Mondadori riporta in libreria Racconti Fantastici dell’Ottocento, la celebre antologia curata da Italo Calvino e ora riproposta nella collana Oscar Draghi. Il volume raccoglie ventisei racconti fantastici del XIX secolo e torna disponibile in un’edizione unica, maneggevole nonostante l’ampiezza. Questa ristampa restituisce ai lettori un libro importante per chi vuole avvicinarsi al fantastico europeo e americano dell’Ottocento attraverso un percorso ordinato, ragionato e ancora oggi molto leggibile. Più che una semplice raccolta, è un itinerario dentro il soprannaturale moderno, tra visioni, doppi, incubi, ossessioni e improvvise crepe nella realtà quotidiana.
Indice
- Un ritorno atteso in libreria
- L'edizione fisica
- L'antologia nasce da un’idea precisa
- Come sono stati scelti i Racconti Fantastici dell'800?
- Un libro da leggere per intero
- Una ristampa che restituisce un classico
Un ritorno atteso in libreria
C’erano libri che sembravano destinati a restare sempre disponibili, e invece con il tempo diventano più difficili da trovare proprio quando si capisce meglio la loro importanza. Racconti Fantastici dell’Ottocento rientra in questa categoria. La riproposta Mondadori in Oscar Draghi rimette in circolazione un’antologia che, per chi legge narrativa fantastica, conta — più che per i nomi raccolti — per il disegno complessivo che li tiene insieme. Il ritorno in catalogo ha dunque anche un valore editoriale: riporta in primo piano un libro che meritava di non rimanere confinato al ricordo delle edizioni precedenti o alla sola disponibilità digitale.
L’edizione fisica

La nuova edizione si presenta in un unico tomo di circa 560 pagine, restando abbastanza maneggevole nel suo chiletto. Si sfoglia con facilità, non dà l’impressione di un volume eccessivamente ingombrante e si presta bene a una lettura intermittente, costruita per soste e riprese, come è naturale per un’antologia di racconti.
Il libro è stampato in Italia da Elcograf su carta Holmen e la rilegatura è perfetta, al bacio. In passato l’abbiamo criticata per rilegature traballanti, giusto far notare che ultimamente non ne stanno capitando più (almeno allo scrivente). Il testo è leggibile, ben spaziato, con corpo 12, su pagine che non sono di carta velina.
Va ricordato che il progetto nacque originariamente in due volumi tascabili (1983), distinti secondo una precisa scansione interna: Il fantastico visionario e Il fantastico quotidiano.

Le edizioni del 2015 e quella 2026 invece sono su un unico tomo.
Una veste grafica poco centrata
Se il libro, come oggetto, convince per formato e leggibilità, qualche riserva viene dalla sua veste grafica. Il volume non è illustrato e la presenza di piccole clipart stock non contribuisce alla creazione di una identità visiva. Molti dei racconti presenti all’interno dell’antologia hanno stuzzicato le fantasie degli illustratori dell’epoca e non avrebbe rappresentato uno sforzo titanico inserire una decina di quelle illustrazioni.

Assai discutibile è la copertina (altra illustrazione stock), che ricorre a un immaginario generico e sostanzialmente estraneo alla natura dell’antologia. La presenza di una creatura fatata sul punto di essere catturata richiama un mondo favolistico o leggendario che non coincide con il cuore del libro.
Quella di cui scriviamo non è una raccolta di fiabe, ma a un itinerario nel fantastico moderno, spesso inquieto, ambiguo, mentale, perfino filosofico.
Le già menzionate decorazioni interne sembrano muoversi nella stessa direzione neutra e impersonale: elegante forse, ma poco aderente al tono dei testi.

In Italia ci sono migliaia di artisti capaci − decine di migliaia se includiamo i mestieranti − e ognuno di loro ha migliaia di lavori pronti, dentro cartelle straripanti, che nessuno chiederà mai. Per un gruppo come Mondadori non ci sembra difficile costruire un archivio con ciò che vorranno mettere a disposizione e pescare lì anziché sulla fredda Getty, per qualche eurino in più.
Ulteriori riflessioni le spostiamo in una nota in fondo all’articolo, per non ammorbare sul tema quanti sono interessati ai contenuti.
L’antologia nasce da un’idea precisa
Uno degli aspetti più intriganti di questa raccolta è che non è mai stata pensata come un semplice contenitore di racconti celebri. Né ha mai puntato alla completezza. Calvino, ricevuta la consulenza per la miniserie televisiva I giochi del diavolo (1981), ha costruito un percorso capace di attraversare il secolo.
Questo è un punto importante per leggere bene l’antologia oggi. Non bisogna aspettarsi una panoramica totale su tutto il fantastico ottocentesco, né un repertorio neutro. Quello che si incontra qui è un canone proposto, organizzato e difeso, dove ogni scelta risponde a un’idea di fondo.
L’introduzione di Calvino come chiave di lettura
L’introduzione è la chiave che permette di entrare nell’antologia con uno sguardo già orientato. Calvino parte da un punto che resta ancora oggi molto convincente: il racconto fantastico ottocentesco continua a parlarci perché tocca zone profonde dell’esperienza interiore. Il soprannaturale, più che valere come semplice trovata d’effetto, mette in scena l’irruzione di ciò che la coscienza tende a rimuovere, dimenticare o reprimere.
Ha la capacità di dare forma narrativa a paure, desideri, ossessioni e sdoppiamenti. La distanza che ci separa dai lettori ottocenteschi non cancella la forza di questi racconti; cambia soltanto il modo in cui li leggiamo. Forse ci lasciamo sorprendere meno dall’apparizione in sé, ma avvertiamo con maggiore intensità tutto ciò che quell’apparizione porta con sé.
Il fantastico tra realtà e percezione
Uno dei nuclei più efficaci dell’introduzione è l’idea che il fantastico nasca dal conflitto tra il mondo percepito e il mondo pensato. Non si tratta soltanto di vedere un fantasma o assistere a un evento impossibile. Si tratta piuttosto di restare sospesi davanti a qualcosa che incrina il rapporto abituale con la realtà. Un oggetto, un volto, una casa, un’ombra, un doppio: basta poco perché il consueto perda stabilità e lasci intravedere un altro livello.
È in questa oscillazione che Calvino riconosce l’essenza della letteratura fantastica. Il racconto non deve necessariamente imporre una soluzione. Anzi, spesso funziona meglio quando conserva l’ambiguità, quando lascia aperta la possibilità che il soprannaturale sia reale ma anche che possa essere il prodotto di un’allucinazione, di un sogno, di una mente alterata. Il fantastico vive di questa esitazione, e proprio per questo continua a risultare così fertile.
Todorov e la distinzione dal meraviglioso
Nel suo discorso Calvino richiama anche la celebre distinzione di Tzvetan Todorov tra fantastico e meraviglioso. È un passaggio utile, perché chiarisce subito che qui non siamo nel territorio della fiaba. Nel meraviglioso l’inverosimile viene accettato come dato del mondo narrativo; nel fantastico, invece, l’evento impossibile produce dubbio, resistenza, perplessità. In questo senso Calvino cita le Mille e una notte (link recensione), esempio di meraviglioso più che di fantastico in senso stretto, anche se il fantastico l’ha indubbiamente plasmato.
La precisazione si fa poi terminologica: in francese fantastique tende al macabro e al fantasma (basti pensare alla collezione Marabout Fantastique); in italiano «fantastico» si lega più liberamente alla fantasia (si parla di «fantastico ariostesco»).
Racconti Fantastici dell’Ottocento non invita il lettore a entrare in un universo dove tutto è magicamente concesso. Lo invita piuttosto a sostare in una soglia incerta, in un punto in cui la spiegazione razionale non basta più, ma il soprannaturale non si impone mai in modo completamente pacificato.
Dalle origini tedesche alla diffusione europea
L’introduzione segue poi la nascita e la diffusione del racconto fantastico nel corso del secolo. Il punto di partenza è il Romanticismo tedesco, ma Calvino mostra bene come alle sue spalle agisca già la tradizione gotica inglese del secondo Settecento. La Germania fornisce l’impulso teorico e poetico più forte, e su tutti emerge Hoffmann, figura centrale per l’influenza esercitata sulle letterature europee.
Da lì il panorama si allarga. La Francia elabora il fantastico in direzioni che vanno dall’esoterico all’estetizzante; la Russia lo innesta su una linea che la critica ha spesso letto troppo esclusivamente in chiave realistica; l’Inghilterra sviluppa il gusto per il macabro, la ghost story e il perturbante quotidiano; gli Stati Uniti trovano in Hawthorne e Poe (rece antologia) due interpreti capitali. Il pregio dell’introduzione sta nel non trasformare questa ricognizione in un riassunto scolastico: Calvino tiene sempre insieme storia delle forme, esempi narrativi e intuizione critica.
Come sono stati scelti i Racconti Fantastici dell’800?
Calvino espone con chiarezza i limiti che si è imposto nel costruire la raccolta. Un solo testo per autore, racconti completi, una misura relativamente breve, così da dare spazio al maggior numero possibile di presenze significative. Sono criteri molto semplici, ma bastano a dare all’antologia una sua disciplina. Il lettore percepisce che ogni inclusione è frutto di un taglio netto, e che dietro ogni scelta ci sono inevitabilmente anche delle rinunce.
Il fantastico visionario
La prima metà del volume, sotto il segno del fantastico visionario, raccoglie testi in cui l’elemento soprannaturale tende a imporsi con maggiore evidenza figurativa. È il territorio delle apparizioni, delle metamorfosi, delle presenze che deformano il visibile e invadono la scena con forza teatrale. Hoffmann, Gogol’, Gautier, Mérimée, Hawthorne e Le Fanu, pur diversi tra loro, condividono spesso questa intensità dell’immagine.
Qui il fantastico conserva qualcosa di spettacolare, nel senso più alto del termine. È potenza figurativa. La visione si imprime nella memoria del lettore, e i racconti sembrano costruiti per lasciare una scena, un volto, un gesto, un oggetto impossibile che non si dimentica facilmente. È anche il settore in cui si sente più chiaramente il dialogo tra gotico, romanticismo, macabro e simbolo.
Il fantastico quotidiano
Nella seconda metà, dedicata al fantastico quotidiano, il soprannaturale tende invece a interiorizzarsi. Meno apparizione spettacolare, più dubbio, percezione alterata, incrinatura minima, vibrazione psicologica. È il versante in cui Poe, Dickens, Maupassant, Stevenson, Kipling, Wells (rece antologia) ed Henry James mostrano come il fantastico possa insinuarsi nel normale senza bisogno di manifestarsi apertamente.
Questa sezione è forse quella che più facilmente parla alla sensibilità contemporanea. Il perturbante si sposta dentro la vita comune, dentro la coscienza, dentro i margini apparentemente secondari dell’esperienza. Non sempre si vede qualcosa; spesso si intuisce soltanto che qualquadra non cosa.
Un indice che è già un percorso
L’indice dell’antologia è una proposta di lettura. Da Potocki a Wells, passando per Hoffmann, Scott, Balzac, Nerval, Hawthorne, Gogol’, Poe, Andersen, Dickens, Maupassant, Stevenson e James, il libro traccia una linea che mostra trasformazioni, persistenze, spostamenti di tono e di funzione del fantastico.
Il fantastico visionario
J. Potocki – Storia del demoniaco Pacheco
J. von Eichendorff – Sortilegio d’autunno
E.T.A. Hoffmann – L’uomo della sabbia
W. Scott – La novella di Willie il Vagabondo
H. de Balzac – L’elisir di lunga vita
P. Chasles – L’occhio senza palpebra
G. de Nerval – La mano incantata
N. Hawthorne – Il giovane signor Brown
N.V. Gogol’ – Il naso
T. Gautier – La morta innamorata
P. Mérimée – La Venere d’Ille
J.S. Le Fanu – Lo spettro e il conciaossa
Il fantastico quotidiano
E.A. Poe – Il cuore rivelatore
H.C. Andersen – L’ombra
C. Dickens – Il segnalatore
I. Turgenev – Il sogno
N.S. Leskov – Lo scacciadiavolo
A. Villiers de l’Isle-Adam – Più vero del vero
G. de Maupassant – La notte
Vernon Lee – Amour Dure
A. Bierce – Chickamauga
J. Lorrain – I buchi della maschera
R.L. Stevenson – Il diavolo nella bottiglia
H. James – Gli amici degli amici
R. Kipling – I costruttori di ponti
H.G. Wells – Il paese dei ciechi
E gli autori italiani?
La selezione ha comportato un’esclusione netta della tradizione italiana ottocentesca: Calvino la giudica troppo marginale per inserirla senza forzature, pur riconoscendo a raccolte come quelle di Boito e ai racconti neri scapigliati un certo interesse sul piano del gusto.
Ed è un peccato perché questa antologia veniva e viene stampata anche all’estero, dove hanno letto e leggeranno che: «The fantastic is minor element in nineteenth-century Italian literature».
Un libro da leggere per intero
Molte antologie finiscono per essere consultate più che lette. Questa è stata studiata per essere letta. Il libro funziona quando lo si considera come insieme. Il passaggio da una tradizione all’altra, da una forma all’altra, da una figura dell’invisibile all’altra, costruisce un’esperienza di lettura che va oltre il valore dei singoli testi.
È forse questo il merito più evidente di Racconti Fantastici dell’Ottocento: non limitarsi a raccogliere racconti notevoli, ma mostrare come questi racconti dialoghino tra loro e come il fantastico, nell’arco di un secolo, si sposti progressivamente dal visibile all’interiore, dalla scena all’ossessione, dalla visione alla coscienza.
Una ristampa che restituisce un classico
La ripubblicazione in Oscar Draghi restituisce dunque un libro importante sia per chi già frequenta il fantastico sia per chi vuole entrarci da una porta ampia ma non dispersiva. L’antologia conserva tutta la sua forza come mappa di lettura, come invito all’esplorazione e come strumento per riconoscere la varietà del fantastico ottocentesco senza ridurlo a un solo tono.
I racconti compresi in questa antologia sono ormai molto diffusi (anche perché persino le traduzioni ormai sono senza diritti) e proposti in altre antologie. Magari in quelle lette poco e niente. Torniamo così al discorso dell’antologia ragionata, fatta per essere letta, vs antologia raffazzonata, corpo 8, fitta, da consultazione saltuaria.

L’amaro in bocca
Restano più di una perplessità sulla confezione grafica, troppo generica rispetto alla precisione del progetto letterario. Si ha l’impressione sempre più forte che la stagione dei Draghi sia ormai al capolinea, o quantomeno entrata in una fase di stanchezza visibile da tempo e ne avevamo già parlato nello speciale dedicato agli Oscar Draghi.

La fretta, la distrazione, l’imprevisto: tutto può capitare. Il problema è quando la superficialità smette di sembrare episodica e comincia a imporsi per ripetizione. Volume dopo volume. E quando si chiedono 28 euro, avvertire quella stessa superficialità anche solo nella confezione finisce per pesare parecchio. Sono tanti soldini per il mondo reale: quel mondo un po’ fantastique, per niente merveilleux.
Racconti Fantastici dell’800 e incongruenze digitali: l’ebook
L’impressione che si stampi un po’ a casaccio e che altrettanto a casaccio si decidano i prezzi è rafforzata in questo caso dalla versione digitale.

Come si è passati da €7.99 a €14.99 quando il testo è sempre lo stesso? E no, non c’entrano gli anni passati. Non c’entrano nemmeno i diritti. Un prezzo quasi raddoppiato per l’aggiunta di sei (6) clipart stock, per giunta fuori contesto? Magari è stata chiesta una reimpaginazione, del tutto superflua, che comunque va pagata. Anche qui notiamo un problema di indirizzo.
Pre-conclusioni
La questione economica è solo uno dei punti che spinge i lettori verso il mondo dell’usato. Tant’è che succede sempre più spesso anche a noi – voci indipendenti e non – che li recensiamo, noi che sui libri non abbiamo mai avuto il braccino corto.

A essersi incrinato è il rapporto con i lettori tutti e serve tornare a mettere impegno nelle pubblicazioni. La bolla social, i cuoricini, i “che meraviglia!” di chi prova a chiedere copie da rivendere (bravi ♥) non fanno altro che peggiorare la situazione.
Comunque, se vi state chiedendo quale edizione prendere usata: questa. Le prime edizioni sono un rischio, specie su Vinted. La penultima edizione non si trova e non sappiamo quanto fosse leggibile. Questa ha il font leggibile e profuma di pulito.
Conclusioni
Per fortuna il cuore del volume non è nella copertina ma nel lavoro fatto da Italo Calvino e dai traduttori. Un cuore che continua a battere con notevole chiarezza, anche grazie alla cura dell’impaginazione.
Racconti Fantastici dell’Ottocento torna così a occupare il posto che gli spetta: quello di un libro da percorrere come un vero itinerario nel lato inquieto della letteratura del XIX secolo.
L’introduzione di Calvino può essere ascoltata attraverso l’anteprima dell’audiolibro.

Precisazione a margine: quando una copertina si discosta molto dal contenuto, bisogna tentare di capire dove si colloca la responsabilità.
Quando ci si affida a un gruppo creativo con una forte identità artistica (es. Malleus), l'errore dipende completamente dal loro immaginario.
Quando si incarica uno studio tipografico o un’agenzia che lavora soprattutto su impaginazione, layout e resa grafica, allora il margine d’autonomia è minore: in quel caso il risultato riflette soprattutto la qualità — o la superficialità — delle indicazioni ricevute dall'editore.
Per questo, più che un problema di esecuzione, qui sembra esserci stato un problema di indirizzo.
Come prodotto editoriale, infatti, il libro funziona. L’accostamento blu e oro gli dà subito un’aria da edizione autorevole, da volume da collezione; il layout centrale rende leggibile il titolo e l’effetto complessivo è quello di un’antologia da biblioteca, ordinata, presentabile, persino instagrammabile.
Era importante precisarlo, per non mancare di rispetto al lavoro di chi ha curato la veste grafica e l'ha fatto, ripetiamo, molto bene.
Il problema non è che la copertina sia fatta male: è che sembra pensata per un altro libro.
