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Videogiochi gratis e sottoscrizioni sono un bene o un male?

Premessa doverosa: l’intero articolo tratterà l’argomento videogiochi gratis (principalmente Epic Games) e sottoscrizioni (giochi PC) dal punto di vista di chi li acquista regolarmente, almeno ogni mese. Ovviamente questo punto di vista non può essere compreso né condiviso da chi compra due giochi l’anno, si ammazza di freemium o ricorre ancora alla pirateria.

Microsoft negli ultimi mesi ha ampliato di molto il numero dei titoli compresi nel suo Xbox Game Pass, diventato molto appetibile anche per i PC gamer. Epic Games continua a offrire gratuitamente, ogni settimana, titoli di di assoluto valore. Da dicembre ci saranno poi i nuovi piani Humble Bundle, da 10 giochi al mese.
E non abbiamo citato quelle che saranno le possibile risposte natalizie di Origin Access e Uplay plus, le abituali release di Twitch Prime, oltre a ignorare gli universi delle console.

La carne al fuoco è tantissima, forse troppa.

Dai bundle a Humble Bundle

Spesso leggiamo che “una volta i bundle non c’erano”: è un falso storico. I bundle sono sempre esistiti, per tutte le piattaforme. I bundle c’erano già per Commodore 64 e Amiga… Bundle per genere, per sviluppatore o un bel titolo base + espansioni (espansioni vere, no micro-DLC). La differenza è che non avresti mai comprato 4-5 giochi, tutti insieme, per un solo dollaro. Nemmeno usati.

Ecco, c’erano gli usati.

Potevi comprare un titolo appena uscito e rivenderlo dopo qualche mese per finanziare un nuovo titolo. E le edizioni del day one tendevano a mantenere un certo valore anche dopo che quel titolo era stato rilasciato in un bundle fisico oppure allegato a una rivista. Oggi compri a 60 euro, fai il tester per mesi e quando è finalmente stabile, boom! Finisce in saldo a -30% per poi infine scivolare dentro un bundle come quelli Humble Bundle in meno di un anno. E chi l’ha comprato a 60 euro non recupererà mai mezzo centesimo, perché ha comprato un seriale da inserire online per “noleggiare” a piacimento quel titolo.

DLCs…

Anzi il povero dayone-ista subirà tentativi di spennamento con un numero imprecisato di DLC (per Paradox Interactive l’imprecisato equivale a infinito). Sono iniziati addirittura gli sgambetti per quelli che “io prendo il season pass e amen!” perché potrebbero esserci altri season pass e/o DLC esclusi dal primo pass. Per info citofonare agli sviluppatori di Mortal Kombat o a quelli di Hitman. Il trend odierno è lanciare il titolo a 60 euro e poi iniziare con una certa rapidità a incrementare gli sconti, un saldo dopo l’altro. La teoria è che gli acquirenti disposti ad acquistare il titolo a prezzo pieno sono quelli che lo prendono subito, poi il loro numero scende velocemente fino a diventare totalmente ininfluente nel giro di un paio di mesi. Quindi da lì in poi ogni euro è guadagnato, per un titolo che è virtualmente fermo. Soprattutto è un euro che potrebbe portarne altri, perché se poi il titolo piace… che fai? Non compri le espansioni? E infatti le espansioni raramente subiscono sconti importanti prima di un anno.

meme DLCs

Allora chi li spende 60 euro?

Quelli invogliati dagli influencer e dal turbinio di comunicati stampa! Si creano dei veri e propri casi. Quando esce il titolo del momento se ne deve parlare per forza, altrimenti niente sponsorizzazioni e zero collector edition dei prossimi titoli. E le collector, specialmente quelle per la stampa, possono valere molti soldini su eBay. Poi finisce il periodo in cui il marketing manager esercita pressioni sui media e il titolo sparisce. Il presunto nuovo capolavoro assoluto degli ultimi 50 anni diventa improvvisamente invisibile, rimpiazzato da un altro titolo, diventa vecchio. E qualcuno si trova con 60 euro in meno e 3 follower in più su Instagram, dopo aver lavorato come uno schiavo per rincorrere l’hashtag e partecipare alla grande onda.
Poi c’è anche il discorso del supporto. Quando ci sono di mezzo piccoli studi con sviluppatori talentuosi, è sintomatico cercare di aiutarli finanziando i prossimi titoli. Di sicuro non paghi 60 euro al day one per “supportare” giganti come Microsoft, Ubisoft, Blizzard, etc. Lo fai per la grande onda, per esserne parte attiva o perché l’hai subita e ti è salita la scimmia.

E se non convenisse nemmeno a 10 euro?

È l’attuale dilemma di chi gioca tanto e non ha voglia di sprecare un solo euro. Chi gioca tanto non necessita per forza del gioco nuovo, nemmeno quando scontato, perché ha già un backlog pressapoco decennale. Difficilmente acquista titoli sotto il 75% di sconto, salvo quelli fortemente consigliati da amici fidati. Chi arriva ad avere una libreria di 2000-3000 titoli, lo fa ponderando anche gli acquisti da pochi euro. E non parliamo del fatto che con 10 euro se ne possono comprare di più, non è un discorso quantitativo. Parliamo di un’analisi più profonda. Se ci sono due titoli fortemente scontati, entrambi a 10 euro, e siamo indecisi, la prima cosa che facciamo è vedere quante volte i loro editori hanno distribuito i titoli attraverso i bundle. Ci sono alcuni pubblisher abbonati a Humble Bundle (Darksiders, Kingdom Come e simili), altri sembrano essersi abbonati alle distribuzioni gratuite (Team10 con Epic Games e Twitch Prime). Un acquirente oculato evita di acquistare titoli di questi pubblisher, perché sa che presto potrà averli a cifre notevolmente inferiori se non gratuitamente. C’è da attendere un anno? È un nulla. Che cos’è un solo anno per avere un prodotto davvero finito a prezzo scontatissimo?

Microtransazioni meme

Indie = presto gratis?

Sulla scia di quanto scritto poc’anzi, è facile notare come sempre più spesso sono i titoli indie, compresi quelli di un certo peso (Celeste, Enter the Gungeon), a finire tra i titoli gratuiti su Epic e Twitch Prime. E anche Humble Bundle si sta dando molto da fare con il suo “Trove”. Il titolo indie è quello che chiama il sostegno. Mi piace il titolo, mi piace il genere, mi piace lo stile… e quindi decido di finanziare il team di sviluppo. Poi il team di sviluppo svende il titolo dentro un bundle e ti arrabbi poco poco. Perché i tuoi soldi hanno sostenuto l’avidità e non il lavoro. E così quegli sviluppatori iniziano a registrare rancori mentre altri, come per esempio i Larian Studios, aumentano il loro consenso perché gli sconti sono grauali e continuano a curare i loro titoli invece di buttarli in un bundle tirando su più soldi possibili.

E le sottoscrizioni?

Ce ne occuperemo nella prossima puntata!

(colpa del SEO, come i meme a caso :P)

Epic vs Steam