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Outsiders: La collana della contro-storia dell’arte

La serie Outsiders di Alfredo Accatino offre uno sguardo originale e appassionato sulla storia dell’arte, tracciando un percorso emozionante e profondamente umano che si muove ai margini dei canoni ufficiali. Attraverso tre volumi densi di storie e aneddoti, l’autore ci guida alla scoperta di artisti geniali, disadattati e spesso dimenticati, le cui vite – segnate dal dolore, dalla ribellione e dall’isolamento – hanno lasciato un’impronta silenziosa ma potente nel panorama artistico del Novecento e oltre.

Indice

L’autore

Alfredo Accatino non è un critico né uno storico dell’arte, ma un appassionato e instancabile portavoce della creatività indipendente. Figlio dell’affermato divulgatore, pittore e scultore Enrico Accatino, ha ereditato il fascino per il mondo artistico, integrandolo con una solida formazione umanistica. Si è laureato in Lettere nel 1984 e da oltre trent’anni si occupa di comunicazione e organizzazione di eventi per Filmmaster.

Alfredo Accatino (Fonte: Giunti Editore)

Creatore di eventi, aforista e scrittore, da qualche lustro tenta di suonare la sveglia della creatività. Riassunta a parole nostre: ‘L’Italia è piena di creativi, sono una risorsa enorme ma con le pezze ai pantaloni e senza tutele’.

Il progetto Outsiders

La sensibilità nei confronti dei creativi invisibili deve essere stato l’impulso originario che − nel 2010 − spinse Accatino a dare forma alle sue idee con il blog “Il museo immaginario”, in omaggio a Le Musée Imaginaire di Malraux. La «Controgalleria del ‘900. Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer, molto lontano dai soliti nomi».

Visitando il blog ( e la pagina Facebook) vi farete un’idea del tipo di outsider che seleziona. Molti di loro avrebbero meritato senza dubbio una citazione nei libri e non l’hanno (ancora) trovata. Pensiamo a Gustave-Adolphe Mossa, il francese mezzo italiano totalmente sconosciuto agli italiani, tanto da non avere neppure le solite due righe abbozzate su Wikipedia. E vi farete anche un’idea del suo modo di biografare, come quando scrive della pittrice russa naturalizzata francese Zinaida Serebrjakova.

Giunti Editore vede in Accatino una voce autentica e informale, capace di raccontare l’arte in modo fresco. Inizia così la collaborazione per la rivista Art e Dossier con la rubrica “Il Museo immaginario”. Essa diventa un appuntamento fisso, muta nel progetto “Outsiders” e infine prende forma in un libro, anzi in tre!

Non è tutta outsider art!

Il titolo può trarre in inganno e dar da pensare che possa trattarsi di cataloghi di Art Brut. Non lo è.

Non parliamo nemmeno di una selezione di centinaia di underdog, di pura avanguardia degenerata o di gente che non ha mai venduto un quadro. C’è questo, c’è tanto di questo, e c’è anche altro: è un mix!

Così come non troveremo solo pittori ma anche fotografi, architetti, illustratori… Per Alfredo Accatino può esserci dell’arte nella cartellonistica e persino in un incontro di pugilato.

Storie di artisti geniali che non troverete nei manuali di storia dell’arte” è il sottotitolo posto su tutte le copertine ed è perfetto.

Mancano i soliti 50 nomi super famosi, quelli conosciuti sin dall’asilo. Parliamo comunque di artisti che hanno almeno una pagina su Wikipedia, una quotazione ufficiale e i quadri esposti nei musei.

Formato e qualità editoriale

I tre libri sono muniti di copertina rigida, con pagine da 90g, rilegate a filo, 17×24 cm. Prezzo €29 cad.

Nonostante le copertine dei tre volumi siano state progettate dalla stessa agenzia (zampediverse), c’è stata della superficialità nella realizzazione. L’estetica dei volumi non è uniforme neppure sul dorso.

Sballate persino la posizione del logo e il verso di stampa

Stampati in Italia su carta patinata, l’impaginazione è del tutto simile a quella di un catalogo collettivo: ampio margine laterale – per le didascalie – e qualche innesto grafico. Lo schema per ogni outsider è: un’opera a piena pagina e tre/cinque pagine di curiosità biografiche e riflessioni personali. 

Come sono le scritte? Ben leggibili nel primo e nel terzo volume, nel secondo notiamo invece un testo piccolo e fitto per far restare tutto entro le 240 pagine; probabilmente il limite massimo imposto dall’editore.

Esempio grandezza caratteri Outsiders 2 vs 1
Altro esempio, per chi ha problemi a focalizzare nell’immagine precedente. Sempre Outsiders 2 a sinistra e il primo a destra. Focus sulle ‘i’.

I testi di Outsiders 2 sono scritti alla stessa grandezza delle didascalie. È un altro errore superficiale.

A sinistra la didascalia, in grassetto, a destra il testo principale

E i contenuti?

Per quanto riguarda i contenuti dei volumi, al di là di qualche differenza nell’editing tra un libro e l’altro, si percepisce una forte coerenza interna: è chiaramente un progetto organico, pensato e scritto da un unico autore.

I prescelti di Accatino sono tutti interessanti e non un’accozzaglia di sconosciuti presi a casaccio, tanto per stampare qualcosa. Sono gli artisti che più lo hanno colpito, ha condotto ricerche – talvolta anche fuori dai percorsi più battuti – e ne ha restituito il ritratto in modo accessibile e coinvolgente.

È vero: nelle schede biografiche le fonti non sono sempre citate, e la collana non vanta un comitato scientifico alle spalle. In certi passaggi, poi, sembra esserci stato un laissez‑faire editoriale, con totale libertà espressiva.

Perché insistiamo su questi punti? Perché i libri della collana sono stati spesso erroneamente presentati come dei cataloghi. Chi li sfoglia, e non li legge, pensa siano effettivamente dei cataloghi. Ma basta prendersi cinque minuti, il tempo di leggere un paio di pagine, per notare la differenza sostanziale. Persino le didascalie non sono da catalogo.

In realtà, stiamo leggendo testi divulgativi—illustrati, ritmati, a tratti persino romanzati—che si distaccano dalla freddezza di un mero repertorio.

Come ricordato a inizio recensione, Alfredo Accatino non è un critico istituzionale o uno storico accademico, ma un appassionato che ama svelare i retroscena di chi ha scelto di non adeguarsi. Ciò che offre al lettore sono stimoli, indignazioni autentiche e prospettive inedite, con l’entusiasmo di chi, più che spiegare, vuole trasmettere la propria passione.

NB: sono storie di artisti e non esempi a cui ispirarsi. Accatino non si tira mai indietro nel trattare temi controversi e dolorosi, dimostrando come anche certi delinquenti, reietti per giusta causa, possano produrre opere d’arte straordinarie. In linea con quanto sostenne lo psichiatra e storico dell’arte Hans Prinzhorn.

Funzionano

La voglia di saperne di più, di approfondire, arriva eccome. Altrimenti, non saremmo qui a parlarne. Anche quando ci si imbatte in frasi insolenti (il menzionato laissez‑faire), oppure notiamo un dettaglio storico impreciso, un’etichettatura forzata, ogni capitolo lascia qualcosa al lettore.

Si finisce spesso a cercare altre informazioni, libri dedicati all’artista, vecchie interviste, qualche testimonianza che prolunghi il nostro coinvolgimento.

Non è forse questo che dovrebbero fare i testi divulgativi ben scritti? Stimolare, smuovere, far sorgere domande, generare una reazione culturale.

A che prezzo!

I testi sono accessibili, il prezzo meno: quasi 100€ per tutti e tre i volumi. Li valgono? Nì! La cura editoriale non è all’altezza e neppure l’apparato critico, praticamente assente.

Niente cronologie, niente fonti, commenti fuori luogo e poche coccole. In questo settore, tuttavia, 250 pagine possono costare meno di 20€ come oltre 50€. Specialmente se vengono piazzati come ‘cataloghi’. Per questioni di diritti e perché, come abbiamo visto, il target non sempre è chiaro. E il target fa il prezzo.

E se decideste di cercarli da soli?

Quando si parla a un ampio pubblico, come in questo caso, bisogna anche pensare a chi non ha molta dimestichezza e starà pensando di googlarsi i nomi. Consultare gli indici e lanciarsi all’assalto di centinaia di personaggi, confidando che un approccio così freddo e dispersivo porti a qualcosa… Porta solo a perdere tempo!

Al contrario, lasciarsi guidare da poche biografie selezionate, già pronte, da cui estrarre quei tre/quattro profili da approfondire, è diverso. La ricerca si trasforma in un viaggio personale, dove ogni scoperta nasce da un interesse autentico. Evitando di cadere nelle distrazioni digitali e di soccombere ai mille ostacoli quotidiani che rimandano lo studio vero.

Outsiders (2017)

Mi piace dare vita e dignità alle cose.

Alfredo Accatino

È con queste parole che l’autore apre il primo volume, esaminando con sensibilità e poesia 34 artisti del Novecento che, pur avendo poco o nulla in comune con le star patinate del loro tempo, hanno radicalmente cambiato il volto dell’arte.

Prendete ad esempio Nicolas Kalmakoff, pittore russo esule a Parigi, che dipingeva le sue visioni amare, parodistiche, come in un canto dolente alla propria condizione di eterno straniero.

O Vivian Maier, l’americana che per tutta la vita lavorò come bambinaia ma di nascosto girò il mondo fotografando quartieri urbani e volti di passanti con un’occhio sorprendentemente poetico, i cui negativi sono stati riscoperti solo dopo la sua morte.

August Sander, invece, fu il grande ritrattista della Germania degli anni Venti, convinto che la sua macchina fotografica potesse mappare ogni “tipo” sociale, dai contadini ai banchieri, senza retorica.

Poi c’è Anita Berber, danzatrice e performer di Weimar, che mise in scena il proprio spirito autodistruttivo con movenze estreme e pose scandalose, incarnando il vero spirito bohémien dell’epoca.

Maya Deren, la pioniera del cinema sperimentale americano, che nei suoi corti trasformò la cinepresa in uno strumento di sogno e incubo, influenzando generazioni di registi.

Claude Cahun attraversò il Novecento come poetessa visiva: i suoi autoritratti muti anticipano con sguardo fluido le moderne riflessioni sull’identità di genere. Ha avuto un ammiratore speciale: David Bowie.

Accatino mescola a queste storie anche quella di Dick Ket, che dipinse nature morte dall’atmosfera sospesa mentre lottava contro una grave cardiopatia, e di Pavel Filonov, teorico dell’anti-cubismo, morto di fame durante un assedio nazista.

Un momento particolarmente toccante è il capitolo finale dedicato al padre dell’autore, Enrico Accatino, in cui il ricordo personale si trasforma in un omaggio universale all’arte come espressione dell’amore e della passione che attraversano le generazioni.

Outsiders 2 (2019)

L’arte non esiste, esistono le persone.

Alfredo Accatino

Nella postfazione del primo libro, Accatino aveva annunciato/augurato l’uscita del successivo, dove avrebbe parlato di Sebastiano Carta, un amico del padre. Passano un paio d’anni e Outsiders 2 arriva nelle librerie.

Le vendite del primo volume devono essere andate bene, perché è tutto un plus: più sarcasmo, più pagine, più artisti. Al punto che, come anticipato, è servito l’escamotage del rimpicciolimento del font.

Il lettore è chiamato a imbarcarsi per un un viaggio globale attraverso 49 storie di 50 outsiders provenienti da 25 nazioni su 5 continenti, che coprono un arco temporale che va dagli albori del secolo scorso fino alle rivoluzioni della street art degli anni ’90.

Si parte con Hilma af Klint: la pioniera svedese dell’arte astratta che nascose oltre mille tele, convinta che il mondo non fosse ancora pronto a comprenderle. Di recente le è stata dedicata una mostra al Guggenheim Museum di Bilbao e potete farvi il tour virtuale.

Camille Bombois, l’ex forzuto del circo, ci ricorda che l’arte può nascere per caso: bastò una bomboletta di colore a dare forma al suo talento naïf. Nella Roma di inizio ‘900, Deiva de Angelis visse e morì in povertà, sepolta come una sconosciuta: se oggi la sua tela riaffiora in un museo è solo merito di chi ha voluto strapparla all’oblio. L’artista australiana Rosaleen Norton, nota per le sue opere esoteriche e pagane, che sfidarono le convenzioni sociali e religiose del XX secolo.

Spostandoci in Giappone incontriamo Harue Koga, ex studente di pittura che rinunciò a una carriera borghese per aspettare le riviste occidentali sulle banchine di Tokyo, trasformando il proprio paranoico isolamento in riscossa creativa. Sempre a Oriente, Pan Yuliang trasformò l’orrenda esperienza della prostituzione minorile in una pittura luminosa, diventando una delle voci più forti dell’arte cinese moderna.

Tornando alla creatività italiana: i fratelli Thayaht e RAM, futuristi che inventarono la tuta come gesto d’emancipazione. Il pittore astratto Francesco Lo Savio. Stefano Tamburini, fumettista irriverente e cofondatore di Frigidaire. E poi Arturo Nathan, Vito Timmel, Beppe Domenici, Concetta Scaravaglione, Tomaso Buzzi.

Outsiders 3 (2022)

Quello che avete in mano è il volume più interessante dell’era Outsiders. Lo giuro.

Alfredo Accatino

Nel terzo volume di Outsiders, Accatino ci conduce ancora più in profondità nel territorio delle vite e delle opere che hanno sfidato le convenzioni artistiche, focalizzandosi su una quarantina di nuovi profili, compresi alcuni ancora attivi.

Si parte con Sanyu, uno dei primi artisti cinesi a stabilirsi a Parigi, ha saputo fondere Oriente e Occidente con uno stile minimale ed elegante, raggiungendo fama postuma per le sue opere raffinate e poetiche.

È il volume che ospita Fausto delle Chiaie, romano che abbandonò presto la pittura accademica per darsi all’arte concettuale e crearsi un ‘museo open-air’. Gesto di rottura con la galleria tradizionale.

Con Niko Pirosmani entriamo invece nelle umide osterie della Georgia di fine Ottocento: contadino autodidatta che dipingeva animali e scene di vita popolare con uno stile ingenuo e vivace, vendendo i suoi quadri per poche monete.

Judith Scott è un’altra rivelazione: nata con sindrome di Down e cresciuta in un istituto, trovò soltanto nei filati – avvolgendo fibre, stoffe e oggetti di scarto – il linguaggio per esprimere il suo mondo interiore. Ana Mendieta, esule cubana, fondò il suo lavoro sull’interazione tra corpo e terra, spalmandosi argilla addosso o sagomando sedimenti sul terreno, immagini struggenti di un’identità sospesa tra radici e memoria. Kenjiro Azuma, aspirante kamikaze giapponese, vinse una borsa di studio del governo italiano che lo precipitò alla scuola di Marino Marini.

Accanto a questi nomi noti, Accatino inserisce scoperte inattese: la scultura metallica di un operaio africano scappato in Europa, le tele visionarie di un medico cileno convertito alla pittura dopo un’esaurimento nervoso, le fotografie notturne di un tassista di New York, architetto di angoli nascosti e volti rubati.

Chiuso il terzo e ultimo volume della collana, la sensazione è stata quella di aver fatto un lungo pezzo di strada insieme per poi separarsi freddamente, senza salutarsi neppure con un cenno del capo. Si avverte la mancanza di una postfazione da fine progetto. Quelle paginette in cui si dice: ‘siamo stati bene, abbiamo visto questo e quello, teniamoci in contatto’.

Considerazioni finali

La serie Outsiders si configura come un’opera meritoria che invita a esplorare una storia dell’arte meno convenzionale, ricca di figure affascinanti e spesso dimenticate. L’approccio di Accatino, che intreccia le vicende personali degli artisti con il contesto storico e sociale, offre una prospettiva stimolante e inclusiva su un mondo erroneamente disegnato come elitario.

Se c’è un filo che unisce tutti gli artisti da lui scelti, è il rifiuto radicale del conformismo. I suoi Outsiders non sono i ribelli di cartone di cui è piena ogni epoca. Quelli perfettamente inseriti nei bipolarismi del circuito culturale e mediatico.

Questi Outsiders, al contrario, testimoniano la forza di chi sceglie l’emarginazione pur di restare fedele a sé stesso. Hanno infranto ogni regola e tabù, vedendo le loro vite segnate da contraddizioni, tormenti interiori e perfino dal tentativo di cancellazione storica.

Eppure, quel tentativo di farli sparire non ha mai veramente funzionato. Anche grazie al lavoro di Alfredo Accatino e di chi, colpito da una di queste storie, decide di approfondire, condividere e rimestare oltre il digitale.

Dopo aver letto queste storie, forse qualcuno deciderà di sostituire la solita stampa d’arredamento con un dipinto trovato in un mercatino, scovato in una mostra di paese o riportato alla luce da una soffitta polverosa. Supererà il concetto di arte come mera decorazione, circondandosi di testimonianze di anime anticonformiste, capaci di far vibrare le pareti e scuotere le coscienze.

Di Recensioni Vere

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