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Prezzi schede video: quando lo scalper è il produttore

Quello dei prezzi delle schede video è ormai un problema senza fine. Ogni anno ci viene detto che quello buono sarà il prossimo ma la normalità è lontanissima. Una toppa poteva avrebbero potuta metterla i produttori, attraverso la vendita diretta e con partner ultra selezionati: è successo?

(spoiler: NO)

Ai produttori i prezzi delle schede video vanno bene

Il sospetto che siano proprio i produttori a godere come ricci e a non agire a tutela dei videogiocatori ci era venuto subito. Ne parlammo in un lungo editoriale sulle schede video, qualche tempo fa. Sì, ci sono state alcune timide iniziative di facciata. Nvidia e AMD non potevano certo mollare totalmente il marketing nei confronti dei gamer, pure perché se calasse la domanda scoppierebbe questa interessante bolla.

Oggi Nvidia ci propone come modello base una RTX3060 Ti del 2020 a €439. A volte rispunta pure la 3050, cioè qualcosa che non dovrebbe nemmeno figurare come serie 3000, a soli €320.

E anche lo store ufficiale di MSI Italia non scherza per niente! XD

Riportiamo un po’ di realismo

Dato che i prezzi sono ormai sballati da anni e continueranno a esserlo, qualcuno ha perso di vista la realtà. Abbiamo letto articoli in cui sedicenti esperti sono contenti di poter comprare una fascia media a 500-600 euro, dopo che per mesi era schizzata a 1200€. Come dire: «Per fortuna mi hanno truffato solo per 1000 euro, a mio cugino ne hanno fregato 1700!». Non è propriamente qualcosa di cui essere felici.

Quali dovrebbero essere dei prezzi normali? Sarebbe sufficiente usare come metro quelli che erano i prezzi di lancio delle schede video (da Wikipedia):

Possiamo notare che già questi prezzi erano sulla scia del lancio al rialzo che Nvidia aveva praticato con la serie 2000 dalla seconda metà del 2018. Che però subivano l’ovvio, inevitabile, ribasso immediato nei negozi.

Chi segue l’andamento del mercato da decenni sa bene che la fascia bassa (leggi XX50) è praticamente sempre una entry level mooolto tirata per i capelli, e che il suo prezzo deve aggirarsi intorno a 120/150 euro. Poi ci sono le schede di fascia media (XX60) con oscillazioni tra 200 e 250 euro, a seconda delle versioni. Le XX70 sono considerate fascia medio-alta: 350/450€. Serie XX80, fascia alta, 600/700€. E poi ci sono quelle per gli enthusiast a prezzo random, destinate a pochissimi; oggi rappresentate dalla serie XX90.

Quando parliamo di RTX serie 3000 parliamo di schede a fine ciclo. Per dopo l’estate, quindi pochissimi mesi, è atteso l’annuncio della serie 4000. Quindi i prezzi delle schede video oggi dovrebbero essere più bassi di quelli di lancio e del tutto in linea col mercato del recente passato.

In soldoni: Nvidia dovrebbe vendere la 3060 a 200€. E qualcuno risponderà…

Ma è il mercato a stabilire i prezzi delle schede video!

E lo sappiamo benissimo. È proprio di questo che stiamo parlando! Non c’è nessun occhio di riguardo nei confronti dei consumatori, il fanboysmo è più inutile che mai.

Fuori dalle dichiarazioni di facciata, dalle crisi dei chip, il vecchio mining e gli scalper, a guadagnarci sono i produttori, grazie a quel duopolio che Intel avrebbe dovuto spezzare oltre un anno fa. Invece, oltre a portare più ritardo di un treno, ha scelto di concentrarsi sulla Cina. E parlando di prezzi di schede video e Cina introduciamo il prossimo paragrafo.

Occhio ad Amazon!

Avrete sicuramente già letto di mercati paralleli, garanzie non valide in Italia, etc. Il motivo non è semplicemente limitato a una specie di cartello che prevede prezzi più alti in occidente e più bassi in oriente. In realtà spesso le versioni per il mercato orientale e i mercati emergenti sono leggermente meno prestanti. Nei paesi in cui non ci sono obblighi di garanzia 24 mesi, inoltre, non è peccato usare componenti più economici e meno duratori.

Ciò vi servirà anche a misurare un po’ tutti gli editoriali che usciranno ora proprio sulle Intel Arc cinesi, che saranno al 101% meno performanti di quanto era previsto per il mercato occidentale.

E qui veniamo agli acquisti online e in particolare su Amazon. Sul sito si trovano frequentemente schede video a prezzi in linea con i produttori, a volte anche un pochino inferiori, raramente molto inferiori. Come fanno a esserci stock di serie 1000 e 2000 oltre a tantissime 3000? Tutti scalper da 10 anni? Sì e no. Di frequente quelle schede provengono proprio da stock destinati ad altri mercati e saranno meno performanti. Questo è da mettere in conto quando si vanno a spendere 400 euro su una scheda che ha prestazioni un po’ inferiori a quella che dovrebbe costare 200.

Nel caso specifico di Amazon, per i prodotti venduti e spediti di Amazon c’è la copertura totale di 24 mesi di garanzia: poche preoccupazioni. Diverso il discorso avventurandosi su eBay, altri siti di aste, shop come Alibaba.

Infine non aspettatevi di ricevere sempre il prodotto nella sua confezione. Per quanto nuovi, sono di frequente prodotti OEM, destinati agli assemblatori di altri continenti (o a brand falliti) e venduti in un’anonima scatolina di cartone marrone.

Sviluppatori dissociati?

Una piccola parentesi la meritano gli sviluppatori di videogiochi che, perfettamente consci dei tanti problemi legati ai prezzi delle schede video, non solo hanno continuato ad alzare i requisiti minimi ma continuano a non curare l’ottimizzazione, per cui i requisiti minimi reali sono ben più alti di quelli indicati.

Sembrano ormai immersi in quell’ingranaggio per cui devono semplicemente sfornare un titolo decente, occuparsi per un annetto post-lancio delle DLC e poi passare ad altro. Col publisher che, a sua volta, cerca di massimizzare i guadagni il primo anno e dopo svende il titolo base a Epic, Fanatical o Humble Bundle e conta sulle vendite di season pass poco scontati.

E anche di questo svilimento del mercato avevamo parlato qui.

Rincari energetici

I rincari energetici colpiscono noi, i negozi, i distributori, i produttori, le fabbriche, tutti. Per le nuove schede pensiamo a degli aumenti strutturali, al di là della speculazione odierna. Per evitare nuove bolle sarebbe opportuno che noi consumatori iniziassimo a pensare alla costruzione di sistemi meno energivori. Invece di rincorrere l’inutile overclock, che oltre a ridurre il ciclo vitale ne aumenta i consumi, facciamo un pensierino su un piccolo undervolt. Specialmente in estate, per non avere un termosifone a fianco.

Iniziamo a leggere bene i watt consumati da CPU e GPU. Quando siamo indecisi tra una 3070 e una 3070 Ti, invece di correre dietro a fantasiosi benchmark, chiediamoci se l’impatto sul nostro mondo reale (cioè i titoli che andremo a giocare) è tale da giustificare non solo il centinaio di euro in più ma anche 70 pesantissimi watt in più. Che pesano da subito sulle temperature di tutto il sistema e ogni bimestre sulla bolletta.

Su Watch Dogs: Legion in 4K ci sono 2 FPS di differenza.

Due.

+70W, +100€, 2 FPS.

E allora AMD?!

Il problema dei prezzi delle schede video riguarda Nvidia quanto AMD. L’aggravante che ci sentiamo di muovere ad AMD è che marcia anche sulle CPU.

Il problema (nostro) è che su AMD siamo poco informati, non ci interessa. Dei superstiti in redazione nessuno ha CPU AMD o VGA Radeon. Questo nonostante, per qualche anno, AMD sia stata padrona della fascia media nel rapporto prestazioni/prezzo. AMD oggi gode più di Nvidia, perché non ha bisogno di competere: i protagonisti del mercato sono due, la richiesta è tanta, vendono tutti e due fino all’ultima scheda.

Al tempo stesso però vediamo Nvidia più attenta al post-bolla, come abbiamo scritto in apertura di editoriale, mentre AMD si gode il momento.

Il terzo incomodo serve come il pane, a prescindere se la sua fascia media sarà poco inferiore o poco superiore a quella degli altri. Serve competizione nei prezzi prima che nelle prestazioni. Nvidia lancerà la serie 4000, magari rincarando ulteriormente e sparando 550$ («costi di produzione aumentati!») per una 4070.

E sulla 4070 staranno già lavorando gli sviluppatori di videogiochi come requisito minimo occulto. In un loop infinito che allontana e che potrebbe orientare le nuove generazioni non verso le console bensì verso i giochi mobile. Più Diablo Immortal e meno Diablo II.