Recensioni Vere

Wolcen: Lords of Mayhem – una non recensione

Quella di Wolcen: Lords of Mayhem non sarà una recensione perché non aggiungerebbe nulla alle altre già scritte. Vuole invece essere una riflessione amichevole. Un testo scritto di getto con alcune considerazioni su questo progetto Umbra e sul perché è naufragato. È davvero scritto di getto, senza bozze: perdonate gli errori ;)

Ecco Umbra, di SolarFall Games

La SolarFall Games è una piccola, minuscola, software house francese composta da 3 persone. Nel 2011 annunciano di star lavorando a un Diablo-like open world basato sul CryEngine 3. Passano 4 anni, al progetto si sono aggiunti un paio di elementi (solo part-time), c’è un prototipo e viene lanciata la campagna su Kickstarter. Gli obiettivi sembrano sin da subito irrealizzabili e il progetto troppo grosso, per questo non c’è poi tanto entusiasmo. Mediaticamente però la notizia rimbalza parecchio, tanto da ingraziarsi 11.141 sostenitori, raccogliendo 406.979$. Quasi il doppio rispetto a quanto richiesto. Un ottimo bottino per un team di 3 persone che vogliono produrre un giochino indie ma pochissimo per quel progetto ambizioso che avrebbe richiesto una fusione tra CD Projekt, Rockstar Games e Jeff Bezos.

Fondi su fondi per Wolcen

Che quei fondi non sarebbero stati sufficienti era, come detto, intuibilissimo. Per questo continuarono la raccolta di soldini attraverso il loro sito web e prepararono lo sbarco su Steam passando per il vecchio Greenlight. Gioco e casa si sviluppo cambiano nome: SolarFall Games diventa Wolcen Studio e Umbra diventa Wolcen: Lords of Mayhem. Il 24 marzo 2016 Wolcen diventa disponibile su Steam in early access. I ridimensionamenti continuano ma c’è una certa fibrillazione per questo promettente clone di Diablo. Il titolo vende e i fondi aumentano. Ad aumentare gradualmente è anche il prezzo, passato dai 14,99€ iniziali ai 29,99€ dello scorso anno e infine i 34,99€ di adesso.

Va storto più di qualcosa

Il piano sembra essere la fotocopia di quelli già riusciti ad altri titoli che hanno fatto incetta di fondi, trovato un grosso publisher e mollato la patata bollente a loro. Come dimenticare Kingdom Come Deliverance? L’esempio perfetto. I Wolcen Studio però non hanno la stessa fortuna, non trovano il publisher forte che porti ulteriori fondi prima e ottimi voti ingiustificati poi. Dopo 9 anni capiscono che è giunto il tempo di andare oltre, dedicarsi ad altro, e l’early access finisce, il gioco è pieno zeppo di bug, troppi anche per una versione beta, ed è talmente messo male che gran parte delle testate preferiscono ignorarlo completamente. Non vale il tempo di scriverne una recensione negativa. Su Steam, a parte le solite recensioni di parte che arrivano da curatori e streamers per “sdebitarsi” delle chiavi ricevute, si trovano un’ulteriore shitstorm. Sono negativi persino quelli positivi, basta leggerli.

Wolcen Studio: zero scuse

Oggi gli sviluppatori promettono di impegnarsi al massimo per patchare ma, ehi! Non c’era nessun pubblisher a mettergli fretta per uscire dall’early access e ci lavorano, come detto prima, da quasi un decennio. Cosa gli ha impedito di continuare a patchare restando in EA? Quando hanno visto che nessuno avrebbe investito su di loro, perché non hanno fatto un ridimensionamento più realistico, invece di raddoppiare il prezzo? Nessuno si sarebbe lamentato col prezzo originale se fossero riusciti a sfornare un gioiellino low budget come Ember. Perché sì, esistono i giochi low budget fatti bene. Non è una scusa per sfornare porcherie l’essere piccoli studi.

E non vissero felici e contenti

Quella di Wolcen è l’ennesima storia triste che porterà in tanti a non voler più sostenere titoli via crowdfunding e ad evitare come la peste gli EA. Che poi chi ha giocato tanto l’EA e meno di due ore la versione “definitiva”, ha potuto richiedere il rimborso. Quelli rimasti fregati sono i sostenitori della prima ora, quelli che hanno donato su kickstarter e sito web.

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