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Recensione PanPastel e Sofft Tools: valgono davvero la pena? Come si usano?

I PanPastel sono uno dei materiali professionali per belle arti più costosi e ambiti. Ma cosa sono esattamente? Come si usano? Con quali strumenti? Valgono la spesa? Cercheremo di rispondere a queste domande nella nostra recensione.

Di video tutorial e guide sui PanPastel ce ne sono migliaia, vedremo di evitare di riportare troppe ovvietà, troppi già visto, concentrandoci sull’essenziale e su qualche osservazione oggettiva che ne giustificherà la valutazione finale.

Indice

Come nascono i PanPastel?

I PanPastel furono lanciati nel 2007 dalla statunitense Colorfin LLC, marchio dietro il quale operavano i due fondatori: Ladd Forsline (l’inventore dei PanPastel, in precedenza aveva già ideato le OilBar e i Colour Shaper) e Bernadette Ward (la parte finanziaria e commerciale).

Ladd Forsline e Bernadette Ward, circa un decennio fa (fonte Instagram @panpastel)

Di Ladd è anche l’invenzione dei Sofft Tool, ovvero tutti quegli strumenti (e particolari spugne) studiati appositamente per i PanPastel.

Il formato e la filosofia del prodotto rimasero invariati fino al 2 novembre 2022, quando la storica azienda Golden Artist Colors – fondata nel 1933 e celebre per i suoi acrilici a lenta asciugatura e gli acquerelli QoR – ne annunciò l’acquisizione.

Questa recensione era in cantiere da tempo, in attesa di eventuali modifiche a criticità riscontrate nel prodotto. Tali mutamenti, tuttavia, non si sono verificati: la gamma cromatica è stata ampliata, mentre il resto (leggi: i difetti) è rimasto sostanzialmente invariato.

Cosa sono i PanPastel?

Ladd Forsline voleva portare innovazione nel mondo dei pastelli. In un panorama in cui le uniche varianti erano la morbidezza (morbido o duro) e la finezza (extra fine o fine), l’eccellenza del pastello è rappresentata da un extra fine morbido, con il minimo di legante possibile e per lo più composto da pigmento. Bernadette Ward, visto il background nel settore della cosmesi, avrà contribuito all’idea: un pastello in cialda, simile a un ombretto, che si applica proprio come un ombretto!

Dal profilo Instagram @panpastel si comprende che i pigmenti sono prima schiacciati dentro delle cialde di metallo e poi trasferiti in quelle di plastica con l’uso della magia :)

In pratica, si tratta di cialde di pigmento, contenenti un minimo di agente fissante (necessario affinché il pigmento aderisca alle superfici) e alcuni additivi inerti per garantire la compattezza. Ogni cialda contiene 9 ml di pastello ultra morbido, corrispondenti a un peso tra 9 e 11 grammi (30-33g al lordo del contenitore).

La tabella colori PanPastel, rimasta invariata per molti molti anni!

20 i colori pieni, 20 le tinte, 20 toni, 20 ombre: un totale di 80 cialde, quasi tutte mono pigmento e con elevata resistenza alla luce. Praticamente con due o tre pigmenti c’erano solo alcune ombre e tinte, in totale meno di 20 cialde. All’incirca l’80% dei colori PanPastel by ColorFin erano mono pigmento. Una media altissima.

Per ovvie ragioni abbiamo tenuto fuori i sei metallizzati, un medium incolore, quattro medium perlacei e sei colori perlacei: 17 ulteriori cialde ‘particolari’.

La filosofia di mantenere fermi i 20 colori per tipologia era chiara: offrire un prodotto altamente professionale, in cui la composizione dei pigmenti è trasparente. Se serve una tonalità specifica, l’utente ha la possibilità di realizzarla autonomamente, consapevole che aggiunte non calibrate potrebbero compromettere la resistenza alla luce.

Quest’anno (2025) golden ha ampliato la gamma con l’inserimento di alcuni importanti colori primari, 10 colori pieni, ma anche con tante sfumature per niente resistenti alla luce, rischiando di spingere il prodotto verso un target più ‘casual’, più scrapbooker e meno artistico.

Come possiamo notare insieme, esaminando la tabella dei nuovi colori appena introdotti, quelli con scarsa resistenza alla luce passano da 3 a 11. 8 nuovi colori da scansare, su 53, sono tantissimi e – dato che Golden ha rivisitato tutti i set – si rischia di contaminarli. Dato il costo del prodotto…

Pochi anche i nuovi mono pigmento: appena 7. Solo il 13% dei nuovi.

I PanPastel sono davvero resistenti alla luce?

Per evitare fraintendimenti, la scarsa resistenza alla luce viene segnalata dal numero 3, indicato come “fair”.

Questo valore, in condizioni da museo, equivale a circa dieci anni di resistenza, massimo venticinque. Tuttavia, le abitazioni, gli studi professionali e la maggior parte delle sale espositive non rispondono a tali standard, e persino molti musei potrebbero non essere conformi. Di fatto, un prodotto classificato come “fair”, se esposto in condizioni normali, può subire variazioni di colore in poche settimane.

Ma c’è un problemino: la resistenza dei pastelli alla luce risponde allo standard ASTM D8330, mentre Golden si rifà allo standard delle matite colorate, sostenendo che sia quello valido più vicino. Si torna a quanto detto nel nostro speciale sulle matite colorate: «Alcuni brand riportano solo la bontà del pigmento, non della formulazione, nonostante la formulazione possa influire tantissimo.». Essere ‘vicino a’ non significa niente.

Ciò detto, dato che i PanPastel sono quasi totalmente pigmento, sulle cialde mono pigmento si può verificare direttamente la resistenza di quel singolo. Ed ecco che ritorna l’importanza di avere tanti mono pigmenti. Per esempio il blu oltremare (PB29) è sempre un ASTM 1.

Capire la gamma dei colori

Un altro aspetto fondamentale è il sistema di codifica dei colori: ogni tonalità è identificata da un codice composto da tre cifre, un punto e un’altra cifra (xxx.x).

.1 .2 .5 .6 .7 .8

Questo identificativo aiuta a capire subito di che tipo di colore parliamo. Il colore puro, quello bello pieno, sta nel mezzo ed è segnato con .5. Le ombre, ovvero i colori puri con aggiunta di nero, sono .3 .2 e .1 (.1 è la sfumatura più scura in assoluto). Le tinte, ovvero i colori puri con aggiunta di bianco, sono .6 .7 .8 (la .8 è la tinta vera e propria, .6 e .7 è il colore un po’ schiarito).

Agli inizi è opportuno limitarsi ad acquistare solo toni pieni primari, orientandosi su set limitati o singole cialde .5.

I problemi di PanPastel: imballaggio ed estrema delicatezza

Il packaging ha contribuito molto a rendere iconici i PanPastel. Una plastica rigida, con coperchio trasparente, che si avvita in sicurezza e consente l’impilamento. Tuttavia, questo design non facilita affatto il trasporto e men che meno l’utilizzo.

Nella foto sopra vedete il nostro set da 10 colori. Arriva così. L’imballaggio consiste semplicemente nella pellicola di plastica che li avvolge. 10 colori e due ripiani, più spessi, adibiti a vano spugnette.

Un set da 10 colori è venduto in Italia a un prezzo che oscilla tra i 60 e i 70 euro. Eppure, né ColorFin, in passato, né Golden, attualmente, hanno trovato il modo di includere anche solo qualche centesimo in gommapiuma per ammortizzare il prodotto.

Il risultato:

PanPastel rotto, cosa fare?

Nel 2007, l’anno del lancio di PanPastel, le vendite online erano già abbondanti. E da oltre dieci anni l’online è la via preferenziale d’acquisto, soprattutto per i materiali di belle arti, dato che i negozi sono pochissimi. E dubitiamo – ma assai assai – che i negozi di belle arti pro capite negli USA siano superiori a quelli in Italia. Di conseguenza sono quasi 20 anni che non risolvono il problema packaging. Il risultato è questo:

Online è possibile rendere il prodotto danneggiato, certo, anche ripetutamente. Ma perché perderci tempo? Come scriviamo spesso in questo tipo di recensioni: l’affidabilità è la qualità #1 di un prodotto professionale. Quando non c’è, non è professionale.

Pan Pastel e l’assurdità dietro coperchi e vassoi

Il curioso formato in cui sono venduti i PanPastel, oltre a essere poco protettivo è anche scarsamente funzionale. Se conservato impilato, ogni qual volta vorrete un colore vi troverete a perdere tempo, svitando la sezione sbagliata. E guai se s’incastra, perché diventa molto complicato da svitare. Anche qui: perdita di tempo inutile e segni d’inaffidabilità. Se, leggendo i difetti, vi sono venuti in mente i barattoli impilabili ultra economici è perché sono proprio quelli.

I set impilati inoltre hanno un solo coperchio. Uno. Perché i coperchi si vendono a parte!

Otto coperchietti di plastica: 8$ in USA e tra i 15 e i 20€ in Italia!

L’alternativa sono i vassoi da 10 o 20 posti.

Negli States questo vassoio costa 15$, in Italia 20/25€. Il peggio è che non sono vassoi in plastica rigida ma una plastica flessibile, simile a quella usata per blisterare. Praticamente vendono la plastica d’imballaggio a 20€! Nei video sembrano solidi perché il vassoio è composto da due strati di plastica: uno è la base e l’altro fa da coperchio. Col coperchio si balla, senza si poga.

Queste sono le criticità che Golden avrebbe dovuto risolvere. Il nuovo ‘primary magenta extra dark’ era parecchie posizioni indietro nella classifica delle priorità dei consumatori.

Come si usano i PanPastel?

Uno degli sbagli che si commette con i PanPastel è quello di sovraccaricare le spugne. Il PanPastel serve compatto e liscio perché con esso si dipinge per velature. Strati sottilissimi, creati a tocchetti.

Lo strumento accarezza due-tre volte il colore in cialda e poi accarezza il foglio. Se nella ciotolina inizia ad accumularsi polvere, significa che la spugna è satura, si sta caricando troppo, non ha spazio per raccogliere altro colore.

Con l’uso delle spugne, o anche con pennelli morbidi, si riescono a riempire velocemente grandi aree senza saturare i fogli. E si può fare su qualsiasi foglio! Compresi quelli lisci e sottili!

Provate a creare delle sfumature del genere su cartoncino liscio, o su un foglio di stampante, utilizzando un pastello morbido classico. Sarebbe impossibile senza diluenti, senza contare la polvere ovunque! Con i PanPastel si fa in un lampo, sporcando poco e niente. Per questo sono considerati lo strumento per eccellenza per creare basi e fondali dei lavori con i pastelli secchi.

Pastello duro Cretacolor vs morbido Sennelier vs extra morbido PanPastel

Anche su superfici ruvide e quelle classiche da pastello, la capacità di copertura dei PanPastel non ha eguali. Essendo extra morbido, si deposita subito sul fondo della grana del foglio.

Il colore penetra facilmente ma resta comunque una velatura e per questo è un mezzo pittorico che perdona tantissimo.

Bianco con una sola passata!

Infatti per cancellarlo sarà sufficiente una qualsiasi gomma (quella bianca, classica, va strabene).

Come aggiustare un PanPastel rotto?

Quando il PanPastel è rotto, diventa molto polveroso ed è più difficile stendere strati uniformi. Diventa quasi uno di quei ‘PanPastel fai da te’ che si vedono su Youtube, con pastelli economici tritati e alcol isopropilico. C’è il sovraccarico delle spugne menzionato nel paragrafo precedente.

Qualche anno fa abbiamo pubblicato un breve tutorial, che è l’unico valido in giro per il web nonostante le poche views.

Tutti gli altri tutorial inzuppano la cialda di isopropilico ma in quel modo c’è il rischio di compromettere il fissativo e quindi l’aderenza futura. La classica toppa peggio del buco! Il PanPastel va pressato a secco, non deve sciogliersi niente.

Utilizzi alternativi delle polveri

un ingrandimento a caso *-*

Questo discorso vale per i poveri in canna che non possono buttare 8/10€ per comprare un colore nuovo. Per chi può concederselo, non serve ‘riparare’ la cialda che, anzi, in forma granulare consente di creare più facilmente dei mix di colore abbondanti.

Inoltre ci si può divertire a mischiare quello che in fondo è pigmento, quasi puro, con altri medium e crearsi un acquerello, una tempera, un olio…

PanPastel con diluenti, solventi, medium e fissativi

Anche per fissare i fondi, spesso i tutorial mostrano una bella spazzolata di alcol isopropilico.

Come vedete dai nostri test dal laboratorio bunker, la scelta dell’isopropilico puro è la peggiore possibile. In scala di grigi si nota ancora meglio:

La parte più striata e meno uniforme.

L’isopropilico puro ha una sola funzione con i PanPastel: ripulire le superfici! Per tanti è comodo perché evapora in fretta ma non va bene.

Il miglior modo per fissare il fondo e spalmarlo per bene è l’acqua, meglio se distillata, con l’aggiunta di un po’ di isopropilico (1/5, max 1/4). Se è un fondo per dipinto a olio, si può procedere direttamente con l’olio di lino (puro o mix col solvente, a seconda degli strati che seguiranno).

Ricordate che alcune superfici per pastelli non reggono l’acqua o non reggono certi solventi. Lo strato abrasivo della Pastel Paper di Sennelier, per esempio, si scioglie con l’acqua.

PanPastel medium: colorless blender?

Sebbene i PanPastel siano facilmente miscelabili tra loro e molto coprenti, il blender resta utilissimo. Cos’è il blender? Il blender è la ‘roba’ che di norma è miscelata al pigmento. Sembra bianco… e un po lo è! Non è un medium totalmente incolore, come dice il nome!

Questo blender, a seconda di quanto se ne usa, può svolgere le funzioni di tre medium: bianco per trasparenze (colore+bianco=tinta / colore+bianco per trasparenze=colore trasparente), diluente (inteso come ‘extender’) e blender vero e proprio (per le transizioni di colore).

Quando usato come diluente, il tono cambia perché diventa più trasparente ma copre tanta superficie in più e lo fa in modo uniforme

Il blender è fondamentale per le velature e per dare più lucentezza.

PanPastel e mixed media

Torniamo a ripetere: i PanPastel, usati correttamente, si depositano sul fondo della grana e la parte superiore resta utilizzabile con qualsiasi medium. Penne, pennarelli, matite colorate, si usa tutto.

Qui si sono congiunti PanPastel, matite colorate e inchiostro :)

Un sodalizio molto frequente è anche quello dei PanPastel con l’acquerello. Non c’è nessuna differenza tra l’acquerello asciutto e lo stesso pigmento applicato con PanPastel. Così sono utilissimi per aggiustare qualche ombra venuta male, una particina disomogenea, coprire la macchietta, etc.

I PanPastel sono tossici?

In linea di massima, ColorFin e Golden non hanno usato pigmenti altamente nocivi e tossici. Resta il problema presente con tutte le polveri: respirarle non fa bene. Come non fa bene leccarsi le dita sporche di pigmento. Non sono prodotti destinati ai bambini.

Rispetto ai pastelli secchi morbidi, i PanPastel producono molta meno polvere, aderendo quasi come una pittura. È difficile saturare l’ambiente lavorando su supporti dall’A3 in giù. Per supporti più grandi è meglio indossare una mascherina per polveri sottili.

I granelli che svolazzano qua sono molto più sottili e allegri rispetto alla polvere dei classici pastelli o alle polveri di grafite e carboncino. E si attaccano con tanta tenacia, come accaduto con la lente del nostro microscopio digitale.

Quei puntini neri sono granelli di PanPastel e non si smuovono in alcun modo. Li ritroverete in tutti i prossimi ingrandimenti, a imperitura memoria.

Sofft Tools: cosa sono e servono davvero con i PanPastel?

Per Sofft™ Tools si intendono tutti gli strumenti ideati da ColorFin per sfruttare al meglio i suoi PanPastel. Spugnette, tante spugnette, e poi spatoline, applicatori piccini, applicatori con testine sostituibili.

Perché dargli un nome a parte, dedicargli così tanto spazio, invece di chiamarli tipo ‘spatoline per PanPastel‘? Per mantenerli ‘neutri’ e promuoverne un utilizzo su più larga scala: tutti i medium in polvere o a base d’acqua.

Queste spugne sono particolari e studiate appositamente per raccogliere una gran quantità di pigmento e poi depositarla con facilità, uniformemente. Una spugna normale non lo fa.

Servono tutte le spugne e tutte le spatoline? Dipende dall’uso. Per risparmiare serve tutto e in gran quantità.

Usura Sofft Tools

Le spugne vanno trattate bene, con delicatezza, stressate il meno possibile. Sono delicate.

In teoria sono lavabili ma sconsigliamo di lavare quelle le piccoline. Le grandi invece si possono sciacquare con sapone neutro. Non usate sgrassatori e saponi per i piatti!

Le spatoline servono per lavorare su supporti piccoli e per i dettagli. Se l’uso dei PanPastel è limitato ai fondali/strato iniziale, sono sufficienti le spugne. Queste sono cose che si comprendono solo durante l’utilizzo, man mano che arrivano idee su come usare i nuovi strumenti.

Sappiate che, per un uso costante, servono molte spatoline e moltissime spugne. In linea di massima queste non vanno pulite a fondo, lasciando loro conservare le tonalità. Quelle sul giallo, sul verde, sul rosso, i grigi, più scure, più chiare, etc.

Naturalmente le spugne si consumeranno lentamente su superfici lisce mentre l’usura aumenterà esponenzialmente su superfici abrasive.

Una spatolina con 5 cover costa 5/6€. Il pacco con 40 spugnette cover 12$ in USA, 15€ nei negozi decenti, 25€ su Amazon. C’è un enorme problema col metodo di distribuzione in Italia, è evidente.

Alternative valide alle Sofft™ Tools?

Le spugne Sofft Tools non vanno bene per il trucco né quelle economiche da trucco vanno bene per i PanPastel.

Solo usando male i Sofft Tools non si scorgono le differenze, perché sono enormi. Con le alternative economiche i PanPastel sembrano meno pigmentati, perché quelle spugne raccolgono meno prodotto e lo distribuiscono male.

Come già scritto: le spugne sono particolari, frutto di due anni di ricerche, hanno una struttura molto più porosa e accogliente. Anche al tatto c’è molta differenza, sono più dense.

Non ci può essere paragone tra queste e tutte le cinesate che ci sono su Amazon e Temu. Nemmeno le plastiche sono paragonabili: Le Sofft sono più elastiche, flessibili, e l’impugnatura è migliore.

Dove sono prodotti PanPastel e Sofft Tools?

Le Sofft Tools sono da sempre prodotte in Cina, tutte: Sofft Knives, Sofft Covers, spugne… Ma anche i ‘vassoi’ (e si vede) oltre alle cialde di plastica (e si vede pure lì). Strano, molto strano, che ancora non abbiano fatto copia/incolla della produzione delle spugne e nemmeno stampato dei vassoi decenti alternativi.

I PanPastel come cialda completa era, ai tempi di ColorFin, erroneamente etichettato come ‘Made in USA’, mentre oggi Golden lo etichetta correttamente: ‘Assembled in USA’. Ovvero: plastiche cinesi e pigmenti che possono provenire da mezzo mondo.

PanPastel distribuzione e problema prezzi

Un problema grosso dei PanPastel (ma anche di altri prodotti Golden) sembra essere la distribuzione. I prodotti faticano ad arrivare nei negozi, faticano a giungere persino su Amazon, e i prezzi decollano.

Un pacchettino di Sofft cover non può costare 25 euro! E non può costare 25€ nemmeno un vassoietto di plastica poco più spesso dei contenitori di fragole del supermercato.

Che qualcosa non funzioni se n’è accorta anche Golden che lo scorso anno ha annunciato una partnership con Royal Talens per la distribuzione dei prodotti in Europa. Passando probabilmente dalla padella alla brace. Royal Talens è il marchio olandese dietro Bruynzeel, Ecoline, Sakura, Finetec, Van Gogh, Rembrandt… Marchi distribuiti a singhiozzo da anni, che hanno più o meno le stesse problematiche riscontrate con Golden. Meno sentiti perché sono prodotti europei e in qualche modo circolano.

Lo sappiamo bene perché lo scrivente usa spesso i prodotti a marchio Rembrandt, specialmente gli acrilici. Anni fa risposero «Perhaps you could try out Amsterdam Expert series.» alla richiesta di rifornire meglio di Rembrandt il mercato italiano, o almeno rifornire Amazon. Spoiler: l’Expert series è diversa (sono heavy body) e comunque ha lo stesso problema della serie Rembrandt. Più facile trovarli ad Algeri i singoli tubetti!

Per aggiungere un po’ di carne al fuoco vi proponiamo anche il vecchio intervento di Forsline e Ward, in cui parlano proprio di esportazione e di come sia un errore affidarsi a un solo distributore per tutta l’Europa.

Chiusa parentesi Royal Talens, parliamo meglio dei prezzi. Tutti i prodotti Golden, compresi i PanPastel, sono fabbricati/assemblati negli Stati Uniti e importati da lì. Non riusciamo quindi a essere ottimisti riguardo una normalizzazione dei prezzi, è anzi probabile un ulteriore aumento se non inizieranno a produrre anche in zona UE.

Golden Artist Colors, il customer service

Negli anni ci è capitato diverse volte di richiedere assistenza e info al supporto di Golden: sono veloci, cordiali e capaci di scendere nel tecnico quando necessario. La risposta arriva nel giro di 24 ore.

Se comprate un set di PanPastel e vengono consegnati tutti rotti, non contattate loro ma il venditore per la sostituzione. Se prendete un set da 7 o più e uno è rotto, è probabile che ve lo sostituiscano direttamente e/o si interfaccino per voi col venditore per farvi spedire il pezzo nuovo.

Meritevole di menzione anche la mole di materiale disponibile sul canale Youtube ufficiale (che speriamo non venga abbandonato) e questi tutorial ufficiali.

Conclusioni

I PanPastel presentano gravi problemi fin dalla nascita. Problemi su cui si è sempre chiuso un occhio perché ColorFin era un’azienda piccola e i fondatori sembravano prestare attenzione alle richiesta, eri propenso all’autoconvincimento: ‘Ok, aspettiamo un altro po’, diamo fiducia’.

Dopo 15 anni arriva Golden, e che vuoi fare? Criticare subito? Aspetti un altro po’. 2022-2025: Golden annuncia colori nuovi e lascia tutto com’è. 😑

L’elevata probabilità di ricevere un prodotto danneggiato, l’assenza di un vassoio adeguato per riporre i colori e i prezzi esorbitanti creano la tempesta perfetta per convincere i professionisti a rinunciare a questo prodotto. E non parliamo solo di pittori. PanPastel è usato anche da restauratori e artigiani. Alcuni di loro sono tornati a usare i pigmenti proprio per la somma dei problemi elencati prima.

E quando cambiano abitudini gli ex utilizzatori si va instaurando un cambiamento anche nei potenziali nuovi clienti. Pensate a cosa significa iniziare a utilizzare i PanPastel a livello professionale: l’investimento iniziale è consistente e, con le criticità attuali, il rischio economico non giustifica la scelta. Il giochino sulla resistenza alla luce poi, resta inspiegabile!

È un grande peccato, perché i PanPastel restano uno dei medium più interessanti e divertenti da sperimentare. Un pastello che nessuno è ancora riuscito a imitare, dalla qualità eccellente, capace di performare in maniera impeccabile con ogni strumento e su quasi tutte le superfici.

In estrema sintesi:
prodotto favoloso, pesantemente penalizzato da problemi di distribuzione e packaging.

Classificazione: 4 su 5.
Un po’ di colore sulle tristi illustrazioni in bianco e nero presenti nei libri. Anche su queste pagine sottili i PanPastel aderiscono e resta spazio per i dettagli a matita.

Di Recensioni Vere

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