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Dracula! edizione Draghi Mondadori

Sapevate che il vampiro per eccellenza aveva lunghi baffi bianchi e non bruciava al sole? No? Allora leggete Dracula! di Bram Stoker, libro della collana Oscar Draghi Mondadori, che offre ai lettori un’opportunità imperdibile per riscoprire un classico della letteratura gotica, arricchito dalla curatela di Franco Pezzini.

Pubblicato nel 1897, questo romanzo epistolare ha segnato la storia della letteratura horror, dando vita al mito del vampiro moderno. Scopri insieme a noi perché continua a incantare e terrorizzare i lettori di tutto il mondo!

Introduzione a Dracula!

Bram Stoker | Oscar Draghi Mondadori (2019) | Short
17,6 x 25 x 4,8 cm | 540 pagine | 1100 g | €26 | ISBN: 9788804708780

Su GoodReads, Dracula ha registrato oltre 1,3 milioni di voti e quasi 50 mila recensioni, per le oltre 11 mila edizioni registrate. Parliamo del solo romanzo di Stoker, perché fare la conta di tutto ciò che ha ispirato, in tutte le sue forme, è praticamente impossibile.

Proviamo a cercare Dracula su Google: restituisce ben 96.700.000 di risultati e big G indicizza solo il 3-4% del web, percentuale che va sempre più a diminuire. Un po’ per censura e molto per rafforzare la posizione dominante: se non ti adegui costantemente ai suoi canoni, sei fuori. Che c’azzecca? Beh, Google è un bel vampirone a tutti gli effetti!

La montagna di materiale ha oscurato il Dracula originale, rimescolato ciò che è vampiro, rivoltato il folk europeo. Persino curiosando tra saggi di storici e testi di ricerche accademiche si ha a che fare con una massa informe di materiale di studio composto da tantissimo copia/incolla, molti errori e una spolverata di Quentin Inventino.

Per tale ragione è importante tornare almeno una volta al testo originale.

Un po’ di prolissità su Bram Stoker

Come spesso accade ai grandi: Stoker in vita non ha goduto di chissà quale successo. Dracula era un romanzo vampiresco uscito in un periodo strapieno di romanzi vampireschi. Il Vampiro (1816) di Polidori, pubblicizzato all’inizio come opera di Byron, dette una bella rinfrescata alla figura, ispirando molti scrittori e generando nuovi vampiretti. Per citarne alcuni: l’Aurelia di Vampirismus (1821, tra le ultime gula), Varney (1845), quello tutto italiano di Mistrali (1869), l’immortale Carmilla (1872). Ce n’erano tanti altri e chissà quanti racconti perduti!

Il tutto veniva scritto, diffuso e letto in una parte d’Europa che ai vampiri non ci credeva più. Una parte che si era fatta l’Illuminismo mentre in Boemia, Slesia, Ungheria e d’intorni bizantini c’era la fobia dei non morti e si organizzavano vere e proprie cacce ai vampiri, tanto da obbligare il Papa a un richiamo all’ordine che possiamo sintetizzare così: «I vampiri non esistono, la medicina moderna spiega tutto» (1743). Il rimando è ad Harker che, giunto in Transilvania, fa un salto nel tempo: dalla modernità agli scongiuri.

Bram Stoker nacque nel 1847 e trascorse l’infanzia ascoltando dalla madre storie horror basate su fatti reali, come l’epidemia di colera e diversi casi di morte prematura, frequenti durante tali epidemie. Si dedicò agli studi, viaggiò, incontrò l’attore Henry Irving e divenne suo inseparabile compagno. Si sposò (non con Irving), viaggiò ancor più estesamente, incontrando personalità come Wilde, Yeats, R. Burton, Conan Doyle e il professor Arminius Vambéry. Fu quest’ultimo*, il 30 aprile 1890, a introdurre Stoker alle superstizioni della Transilvania e alla figura di Vlad l’Impalatore, figlio di Dracul, da cui il nome Dracula.

Stoker deve aver vissuto ciò che molti di noi hanno sperimentato: un crescente fascino per i vampiri e la storia dell’Impalatore, così come per le altre creature del folklore, le strix succhiasangue, gli spettri e altre bellezze.

Studia il nostro Bram. Studia e appunta. Viaggia e interroga. Quello che noi chiamiamo ‘L’ospite di Dracula’ non aveva alcun titolo, erano fogli scritti di getto sotto l’influsso di Carmilla, poi messi da parte.

Stoker legge di tutto e da tutto prende un piccolo pezzetto, però in sette lunghi anni costruisce il SUO vampiro. Inconfondibile. Unico. Il vampiro moderno. Quello che rimpiazzerà il Lord Ruthven di Polidori nell’immaginario collettivo (con l’assist portante del cinema) e renderà immortale anche l’autore.

* Che fu Vambéry a introdurre Stoker lo avrebbe affermato lo stesso Stoker, secondo quanto riportato da alcuni storici, tra cui Leonard Wolf, oltre ai pronipoti di Stoker, tra cui Daniel Farson. Però il curatore di questa edizione, Pezzini, si dissocia da tale lettura a pagina 274: «Nulla dimostra però, come si trova talora affermato, che Vambery abbia fornito a Stoker informazioni sui vampiri o su Vlad Dracula». A beneficio del curatore va detto che Stoker, in 'Personal Reminiscences of Henry Irving' (1906), dedica un capitoletto a Vambéry e sembra averlo beccato giusto due volte. È sensato pensare che egli si sia contenuto per evitare di parlare troppo di sé stesso (e di Vambéry) in un volume sull'amico scomparso.

Copertina

Come al solito, la copertina è figlia del lavoro di squadra Malleus-Scalia. Qualcuno ha avuto l’ardire di definirla vintage, in realtà è molto moderna, quasi da collector’s edition videoludica.

Si discosta dai soliti castelli e da rimandi cinematografici. È originale, non troppo complessa, diretta. Una bella copertina!

Dobbiamo trovare per forza dei difetti? Le coste delle pagine sono nere, le avremmo preferite di un più appropriato rosso barolo.

Struttura del libro

La copertina è agganciata al libro attraverso il solito cartoncino da 100g. Sul cartoncino è riproposto quella sorta di test di Rorschach al sangue visto in copertina.

Come saprà chi ci segue, il libro lo abbiamo preso su Momox, quindi ha almeno quattro viaggi con corriere sul groppone. Si presenta compatto, solido, senza nessuna défaillance. Forse per timore di qualche maledizione transilvana, questa volta lo stampatore Elcograf ha fatto un’ottimo lavoro. Peccato che la rilegatura sia in brossura e non a filo.

Spessore sotto i 5 cm e dimensioni contenute, è il libro perfetto da maneggiare. Anche se è un volume illustrato (b/n), i fogli sono quelli normali, giallini, da 80g.

La qualità di stampa è standard, comunque ben definita e leggibile nei caratteri, perde un po’ nelle illustrazioni.

Il libro si apre con 10 pagine introduttive, in doppia colonna, del curatore. Seguono il breve racconto ‘L’invitato di Dracula’, anticipato da una brevissima prefazione della vedova Stoker. Poi il romanzo vero e proprio, in versione integrale. Queste 400 pagine iniziali completano la prima parte del libro, suddiviso in tre.

Nella seconda parte torna la doppia colonna e il curatore analizza il canone attraverso materiale preparatorio e note dell’autore. Non aspettatevi note lovecraftiane, è tutto trattato in modo molto breve e sintetico. Sempre nella seconda parte trovano spazio le analisi dei personaggi, dei luoghi e delle fonti. Nel romanzo a volte si citano dei piatti e ci sono quattro paginette di ricette per sapere di cosa si parla e preparare un bel paprika hendl (senza aglio però!).

La terza parte è dedicata a una selezione di apocrifi. Di ognuno di essi è riportato un breve stralcio, accompagnato da un cappello introduttivo. Tra questi, non potevano mancare ‘I diari della famiglia Dracula’ di Jeanne Kalogridis, magnificamente tradotti da Gianni Pilo, consigliati da noi e da un certo Robert Bloch. Purtroppo la Newton Compton non li ha ancora valorizzati con un’edizione all’altezza. Tra gli altri citati c’è anche: ‘Il diario del professor Abraham Van Helsing‘, che avevamo visto in un nostro short su Youtube.

Le due appendici chiudono il libro, fornendo una sintetica filmografia e bibliografia.

La curatela

Franco Pezzini lo avevamo già incontrato all’interno della recensione dell’antologia su Bierce e lo ritroveremo nelle prefazioni di alcuni volumi crowleiggianti della collana La biblioteca di Lovecraft di Edizioni Arcoiris.

Ha conseguito una laurea in diritto canonico, discutendo una tesi sull’esorcismo e la magia. È uno studioso e saggista rinomato per le sue ricerche nel campo della letteratura gotica, fantastica e dell’orrore. Le sue conoscenze sul Conte sono state pubblicate in due volumi dalla casa editrice Odoya: ‘Tutto Dracula‘ vol 1 e vol 2 (che non abbiamo letto e non sappiamo dire altro).

Dalla prefazione alle analisi che seguono Dracula!, si percepisce una notevole concisione. I contenuti sono ridotti all’essenziale, con passaggi che normalmente occuperebbero venti pagine sintetizzati in poche frasi. Questo stile può risultare confuso per chi si approccia per la prima volta al contesto di Dracula. L’apparato del curatore agisce come un compendio: se memorizzato, permette di superare un esame, ma senza lasciare una conoscenza duratura. È necessario quindi approfondire ulteriormente. L’impianto saggistico può e deve fungere da guida per navigare tra le numerose fonti, e l’appendice bibliografica è di grande supporto.

La traduzione del romanzo è l’ottima, classica, di Francesco Saba Sardi. Tranne ‘L’invitato di Dracula’ che è tradotto dallo stesso Pezzini.

A fine volume ci sono 7 pagine vuote: un taglio di troppo o una postfazione saltata?

Dracula illustrato? Nì!

Le illustrazioni sono tutte in bianco e nero. Si tratta nella quasi totalità di immagini di repertorio di cui Mondadori possedeva già i diritti. Mappe, acqueforti, foto d’epoca, disegnini vari. Sarebbe stato carino avere materiale di prima mano. Allo stato delle cose, presentarla come edizione illustrata sarebbe una beffa.

In parte ha compensato il curatore, fornendo nove sue illustrazioni originali.

Non sappiamo se siano di prima mano, realizzate per il libro, o se già pubblicate nei suoi libri.

Conclusioni

«Probabilmente i mostri sono sempre stati con noi»

Jan N. Bremmer, storico

Una schiera di esseri, morti e non morti, ha disturbato i sogni dei nostri avi fin dal paleolitico. Il vampiro è forse l’unica creatura a essersi evoluta e quella a cui l’uomo ha sempre messo dei paletti (battutissima) man mano che la vedeva evolversi. Il vampiro dei balcani non era più quello dell’antichità greca e quello post Polidori non è stato più il vampiro degli slavi.

Stoker ha definito ancora di più cos’è vampiro e cosa non lo è. Dracula è il vampiro per eccellenza, il modello, il principe delle tenebre. E Dracula ci piace. Questa è la grossa novità. Non è più il mostro che provoca repulsione, che schifiamo, il male stupido, caotico malvagio. Dracula affascina i personaggi del romanzo e affascina il lettore, che vorrebbe essere liberato dai vincoli mortali e rinascere vampiro.

«Ma fallire qui, non è semplice vita o morte. È che noi diveniamo come lui, che di conseguenza noi siamo creature abiette di notte come lui, esseri senza cuore né coscienza, che fanno preda di corpi e di anime di quelli che più noi amiamo. Per noi per sempre sono le porte di paradiso chiuse.»

Van Helsing, pag 270

Stoker, oltre a dare vita al vampiro fortissimo, furbo e intelligente come un semi-dio, porta la novità dell’uomo che, con l’aiuto della scienza, può battere il semi-dio. Come fa notare AJ Dalton, in ‘The satanic in science fiction and fantasy‘ (2020), nel Dracula di Stoker scienza e tecnologia sono le armi con cui l’umanità può sconfiggere il male.

La scienza non è più vista con diffidenza, come facevano i romantici all’alba del gotico vittoriano. I protagonisti non si affidano alla divina provvidenza ma a uno scienziato: Van Helsing. I personaggi non sono eroi invincibili, hanno paure e debolezze, devono unire le forze. I temi sono ancora attuali: la paura dell’altro e dell’ignoto, la manipolazione mentale, il contagio, la ricerca dell’identità e i limiti della scienza.

Dracula di Stoker resta quindi un romanzo che merita di essere letto in originale, scremato da tutti i topos cinematografici e apocrifi. «I classici sono libri che quanto più si crede di cono­scerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davve­ro si trovano nuovi, inaspettati, inediti», scriveva Calvino.

Lo ‘swipatore compulsivo’ (detto anche ‘lettore moderno’) troverà Dracula un testo troppo lungo. Come per ogni romanzo epistolare, bisogna resistere a un po’ di noia nei primi capitoli per iniziare l’immersione quando le cose diventano chiare e più movimentate. Se avete letto fin qui, potete riuscire a leggere anche il prodotto di Stoker! :)

«Il vampiro continua a vivere, e non può morire per semplice passare di tempo»

Van Helsing, pag 272

Di Recensioni Vere

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