the Revolution (1938) – Traduzione di RecensioniVere

A 29 anni divorzia e c’è la svolta. Con Confessions and Impressions (1930) e Green Figs (1931) conquista la stampa di mezzo mondo e ottiene la meritata popolarità.

Albert Meltzer, nel 1977, scrive: «Ahimè, ha commesso il peccato letterario più grave: i suoi romanzi hanno avuto successo e la critica non può più giudicarla.» (trad. RV).

Mannin famosa ma scomoda?

A testimoniare anche in Italia la fama della scrittrice è un articolo del ’32. Nell’articolo si canzonavano gli inglesi e ben faceva comodo:

La nota scrittrice inglese, la signorina Ethel Mannin, pone in bocca ad una protagonista di uno dei suoi ultimi romanzi queste parole: «Perché l’inglese si dia la pena di andare all’estero è per me un mistero, poiché dovunque vada porta seco l’Inghilterra: mangia lo stesso cibo parla la stessa lingua legge gli stessi giornali veste gli stessi abiti dia egli in Inghilterra sia a Tombuctù. Se gli chiedete perché viaggia, vi risponde parlando del Principio della Cosa, della necessità di tener alto il prestigio dell’Inghilterra. Vi parlerà di Dignità, Morale e Tradizione. È innato nel carattere inglese il proteggere gli stranieri. L’inglese all’estero è incapace di comprendere che lo straniero è nient’altro che lui.

Renato Paresce, La Stampa 4 agosto 1932

Interessante questo porre in bocca come trasposizione del pensiero dell’autrice. Non siamo troppo lontani dagli anni in cui Tolstoj venne censurato contemporaneamente in Russia e Stati Uniti per quanto posto in bocca. E Tolstoj a un certo punto volle precisare che sì, quanto posto in bocca ai suoi personaggi rifletteva proprio le sue idee!

Nelle interviste, Ethel Mannin difendeva, alla Tolstoj (curiosità: in vecchiaia si dichiarò tolstoiana), quanto posto in bocca ai suoi personaggi, mentre gli editori preferivano tutelarsi:

Ma torniamo alla nota Ethel Edith. Molto nota! Eppure, su 111 libri pubblicati, oggi non si ristampa niente. Non stiamo parlando di manuali sovversivi. I suoi libri sono per lo più romanzi e antologie di racconti brevi. Solo una ventina non di finzione. E ci riferiamo comunque a biografie di poeti, un paio di volumi sull’educazione dei ragazzi, libri per bambini, pochissimi saggi filosofici e saggi etico-politici.

L’autrice era tradotta anche in italiano ma sembra che l’interesse per i suoi volumi si sia spento negli anni ’70. Le rarissime eccezioni: 2014, quando è stato pubblicato Tardi ti ho amato, in edicola col Corriere della Sera (‘perché piace a Bergoglio’, mica per altro). Nel 2016 pubblicò lo stesso titolo (fortunatamente con traduzione diversa) anche Castelvecchi Editore. Sempre Castelvecchi nel 2017 diede alla stampa ‘Al tramonto, la tigre‘. Poi di nuovo il nulla.

‘I comunisti tanto acerbamente nostri nemici quanto i fascisti stessi’

Women and the Revolution (1938) – Traduzione di RecensioniVere

Mannin ultrà?

Curiosamente ogni tanto gira la bufala: Ethel Mannin tifosa e presidente dello Shrewsbury Town F.C.! Burla in cui è cascato anche l’editore Castelvecchi, probabilmente reo di aver attinto da Wikipedia.

Per Ethel Mannin, l’Inglese è il peggiore marito del mondo civile, e annoia la moglie con la sua esagerata passione per lo sport.

Corriere della Sera, 30 dicembre 1930

Amici famosi

L’odierno vuoto attorno alla figura di Ethel Edith risulta ancora più inspiegabile se pensiamo alla gente famosa conosciuta… che famosa poi è rimasta! Il secondo marito, Reg Reynolds, collaborava con Gandhi e andava a braccetto con George Orwell. Lei ha avuto rapporti intimi con Bertrand Russell e William Yeats, molto buoni con Llewelyn Powys ed Emma Goldman. I circoli erano gli stessi frequentati da Wells, Huxley, Gollancz e tanta altra bella gente. Non era troppo difficile incrociarsi.

Nel 1931, a Berlino, imboscato tra i compagni, Ethel Mannin incontrerà fuggevolmente un certo Aleister Crowley. E proprio nel 1931 la protagonista del romanzo, Jenny, incontrerà per la prima volta lo Straniero con le corna.

Copertina e struttura

Lucifero e la bambina | Ethel Mannin | Alcatraz 2021 |
13 x 19 x 3 cm | 448 pagine | 365 g | €16 | ISBN: 9788885772304

Il volume restituisce il fascino del vintage tirato a nuovo, con una prima di copertina del tutto in linea con l’edizione della collana francese.

La copertina è satinata, piacevole al tatto. Il volume è un brossura con alette, stampato in Italia da Geca/Rotobook. La rilegatura è ottima, si può stropicciare senza far danni.

Il testo non è per niente fitto, si legge molto bene. In fondo alle pagine c’è spazio sufficiente per poter eventualmente scrivere qualche nota.

Traduzione e curatela

In quel lungo istante venne disegnato il cerchio magico attorno allo stagno, attorno alla foresta, attorno al fugace bagliore di una candela che era la vita di Jenny Flower.

pag. 29

Lucifero e la bambina è stato tradotto da Stefania Renzetti, che collaborava già con Baroni alla Tsunami Edizioni. Renzetti è molto brava a interpretare i testi, rendendoli scorrevoli nella nostra lingua.

Come già scritto nello speciale Oscar Draghi: «Chi traduce deve essere soprattutto un bravo scrittore», e Renzetti lo è in modo evidente. A chi traduce così bene lasceremmo sempre qualche pagina di spazio in postfazione, per leggere dove ha incontrato difficoltà, che metodologia ha seguito, soprattutto cosa le ha trasmesso il testo.

Per quanto riguarda la curatela, ci sono delle piccole sbavature nella bio introduttiva (l’autrice non è mai stata atea) e nella traduzione di alcuni termini. Per esempio nel testo è citato il libro ‘The Book of Magick’, tradotto come ‘Il Libro della Magia’, mentre altri titoli sono lasciati in originale, es: ‘The Magus’ (pag. 298). Oltre alla coerenza, è sbagliato non cogliere in Magick e Magus dei palesi omaggi a Crowley. Magick era evidentissimo, anche perché usato solo tre volte (alle pagine 67, 68 e 95), nessun arcaismo quindi ma un riferimento diretto.

Sicuro nulla di grave. Nulla in grado di rovinare l’esperienza di lettura. Per tutto il libro c’è la fisima del riportare fedelmente il termine Hallowe’en e dunque sottigliezza per sottigliezza…

Ultima curiosità Mannin-Crowley: in Confessions and Impressions (1930) Ethel scrisse di aver chiesto a Gwendolyn Otter (da decenni amica dell’occultista) «la verità su di lui e sulle fosche storie di droghe e messe nere che circolano» (pag. 195).

Lucifero e la bambina

Nell’estate del 1931, in occasione di una gita di catechismo, Jenny scorge per la prima volta una foresta autentica, brulicante di alberi lussureggianti, un netto contrasto rispetto agli esemplari spogli e debilitati nei cortili di cemento della periferia londinese. Circondata da altri bambini che giocano e urlano, è annoiata, proprio come quando è in compagnia degli adulti, delle maestre e degli assistenti. Questo la spinge a inoltrarsi nella foresta fino a smarrirsi.

Le foreste, i boschi, le selve oscure sono presenti da sempre nelle storie create dagli uomini, ancor prima di diventare stereotipi letterari. Tra gli alberi si possono incontrare lupi cattivi, streghe, banditi, cavalieri erranti, demoni, fantasmi, c’è sempre qualcosa che sconvolge e travolge la normalità. «Se non vai nei boschi non succederà mai niente e la tua vita non inizierà mai.», scriveva Clarissa Pinkola Estés (‘Women Who Run with the Wolves’, Ballantine Books 1992, traduzione nostra).

E, stereotipo nello stereotipo, abbiamo la fantasia infantile come meccanismo di fuga. La bambina ribelle che fugge dal mondo grigio di una società rigida, alla ricerca del fantastico e di un proprio percorso di vita, fa evidentemente il palio con altre due bambine curiose e coraggiose: Alice e Dorothy.

Non voleva essere comandata, voleva stare da sola e sentirsi libera.

pag.27

Sarebbe giusto considerare Lucifero e la bambina un racconto per tutte le età. Un libro da leggere con una «sospensione volontaria dell’incredulità».

Non ci sono parti horror, scene hot, dialoghi spinti. I riferimenti alla magia sono pochi, meno di quanti non ne contengano gran parte delle favole mainstream. E sono piuttosto superficiali, misto tra folclore, goezia e infarinatura crowleiana.

Ma a pensarci bene, non erano peggio delle favole con cui riempivano la testa ai bambini.

pag. 245

Qualcuno chiederà: come la mettiamo con Lucifero? È il Bianconiglio che sbuca del cespuglio. Un marinaio che Jenny incontra quel giorno tra gli alberi e che si identifica così, forse solo per fare il misterioso, forse per gioco, chi lo sa? La domanda che il romanzo pone, e che resta volutamente ambigua, è se Lucifero sia davvero una presenza sovrannaturale o se è inscindibile da una proiezione della psiche di Jenny, nata dalla sua disperata solitudine.

La chiama strega e ha in testa delle corna, finte, che toglierà subito. A Jenny piace perché non è come gli altri adulti. Non ha bisogno di fuggire da lui. Anzi inizierà a riporre tutte le speranze e ambizioni proprio in quello Straniero. Ovvero in un maschietto. Lucifero. Il maschietto ribelle per eccellenza!

Ma quando sorrideva l’espressione era gentile, e una curiosa tenerezza si propagava sulle labbra e negli occhi.

pag. 29

E il femminismo?

Il femminismo di Ethel Manning non vede la donna contrapposta all’uomo ma donne e uomini contrapposti al sistema della produzione di massa, un sistema sociale corrotto che sfrutta maschi e femmine allo stesso modo. E questo in Lucifero e la bambina è lapalissiano: non si parla di patriarcato, non ci sono mariti severi (anzi!) e nessuno in particolare obbliga Nellie Flower a fare la squillo per potersi permettere ciò che non avrebbe potuto comprare con lo stipendio da cameriera. Per zia Nell contano solo uomini e vestiti, conta godersi la vita. E a Jenny piace zia Nell.

Le donne scoprirono che anche per loro, il “sesso debole”, la vita era fatta per essere vissuta. Era una scoperta pericolosa … Si trattava di una rivoluzione morale, niente di meno, e quindi distruttiva delle convenzioni tradizionali.

Young in the Twenties (1971) – Traduzione di RecensioniVere

Un romanzo in due parti

La bambina aveva il diavolo in corpo. Era figlia di sua madre… e di suo padre.

pag. 47

Lucifero e la bambina si divide in due parti. Nella prima seguiremo Jenny Flower per un intero anno.

Manning ci informa subito che Jenny chiama mamma e papà quelli che in realtà sarebbero i suoi zii mentre la zia Nell, che a Jenny piace, è la sua vera mamma. L’unico interesse di zia Nell per Jenny pare essere quello di scrutarne il volto per cogliere qualche indizio che la riconduca all’identità del padre.

“Ma i genitori sono quelli che ti crescono!”. Joe Flower non ha mai legato con la figlia/nipote, più propenso a svolgere attività con i figli maschi. Ivy, la moglie, desiderava una femmina ed era felice quando Nellie Flower le affidò Jenny, per sbarazzarsene. Ma la femminuccia, nonostante le tante botte a fini educativi, non cresceva secondo i desiderata di Ivy. Era colpa del sangue cattivo dei Flower? L’essere nata il 31 ottobre? La presunta discendenza dalle sorelle Flower, condannate al rogo tre secoli prima? La manifestazione del suo daimon, per dirla alla Hillman?

Non esiste il bambino cattivo… ci sono solo bambini felici e bambini infelici.

 Common Sense and the Child (1931) – Traduzione di RecensioniVere

Denunciare l’ipocrisia che permea i rapporti personali, fuori e dentro le mura domestiche, è una delle firme dei lavori di Ethel Edith.

I momenti in cui riappare lo Straniero sono quelli più vivaci, d’intrattenimento. Lo Straniero non è un’entità immaginaria vista solo dalla bambina. Egli è un uomo che vedono tutti e che interagisce con altri personaggi del romanzo. La peculiarità è che fa visita a Jenny solo quando c’è uno dei quattro sabbat maggiori (31 ottobre, 2 febbraio, 1 maggio e 1 agosto). Il portatore di luce stimola in Jenny una coscienza critica del mondo che la circonda, rivelandole le ipocrisie e le ingiustizie della società.

La vita della maggior parte delle persone è fondamentalmente sbagliata; sbagliata nel profondo … Sono schiavi della paura, della superstizione e del feticcio.

Confessions and Impressions (1930) – Traduzione di Recensionivere

Altri protagonisti del romanzo sono la signora Beadle («una vecchia megera ripugnante», l’unica amica di Jenny) e Marian Drew, la maestra, «voleva che tutti i bambini avessero un’infanzia bella e felice, come l’aveva avuta lei». Marian per vocazione e senso di sfida proverà a raddrizzare quella bambina considerata una causa persa da tutte le altre colleghe.

I bambini non hanno bisogno di essere persuasi per credere alla magia. Ci credono spontaneamente. Gli adulti, in cui la magia è morta, fanno del loro meglio per convincerli a non crederci. A volte ci riescono, con l’aiuto delle maestre.

pag. 130

Nella prima parte del romanzo conosceremo bene queste figure e vedremo le loro storie intrecciarsi con, sullo sfondo, un focus sociale che richiede una certa collaborazione da parte del lettore. L’autrice non ricorda in ogni pagina che siamo tra i quartieri popolari, affacciati su un porto, con tutto quanto ne consegue in fatto di odori, rumori, sporcizia, degrado. Quando lo fa, rende ancora più marcato il contrasto tra la dura realtà e le fughe immaginative di Jenny.

Seconda parte

Aveva desiderato spesso di avere un costume da bagno, invece di doversi accontentare di infilarsi il vestito nelle mutande.

pag. 249

Nella seconda parte c’è un cambio di passo. Ormai conosciamo tutti e non serve più andare piano. Se la prima parte era durata un anno, 1931-32, ora arriveremo fino ai bombardamenti su Londra del 1940. Ben otto anni. Seguiremo quindi la crescita della bambina che diventa adolescente.

Gli anni e gli eventi sono troppo condensati. Il rischio spoiler sarebbe alto, non possiamo parlarne oltre. Questa parte è perfetta per i gruppi di lettura, perché condensa molti grossi temi, sociali e psicologici, dietro il velo di un percorso goetico.

Conclusioni

Spetta alle donne iniziare a pensare, invece di assecondare tutto ciò che la stampa capitalista dice loro nel suo ruolo di portavoce dei dittatori delle “democrazie”.

War Commentary (1941) – Traduzione di RecensioniVere

Ethel Mannin avvertiva il potere della scrittura ed era convinta di poter fare la differenza scrivendo. Per questo ha scritto tantissimo e ha scritto forse in modo troppo diretto, non per le censure dei suoi tempi — quando celebre lo è stata — ma per quelle dei nostri tempi.

Quello di Mannin non è un caso isolato, né una particolarità del periodo, basti pensare a Jane de la Vaudère (1857-1908): controversa, scandalosa, copiona, contemporaneamente femminista e antifemminista, provocatoria e conformista, molto celebre a suo tempo e poi cancellata nel paese della liberté. Oggi ripescata dal – recentemente scomparso – scrittore e traduttore Brian Stableford.

Jane, la prima donna al volante? :)

Tornando a noi, Lucifero e la bambina non è una lettura d’intrattenimento, né un testo mistico, esoterico o un romanzo di formazione. Nel suo essere profondamente gotico, non è un testo capace di ispirare chissà quali moti rivoluzionari. Probabilmente non è neppure qualcosa di completamente diverso rispetto a qualche altro romanzo dell’autrice. Come abbiamo dimostrato includendo citazioni dai suoi saggi: Lucifero e la bambina è un concentrato del suo pensiero.

Ethel ha fotografato un pezzo di realtà che conosceva bene e ce l’ha presentata in un clima d’indifferenza quasi lovecraftiano e macheniano. Nell’impotenza, nell’immutabilità, nella cupa rassegnazione davanti al destino. Le cose non cambiano e nessun uomo o dio potrà proteggerti.

Le bimbe ribelli famose, Alice e Dorothy, alla fine avevano nostalgia della vita tranquilla. Volevano tornare a casa. Anche la nostra bambina aveva voglia di giungere a quella che sentiva essere casa sua e la casa di Jenny Flower è sempre stata tra le fiamme dell’Inferno.

Ciao, strega!

Di Recensioni Vere

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