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Recensione SteelSeries Arctis 7

Erano mesi che cercavamo di mettere le mani sulle SteelSeries Arctis 7 e, con la complicità del Natale, almeno uno di noi è stato accontentato! SteelSeries torna sul nostro banco di prova dopo una lunghissima assenza e non certo per demerito. Le vecchie Siberia hanno quasi 10 anni e sono ancora oggi difficili da rimpiazzare (spendendo poco). Ed è difficile, sempre spendendo poco, trovare un valido headset senza fili per il gaming. Infatti le Arctis 7 costano intorno ai 150 euro (quando in offerta) e la risposta che proveremo a dare nella recensione è se ne vale la pena.

Se siete completamente a digiuno sull’argomento, come al solito vi suggeriamo di dare un’occhiata al sito del produttore per le specifiche tecniche e su Google per le recensioni tecniche. Noi ci limitiamo a dire la nostra dopo averle provate per alcune settimane e centinaia di ore.

Chi è qui perché vuole comprare un headset surround per la propria console, può anche evitare di leggere il resto: il surround non funziona su console. Discorso analogo per chi cerca un audio pulito per ascoltare musica: sono cuffie gaming, non vanno bene. Le cercavi wireless da usare anche con lo smartphone? Niente, bisogna collegarle col filo.

Filo che è corto.

Troppo corto. 1,2m: praticamente impossibili da usare se connesse a un case poggiato a terra. Di contro, è fin troppo lungo per collegarlo al controller o alla tastiera. L’ideale sarebbe stato includere due cavi di lunghezza diversa. Anche perché non parliamo di un cavo dalla qualità eccelsa, non è nemmeno telato. Oltre al cavetto USB, che serve anche per ricaricare, è compreso il quello con jack audio. Ma sono wireless, che ci importa del filo? Per ora nulla. L’autonomia dichiarata è di 24h a 90db. Noi non misuriamo i decibel ma non abbiamo avuto bisogno di ricaricare nemmeno durante i lunghi weekend. La batteria non è intercambiabile e solo il tempo potrà dirci se questa straordinaria autonomia perdurerà nei mesi e negli anni. Niente ricarica rapida, servono oltre 3 ore.

Ma sono comode?

Per quanto la qualità costruttiva sia più da Turtle Beach che da SteelSeries, le Arctis 7 ci hanno piacevolmente sorpreso durante le prime ore di utilizzo. Al posto del solito archetto a sospensione che si adatta da solo quando indossiamo le cuffie, questa volta troviamo una fascetta elastica (come quella degli occhiali da sci) fissata col velcro. Starà a noi regolarla bene, fino a quando il peso delle cuffie diventerà praticamente impercettibile. E funziona davvero, che fatica tornare a un altro modello! La differenza con i normali archetti a sospensione è che questa fascia si avverte. La senti sulla testa, sempre, ma è un sentirla avvolgerti, il peso è distribuito bene.

Altra peculiarità delle SteelSeries Arctis 7 sono i padiglioni (cuscinetti) AirWeave. Morbidissimi, in tessuto (sintetico) traspirante, risultano comodi per ore. Quante ore? Questo può diventare un punto dolente: molto dolente. Per le prime 3-4 ore sono fantastiche. È dopo che arrivano i dolori veri e propri. Le orecchie sono in costante contatto con la scocca di plastica ed è impossibile indossarle per l’intera giornata! SteelSeries, attraverso il proprio sito, vende i classici padiglioni in finta pelle per rimediare al danno. Sono altri 15 euro da aggiungere al prezzo delle cuffie e tanto sudore estivo. Un modo economico per raggirare il problema è quello di procurarsi due straccetti di cotone, avvolgerli ben tesi intorno ai padiglioni e tenerli fermi con un elastico sul retro. Non saranno all’ultima moda ma salveranno le vostre orecchie.

Un altro problemino degli AirWeave è che isolano poco in uscita, ovvero: chi vi è vicino sente l’audio proveniente dalla cuffia. Se portate gli occhiali è ancora peggio. Quindi niente volume a palla di notte.

E l’audio?

Come molti headset con finto surround, anche con le Arctis 7 non ci troviamo di fronte al miracolo. La provenienza dei suoni è imprecisa, niente di drammatico però è fastidioso quando la tensione è alta. Al di là del surround, le cuffie hanno dei limiti hardware e per quanto si provi a smanettare col software, le differenze rispetto ai profili preimpostati sono risibili. Gli alti sono smorzati mentre i medi piuttosto naturali. I bassi oscillano tra l’ovattato e il rimbombante. Per carità, sono migliori degli headset wireless economici, adesso non stiamo parlando di pura spazzatura, ma non si avvicinano a un buon headset cablato da 70 euro.

Il microfono delude poco. La cancellazione dei rumori di fondo funziona bene. Lavatrice, rumori provenienti dalla strada, televisione alta, tutto viene ben isolato e raramente la nostra voce è stata accompagnata da brevi disturbi. Un risultato sbalorditivo. Il prezzo da pagare però è una voce meno naturale, per quanto sempre chiara e forte. Alla loro uscita leggemmo alcune recensioni che parlavano dell’assenza del “popping”. Non è vero. Il microfono va tenuto vicino alla bocca, altrimenti la cancellazione diventa molto meno miracolosa, così le “p” e le “s” sono più che marcate. Fortemente sconsigliate per lo streaming.

Diverso è l’isolamento in entrata perché le Arctis 7 non sono provviste di cancellazione del rumore. Un mobile che viene spostato, una porta che si chiude, chiacchiericcio da ufficio e rumori simili li sentirete in cuffia, salvo rompervi i timpani alzando il volume. Non vanno bene per chi desidera isolarsi dall’ambiente circostante mentre gioca o guarda un film.

Il ricevitore wireless funziona egregiamente e non perde il segnale quando cambiamo stanza. Il compromesso è la qualità dell’audio che si ferma ai 16 bit 48000hz. Per un headset da gaming è una buona qualità, però – ripetiamo – le cuffie per ascoltare la musica sono un’altra cosa.

Controlli e qualità

Prima abbiamo accennato a una qualità costruttiva piuttosto cheap, in controtendenza con quanto avrete già letto su qualsiasi altro sito. Non siamo eccessivamente critici, è che non cambiamo headset ogni mese, quindi sappiamo come alcuni dettagli possano diventare problematici col tempo. È il caso dei controlli del volume, piazzati sotto entrambi i padiglioni, perché sono quelli classici a rotellina. Le rotelline hanno un pessimo difetto: smettono di funzionare bene entro due anni. C’è chi parla di usura, chi di problemi magnetici, il fatto è che sballano. Non abbiamo la sfera di critallo ma l’ansia, quella sì.

Altro punto debole è il rivestimento gommato sull’esterno dei padiglioni. Carino da vedere, e pure al tatto, ma il grip delle cuffie è l’ultimo dei problemi. Un problema reale è invece la polvere, che qui ovviamente si deposita e fa festa. Il gommato, come per mouse e controller, va pulito con l’isopropilico per non danneggiarlo e non sentivamo proprio il bisogno di sprecarlo sulle cuffie.

Fascetta elastica e padiglioni sono smontabili e lavabili, una buona notizia.

Post scriptum

Comunque, tornando al surround virtuale, non lo utilizzerete mai con nessun headset. Il suono non è abbastanza pulito. E qualsiasi cuffia ha il sorround virtuale, basta scaricarsi uno dei tanti software disponibili. Probabilmente il problema dell’imprecisione sarà risolto con qualche update. I limiti hardware li abbiamo testati col jack su PC munito di Sound Blaster, in caso aveste dei dubbi sui settaggi.

Giudizio
Voto
Voto Rapido
71%
Sintesi

SteelSeries Arctis 7 è un discreto headset wireless con qualche pregio e tanti difetti comuni agli altri headset senza fili. Il comfort è ciò che più di ogni altra cosa ci ha fatto amare queste cuffie e rende difficile tornare a utilizzare altri modelli. La fascia elastica coccola e avvolge le nostre testoline, distribuendo ogni singolo grammo. La pressione sulle tempie, in chi porta gli occhiali, è zero. I padiglioni AirWeave sono così comodi che viene da arrabbiarsi quando, dopo qualche ora, proprio la loro eccessiva morbidezza diventa la causa dei dolori alle orecchie. Microfono e autonomia sono al top. La qualità del suono è in linea con i competitor su questa fascia di prezzo, meno in linea sui modelli di 2-3 anni fa, di fascia (molto) alta, che oggi costano la stessa cifra. E questo ci impedisce di consigliare le Arctis. Con 150 euro potete trovare di meglio pescando tra i modelli del 2015/16.

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