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Saeco Nina Plus Bar
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Quella che state per leggere è senza ombra di dubbio la recensione che ci è costata di più in termini di tempo, sforzo gastrico e pazienza. In molti ci avete chiesto di recensire qualche macchina del caffè e, visto che in redazione c’era chi doveva cambiarla, è stato convinto a prenderne una un po’ fuori dal suo budget. A fronte dei suoi 140€ di listino, in giro, sia nelle grandi catene che sul web, la Saeco Nina Plus Bar è spesso in offerta a cifre inferiori e quindi più appetibili. Per questa ragione e per l’affidabilità che dava un tempo la Saeco, la scelta è ricaduta su questo modello. Così a settembre 2010 diamo inizio al calvario.

Che la Nina sia ben disegnata potete riscontrarlo coi vostri occhi e dal vivo, inserita  a pennello in un angolo della cucina rende ancora meglio. Il “tappo” che vedete sopra serve a regolare l’erogazione del vapore, dietro c’è un ampio serbatoio dell’acqua, facilmente rimovibile anche se costringe a spostare la macchina ogni volta. Quindi l’angolo va tenuto sgombro per evitare di dover spostare ogni volta gli oggetti. Altro consiglio è di sistemarla in modo da poter vedere almeno una parte del serbatoio, evitando così di interrompere il caffè o il cappuccino a metà perché l’acqua è finita.

La scocca è la solita di tutte le macchine da caffè, resistente e facile da pulire con un panno umido, non utilizzate detersivi o a lungo andare si scolorirà. Questo lo abbiamo scoperto attraverso il ripiano poggiatazze, il cui interno ha già iniziato a perdere colore per via dell’uso del detersivo per piatti. Il poggiatazze non è attivo (cioè non scalda le tazzine, che potete invece scaldare sulla macchina) ed è possibile sistemarlo un po’ più in alto per centrare le tazzine. Sul lato destro della scocca, in alto, è presente il pulsante d’accensione.

Il riquadro frontale, oltre a fare scena, ha una buona reattività al tocco e dà la sensazione di utilizzare finalmente un prodotto nuovo a tutti gli effetti, qualcosa da anni 2000. Attraverso i quattro tasti si può scegliere se servire una sola tazza, due tazze, erogare vapore o acqua calda.

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Il portafiltro, per quanto ci abbia dato un feedback positivo sulla sua robustezza, è apparso subito un po’ troppo largo, solitamente sintomo di caffè acquoso. Al suo interno è possibile inserire il filtro per il caffè normale o quello per le cialde. In dotazione c’è anche un cucchiaio dosatore, quello che solitamente serve a inserire la quantità perfetta per una tazzina e che qui invece va preso per quello che è: un cucchiaio di plastica che non perde macinato in giro.

Oltre al pannarello, è presente anche il cappuccinatore, che è quell’affare a palla con cannuccia.

Terminate le presentazioni, passiamo alle questioni vere: il caffè è buono? E il cappuccino?

Con queste domande inizia il citato calvario. Nei primi utilizzi, a volte si blocca, non prende l’acqua, o non sputa fuori il vapore. Come fosse un ciclo di rodaggio, pian piano questi sintomi – per fortuna – spariscono.

CAFFE’

Acquoso o troppo stretto. Le vie di mezzo esistono ma sono rare, una ogni dieci tazze circa. Abbiamo provato 5 diverse marche di caffè, tra le più diffuse al supermercato, ma non c’è stato niente da fare. Prendendola un po’ come una sfida, abbiamo spiegato la situazione al gestore di una torrefazione che ci ha gentilmente preparato dei campioni di caffè con macinatura differente: NULLA. L’unica marca di supermercato che offre risultati decenti è il caffè Motta. Meglio di un distributore e anche meglio della moka (per chi non la sopporta), ma lontanissimo dal caffè del bar. Non chiedevamo la cremina densa (promessa) ma almeno un caffè che non sembri fatto con la polvere solubile…

Se invece vi piace molto ristretto, il problema diventa di minore portata, anche se c’è tanto spreco di caffè (dovete riempire il filtro fino all’orlo per una tazzina).

La pura verità è che il liquido scende troppo in fretta (oltre a restare nel filtro) e questo significa sempre, al di là dei gusti, che il caffè prodotto non è buono.

CIALDE

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Anche qui abbiamo fatto shopping.  L’unica marca “compatibile” in grado di offrire un caffè decente è la Kimbo.

 

CAPPUCCINO

Il cappuccinatore (accessorio che monta il latte) rende l’avventura troppo faticosa per il prodotto che offre. Bisogna prima inserirlo, smontando il pannarello, poi deve preparare il vapore (1 minuto), a questo punto dovete aprire l’erogatore per qualche secondo finché non uscirà solo vapore (altrimenti s’annacqua) e infine inserire il tubicino nel contenitore del latte e la tazza sotto l’erogatore. La cremina che viene fuori non è nulla d’eccezionale ma – dopo esservi impratichiti – può fare scena dentro un bicchiere.

Il pannarello è l’unico attrezzo che funziona a dovere. All’inizio non otterrete grandi risultati, vi verrà acquoso o con una schiuma che sparisce in pochi secondi. Il trucco sta nel trovare la giusta confidenza con la manipola che regola l’erogazione e capire quando bisogna bloccarla per poi riavviarla e continuare. Dopo qualche decina di tazze dovreste essere in grado di preparare un buon cappuccino (col caffè preparato altrove) e ritrovare il sorriso guardando la ninetta.

 


CONSIDERAZIONI FINALI

Spendere dai 100 ai 140€ per una macchina che porta in dote il solo pannarello è esagerato. Ormai quello va bene anche su molte macchine economiche e se uno si spinge più in là lo fa per avere un caffè migliore. Cosa che questa macchina non offre.

Di fronte al completo disastro sopra descritto e dopo averle provate tutte, contattiamo la Saeco (che per chi non lo sapesse oggi è della Philips) come normalissimi clienti insoddisfatti. Nessuna risposta.

Dopo qualche altra settimana inviamo ufficialmente un fax alla Saeco spiegando i problemi riscontrati. Anche qui nessuna risposta.

 

 

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